#TBT: 11 MAGGIO 2001, INTER-MILAN 0-6

Ci hanno pensato Cesarone, Serginho e Gianni Comandini, che ricorda: “Ancora oggi mi fermano per strada per quella partita…”

Buttava male per il Milan. La settimana prima i rossoneri avevano perso a Perugia, mentre i nerazzurri avevano battuto l’Atalanta. Però per la corsa al quarto posto utile per la Champions League, era più avanti in graduatoria il Milan rispetto all’Inter. Prestigio della stracittadina, desiderio di far bene da parte di Cesarone Maldini, classifica nella zona europea: tutto questo era la posta in palio dell’11 maggio 2001.

PER LA STORIA MILANISTA È IL VERO DERBY DEL CUORE
Nel derby non c’è cuore, c’è solo il desiderio contorto, subdolo e disperato di far male sportivamente all’avversario. Vale per tutti, per i milanisti e per gli interisti e per i tifosi di tutte le altre città che si segnano le due date sul calendario e sull’agenda ogni anno, a fine luglio, quando vengono resi pubblici i calendari della stagione calcistica. Di derby ce ne sono stati tanti, belli e bellissimi per il Milan, altrettanto per l’Inter, altri lottati ed equilibrati come l’ultimo finito in parità. Ma per un tifoso rossonero, che ha eliminato 2 volte l’Inter dalla Champions League, che ha battuto l’Inter sia in Finale di Coppa Italia che in Finale di Supercoppa di Lega, i veri derby della vita, quelli che fanno davvero battere il cuore sono due: quello del gol di Hateley e quello dello 0-6. Ma se proprio bisogna scegliere, ebbene sì, vince lui, di stretta incollatura, l’11 maggio 2001. I veri motivi per cui una serata di ordinaria amministrazione di fine stagione sia diventata una serata storica, non li scopriremo mai. “Una partita strana, sembrava che a noi avessero tagliato le gambe e che loro avessero un polmone in più”, avrebbe detto anni dopo il portiere interista Sebastien Frey.

CESARE MALDINI: GLI SPIACEVA SOLO PER TARDELLI
Cesare il patriarca e Marco l’allenatore emergente avevano fatto grandi cose nell’82 ai Mondiali di Spagna, lui vice di Bearzot e l’altro mattatore in campo. Ma soprattutto, in Nazionale Under 21, l’uno Ct e l’altro suo vice si erano voluti bene e avevano vinto il Campionato europeo di categoria dieci anni dopo, nel 1992. Ritrovarsi allenatori avversari in un derby era abbastanza crudele per entrambi. Cesarone quella sera era contento, ma gli spiaceva per Marco. Proprio Tardelli, due mesi prima, subito dopo l’esonero di Zaccheroni, era stato il primo a chiamare Maldini dopo la sua promozione ad allenatore del Milan in compagnia di Mauro Tassotti. Esultanza signorile, contenuta, quella di Cesare dopo ogni gol. Le reti di ComandiniComandiniGiuntiShevaSheva e Serginho erano state per lo storico personaggio rossonero una sorta di rivincita che con Tardelli non aveva nulla a che vedere. Cesarone c’era rimasto male, 27 anni prima. Lui era un giovane 42enne allenatore del Milan e perdere 1-5 in casa, a San Siro, il 24 marzo 1974, contro l’Inter di Mazzola e Boninsegna gli era bruciato non poco. Non pensava però Cesarone di potersi prendere una rivincita così clamorosa, addirittura con gli interessi.

GIANNI COMANDINI: “ANCORA OGGI MI FERMANO PER STRADA”
Nella storia del Milan, era rimasto Paolo Rossi. Ex-vicentino e due soli gol in maglia rossonera, proprio nel derby, il 1° novembre 1985 contro Walter Zenga in porta e contro Mario Corso in panchina. La stessa cosa è accaduta quella sera a Gianni Comandini, a sua volta ex giocatore del Vicenza. Il giovane attaccante aveva segnato nei preliminari di Champions League ad agosto contro la Dinamo Zagabria e poi era diventato un mistero. Qualche infortunio, tanta panchina. L’ultima partita da titolare, Comandini l’aveva disputata a febbraio. Al suo arrivo a Milanello, un mese dopo, Cesarone aveva preso a cuore quel ragazzo serio, taciturno, che parlava pochissimo. Gli fa giocare due scampoli di gara e poi il derby. Il racconto di Comandini:

“Ho saputo la sera prima che avrei giocato, forse il Mister non voleva agitarmi. Quei due gol in quel derby li ricordo benissimo, contro l’Inter, ci sono tifosi che ancora oggi mi riconoscono e mi fermano per strada per parlare di quella partita. Sono stato al Milan un anno, un anno particolare, ma posso tranquillamente dire che quella rossonera per me è stata un’esperienza davvero indimenticabile”.

