Jack Bonaventura sposo, il sì del calciatore con Federica a San Severino – Il Mattino.it

SAN SEVERINO  – Giacomo e Federica oggi sposi. ‘Jack’ Bonaventura, 31 anni, sei stagioni al Milan che si appresta a lasciare, si è sposato con la fidanzata storica Federica…
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Costacurta: “Il calcio è cambiato. Impostare conta più di marcare”

L’ex difensore del Milan: “Oggi certi interventi mi fanno mettere le mani nei capelli…”

G.B. Olivero4 luglio – 09:33 – MILANO

Il soprannome resiste: anche per i bimbi che ovviamente non l’hanno mai visto giocare se non su Youtube o nelle immagini d’archivio, Alessandro Costacurta è Billy.

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Ed è bello che sia così. Ma questa è una delle pochissime concessioni al passato: Costacurta guarda sempre avanti, gli succedeva in campo quando seguendo Sacchi modificò il suo modo di intendere il calcio e gli succede anche adesso, da osservatore attento e analista lucido. Però, pur comprendendo e apprezzando la svolta “giochista” del nostro calcio, Alessandro non nega che a volte certi interventi difensivi “mi fanno mettere le mani nei capelli”.

Costacurta, in Italia non è più così difficile segnare. Perché?

“Gli allenatori cercano difensori propositivi, che non significa che siano scarsi nella distruzione della manovra avversaria ma che tra le loro qualità principali ce ne sono altre. Pensi a Bonucci: è favoloso nell’impostazione, meno nella fase difensiva, ma è uno dei pochissimi difensori della A che giocherebbe in qualunque club del mondo. Oltre a Bonucci la Juve ha in rosa anche l’altro prototipo del difensore, ossia il marcatore classico: Chiellini ha sicuramente meno qualità tecniche, ma resta il miglior difensore d’Europa. Partendo da Leo e Giorgio, si va a cascata. Il Sassuolo, ad esempio, ha difensori che danno il meglio in fase di impostazione e questo vale per altre squadre. Il livello di tattica individuale dei giocatori è calato e al contempo gli allenatori stanno provando a fare un gol in più degli avversari e non a prenderne uno in meno. Il risultato di tutto questo è che in Italia si segna più che in passato”.

Il ruolo del difensore è cambiato sensibilmente negli ultimi anni?

“Assolutamente. Io esordii a 20 anni, adesso sarebbe più difficile. Ho maturato una certa fiducia in fase di impostazione intorno ai 30 anni, prima ero un difensore e basta. Ma il calcio è cambiato, Guardiola preferisce arretrare in difesa un centrocampista bravo piuttosto che schierare un difensore che non lo convince con i piedi. Negli anni Novanta le priorità erano diverse”.

Billy Costacurta, oggi commentatore di Sky, 54 anni. Lapresse

Billy Costacurta, oggi commentatore di Sky, 54 anni. Lapresse

Il controllo dello spazio e della palla, praticamente un mantra, fanno passare a volte in secondo piano la vecchia e sana marcatura? Ripensi al gol di Suarez in Barcellona-Liverpool 3-0: perfino Van Dijk, uno dei più grandi difensori in attività, si perse completamente la marcatura facendosi attrarre dalla palla.

“C’è questo rischio, ma in allenamento si può e si deve migliorare. In quell’azione Van Dijk probabilmente ha la percezione di poterci arrivare comunque, accadeva anche a me quando mi sentivo molto in forma. Mi ricordo un insegnamento di Sacchi: mi diceva di non aspettare mai il movimento o il contro-movimento dell’attaccante, ma di andare a cercarlo. Molti difensori guardano la punta, ma poi restano fermi. Faccia caso a quello che succede sui cross: a noi era stato insegnato di andare a toccare l’avversario per sbilanciarlo, adesso lo fanno in pochi”.

D’altronde una volta il difensore sembrava completamente a suo agio dentro l’area. Adesso non è più così: magari non ha problemi a uscire e fare pressione, ma poi se deve controllare un uomo vicino alla porta iniziano i guai.

“Il problema è il concetto di marcatura a zona che spesso viene travisato. Difendere a zona significa che marchi chi entra nella tua zona, non che resti fermo lì. Chi arriva in terzo tempo, ad esempio, devi andare a prenderlo altrimenti come lo fermi? Noi del Milan in area eravamo più bravi e poi alzando la linea abbiamo migliorato il meccanismo di protezione della profondità. Adesso le difese vanno in difficoltà se lasciano metri alle loro spalle”.

L’uscita da dietro spesso genera problemi. È davvero sempre necessaria?

“Gli allenatori si nascondono dietro alla parola mentalità ed è anche comprensibile. Ma non tutti possono fare fraseggio nella loro area. Baresi a volte diceva: “Ci vengono a pressare? Bene, buttiamola là, sulle punte”. Noi avevamo Van Basten e Gullit, certo, ma l’idea è di fare qualcosa di utile che sorprenda gli avversari”.

Billy con Franco Baresi

Billy con Franco Baresi

Si è perso il gusto di non far tirare l’avversario? La super difesa del grande Milan o la BBC della Juve trasmettevano un certo godimento nell’impedire proprio la conclusione oltre che il gol.

“Ai miei tempi con i compagni c’era la gara a chi faceva più anticipi: io li contavo sempre e, se ne avevo fatti un buon numero, mi dicevano bravo. Adesso i difensori sono più preoccupati dall’evitare un tunnel, come fosse un’onta. E’ un approccio diverso, che però spiega molte cose”.

Teme che il concetto di marcatura si sia un po’ perso anche nei settori giovanili?