SERGINHO: “HO DETTO A PAOLO DI PARLARE CON SUO PAPÀ
Il colibrì brasiliano è rimasto in campo per tutti i 90 minuti quella sera, mentre Sheva aveva dovuto lasciare posto a Leonardo a 8 minuti dalla fine. Andriy voleva rimanere in campo per la classifica dei cannonieri, ma con la sua bonomia, dalla panchina, Cesarone lo aveva convinto: “Dai, dai…”
Sergio era finito un po’ nell’oblio negli ultimi mesi della gestione tecnica di Alberto Zaccheroni. Il grande Cesare invece, con la sua umanità, era affascinato dall’aria tutta particolare di Serginho:

“Prima della partita Cesarone mi aveva detto di pensare solo ad attaccare – ci racconta oggi lo stesso Sergio – ti voglio vedere solo nella metà campo avversaria, mi aveva detto. Poi, nel corso della partita, Paolo Maldini che era terzino sinistro dietro di me mi diceva di tornare indietro a coprire. Allora gli ho detto, devi parlare con tuo papà, lui a me ha detto di non farmi vedere nella nostra metà campo… È bello ricordare queste cose, anche perchè eravamo sotto pressione per quel derby. Era stato esonerato da poco Zaccheroni, le cose non andavano benissimo, poi si giocava di venerdì sera mentre la domenica il presidente Berlusconi aveva un appuntamento elettorale importante. Tutte queste cose, oltre al fascino del derby, ci davano tensione in allenamento. Poi, una volta in campo, è nata quella serata magica, impressionante, mai successo nella storia dei derby. Quando ho segnato il gol del 6-0, ero contento, noi siamo in campo per segnare, ma devo dire che lì per lì mi è spiaciuto. Il settanta per cento dello Stadio era popolato da tifosi interisti e vederli così tristi, qualcuno piangeva, non mi ha fatto piacere. Il calcio è divertimento, non tristezza. Poi però in spogliatoio ho festeggiato con i miei compagni e quella festa non la dimenticherò mai”.

IL TABELLINO

INTER-MILAN 0-6

INTER: Frey, Ferrari, Blanc, Simic, J. Zanetti, Farinos (34′ Cauet), Di Biagio (1’st Seedorf), Dalmat, Gresko, Vieri, Recoba. All.: Tardelli.
MILAN: S. Rossi, Helveg, Costacurta, Roque Junior, P. Maldini, Gattuso, Giunti (26’st Guglielminpietro), Kaladze, Serginho, Comandini (12’st Josè Mari), Shevchenko (36’st Leonardo). All.: Tassotti. DT: C. Maldini.
Arbitro: Collina.
Gol: 3′ Comandini (M), 19′ Comandini (M), 8’st’ Giunti (M), 22’st Shevchenko (M), 33’st Shevchenko (M), 36’st Serginho (M).

https://www.acmilan.com/it/news/tbt/2017-05-11/tbt-11-maggio-2001-inter-milan-0-6

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Maldini, bandiere si nasce

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Ieri in Gazzetta il capitano ha brindato ai vent’anni di Milan insieme a papà Cesare, Rivera e Baresi. Sul futuro: “Mi vedo più dirigente che allenatore”.

MILANO, 19 gennaio 2005 – L’anomalia Paolo Maldini apparentemente è un trentenne come tanti: un cappotto nero, un maglione nero, una t-shirt bianca. Ma Paolo Maldini ha una storia da raccontare e già questo è un fatto raro; oltretutto è una storia lunga, vent’anni di carriera su trentasette ancora da compiere. Paolo Maldini ha una famiglia, la fascia da capitano di una delle squadre più note del pianeta, una lista degli onori impressionante. Ha i complimenti di tutto il mondo del calcio (“E’ il migliore”, Felipe Scolari), il rispetto e l’invidia affettuosa dei compagni. La biomeccanica di Paolo Maldini suscita la curiosità avida di preparatori atletici e medici, il lato psicologico di Paolo Maldini impressiona anche chi non mette il naso in uno stadio: “Ma come fa ad avere ancora voglia di vincere”. Paolo Maldini è anomalo per questo: non conosce la parola “basta”, basta vittorie, basta partite, basta calcio. La parola “basta” per lui esiste soltanto applicata a telecamere e giornalisti, sicché è probabile che questi giorni di celebrazione siano stati i più noiosi degli ultimi vent’anni.
Ma stavolta è diverso, perché in Gazzetta Paolo arriva scortato da altri pezzi di Milan, gente che ha una storia da raccontare. E sono storie lunghe, com’è stata ed è ancora la sua.
Com’è stato il primo giorno col Milan?
“Come Rivera sono partito da Linate, nel senso che ho fatto un provino lì. Avevo dieci anni, ma in fondo la mia storia col Milan è cominciata prima, con mio padre. Milanello è una seconda casa e San Siro mi trasmette più emozione di qualsiasi altro stadio”.
Di suo padre giocatore cosa sa?
“Poco perché non è che in giro ci siano molti filmati. Ho visto di più Rivera e ho giocato accanto a Franco Baresi. Parlavamo poco perché non siamo grandi conversatori, ma ci capivamo bene”.
A chi lascerà la sua eredità di capitano?
“Non abbiamo più giocatori cresciuti nel nostro vivaio, ma non importa dove sei nato, importa quello che senti per la maglia. E allora Shevchenko, che è arrivato da noi anni fa, o Gattuso potrebbero andare benissimo. Ma perché parlarne adesso? c’è ancora tanto tempo davanti”.
Ancelotti dice: spero di non dover essere io a dire a Paolo di restare in panchina.
“Spero anch’io di non essere tanto rimbambito da non capire quando dovrò smettere”.
In Italia non ci sono più grandi difensori.
“Non lamentiamoci, altrove è peggio. E comunque al Milan va bene così: siamo nati per attaccare, ma abbiamo una difesa solida. E’ il massimo”.
In nazionale lei non ha vinto nulla. L’Italia non vince nulla, da anni.
“Qualche volta abbiamo avuto sfortuna. Ai Mondiali del ’90 abbiamo avuto un’occasione storica, 4 anni dopo abbiamo perso ai rigori e quando perdi ai rigori è difficile capire cosa ti è mancato. Poi, agli Europei con la Francia siamo riusciti a perdere a pochi secondi dalla fine. Sfortuna”.
All’estero i giocatori-bandiera fanno carriera come dirigenti, qui no. Perché?
“E’ difficile dirlo. A me fare il dirigente forse piacerebbe; l’allenatore no, perché ho visto come si stressava mio padre, che pure ha vissuto sempre molto bene. Ma allenare non mi piacerebbe anche perché non mi andrebbe di rimettermi in discussione andando a allenare in serie B, a fare la gavetta altrove, lontano dal Milan. Non mi ci vedo”.
E con tutte quelle telecamere intorno, a bordocampo, ci si vede?
“A me non danno fastidio: quando vado in campo penso a giocare, non a quello che ho intorno. E poi siamo un po’ vittime del nostro sistema, dal quale otteniamo anche vantaggi economici. Certo, ormai telecamere e microfoni sono un problema. E’ un limite, una linea sottile: da una parte i vantaggi, dall’altra la tutela della nostra privacy. Bisogna riuscire a non oltrepassare troppo il limite”.
Ci sono comportamenti scorretti intorno al calcio, ma anche dentro. Giocatori e arbitri, ad esempio: non le pare un rapporto da rivedere?
“Dobbiamo darci una regolata, insegnare ai ragazzi come ci si deve comportare. Però anche gli arbitri dovrebbero cercare di restare sereni: se facessero come fanno in Inghilterra, dove prima di ammonirti ti spiegano le cose, andrebbe meglio”.
Totti sul mercato: sarebbe una buona idea portarlo al Milan o no?
“In un Milan votato all’attacco come questo, Totti starebbe benissimo, però non è il momento adatto per lanciare una qualsiasi proposta: è in una fase delicata, lasciamolo tranquillo”.
A proposito di futuro, suo figlio Christian come sta?
Risata. “Mio figlio sta bene, come Liedholm. Ma ha otto anni e mezzo, è troppo piccolo per parlarne. Certo, giocare a calcio gli piace, e un’idea di come si calcia ce l’ha già”.
Non è che vuole giocare finché arriva lui?
“Io voglio continuare finché sto bene e mi diverto, e adesso è così”.

https://www.gazzetta.it/Calcio/Squadra/Milan/primopiano/2005/gennaio/19maldini.shtml

Maldini torna in azzurro

ROMA (m.ch.) – Un nuovo, vecchio amico per la nazionale. Si chiama Cesare Maldini, ha guidato l’ Italia fino ai Mondiali di Francia per poi chiudere i rapporti con la federcalcio. Ma con certi ambienti azzurri, anzi, con Marco Tardelli, suo vice per due cicli dell’ Under 21, no. Pur rimanendo nei quadri del Milan come capo degli osservatori, “Cesarone” è tornato al suo vecchio amore. Come consigliere personale e non stipendiato del tecnico dell’ Under. “Maldini è una persona eccezionale, ha sempre qualcosa di buono da dirmi” ha spiegato Tardelli al rientro da Ferrara, dove la sua squadra ha battuto 6-2 il Galles. “Da allenatori come lui, Bearzot e Trapattoni ho imparato la gestione del gruppo. Posso contare su Cesare, la sua esperienza ci può aiutare. Sono sempre felice di vederlo”. Maldini, in effetti, si è fatto vedere: allo stadio di Ferrara, venerdì sera. Una partita della nazionale in tribuna non la vedeva dal famoso rigore fallito da Di Biagio contro la Francia.

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