“Il rischio c’è. Ma il gioco va in quella direzione. Non dico che sia sbagliato, è un’interpretazione diversa. Lo spettacolo richiede certe caratteristiche. Io non sono contrario, però quando vedo certi errori in marcatura mi metto le mani nei capelli”.

In Italia sta accadendo ciò che è sempre accaduto in Spagna (e viceversa). Stiamo modificando la filosofia?

“Sì, sta cambiando la nostra mentalità anche per la richiesta che arriva dalla gente e dall’opinione pubblica. Tanti allenatori hanno quest’idea di calcio in testa, si cerca di aggredire alti anche a costo di concedere. Però difendere bene è sempre una bella cosa”.2Leggi i
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Calcio:
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4 luglio – 09:33

https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/03-07-2020/serie-a-costacurta-il-calcio-cambiato-impostare-conta-piu-marcare-380100083776.shtml

IL MILAN E L'EMERGENZA CORONAVIRUS

Disposta la chiusura di Casa Milan e dei centri di allenamento almeno fino al 3 aprile. Salute e sicurezza sono le priorità di tutte le iniziative

AC Milan comunica che, in ottemperanza a quanto disposto da Governo e Istituzioni, Casa Milan e i propri Centri Sportivi di allenamento (Milanello e Vismara), resteranno chiusi almeno fino al 3 aprile.

Il Club continuerà a monitorare gli sviluppi della pandemia applicando con il massimo scrupolo le disposizioni delle autorità governative, delle istituzioni sportive e di quelle sanitarie per dare la massima priorità alla salute e sicurezza dei propri dipendenti, tesserati e collaboratori.

AC Milan continuerà a garantire il completo sostegno e il massimo supporto su tutti i fronti per la lotta al Covid-19, attraverso donazioni e campagne di sensibilizzazione, per sostenere i propri tifosi e le loro famiglie e aiutarli in questo momento difficile, ricambiando così la loro immutata e straordinaria passione verso il nostro Club.

https://www.acmilan.com/it/news/club/2020-03-20/il-milan-e-lemergenza-coronavirus

Milan, una storia lunga 120 anni | GQ Italia

Era il 16 dicembre 1899 e in una saletta dell’Hotel du Nord nasceva il Milan Football & Cricket Club, squadra sportiva voluta da un imprenditore inglese di nome Herbert Kilpin, che voleva trapiantare a Milano la tradizione calcistica già molto diffusa in Inghilterra. Un uomo dalle idee chiare, che al momento della fondazione (la prima sede fu presso la fiaschetteria toscana di via Berchet) scrisse sullo statuto: «Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari».

L’inizio fu promettente, con il primo scudetto nel 1901 che interruppe quella che fino ad allora era stata l’egemonia del Genoa. Dopo i successi del 1906 e del 1907 iniziò un digiuno durato ben 44 anni. Nel frattempo, il Milan trovò casa, lasciando l’Arena e trasferendosi nel 1926 nel nuovo stadio di San Siro, sorto per volontà dell’allora presidente Piero Pirelli. Il goleador dell’epoca fu Aldo Boffi, ma in quel Milan di metà ‘900 ci fu spazio anche per un certo Giuseppe Meazza (detto «Peppino»), che dopo una lunga carriera all’Inter passò agli storici rivali cittadini.

La luce tornò a splendere sulla Milano rossonera negli anni ’50, e il merito fu di un trio svedese, il famoso «Gre-No-Li», formato da Gren, Nordahl e Liedholm.

Lo svedese Nils Liedholm in una foto del 1958

Con loro in squadra, il Milan conquistò lo scudetto nel 1950-51 e altri tre titoli tra il ’54 e il ’59 (era il Milan di Schiaffino, Cesare Maldini e del capitano Liedholm), per poi lasciare spazio, nel decennio successivo, alle giocate di Rivera e Altafini, una squadra capace di dominare in Italia e in Europa sotto la sapiente guida del «paron» Nereo Rocco. Nel 1963 arrivò la prima Coppa dei Campioni superando il Benfica di Eusebio nella finale di Wembley, successo bissato nel ’69 nella storica finale di Madrid contro l’Ajax di Cruijff, battuto per 4-1 con la storica tripletta di Pierino Prati e il gol di Sormani, guidati dalla regia illuminante di Gianni Rivera, capitano e leader di quella squadra. Quell’anno il Milan si aggiudicò anche la Coppa Intercontinentale nella doppia finale contro gli argentini dell’Estudiantes, un successo che permise a Rivera di vincere il Pallone d’Oro, primo italiano nella storia.

Cesare Maldini e Nereo Rocco con la prima Coppa dei Campioni, conquistata a Wembley nel ’63 (Evening Standard)

La svolta successiva nel 1986, quando nella storia rossonera irruppe Silvio Berlusconi, che salvò il Milan (reduce da due retrocessioni in Serie B) dal fallimento in tribunale e lo riportò in alto: «Dovremo imporre il nostro gioco, e vincere in Italia, in Europa e nel Mondo», disse appena arrivato, e in tanti sorrisero pensando che il sogno fosse irrealizzabile.

Gullit e Maradona, simboli della rivalità tra Milan e Napoli a cavallo degli anni ’90 (Getty Images)

Così non fu, perché a Milano, sotto la guida di un profondo innovatore come Arrigo Sacchi, il trio degli olandesi Gullit-Van Basten-Rijkaard, insieme a colonne come Baresi, Maldini, Ancelotti e Donadoni diede vita a un ciclo rivoluzionario e irripetibile, che portò il Milan alla conquista di tutto ciò che poteva vincere. La Coppa dei Campioni del 1988 ne fu il simbolo, con 90 mila milanisti che riempirono il Camp Nou di Barcellona per assistere allo spettacolare 4-0 sulla Steaua Bucarest.

Il Milan festeggia la conquista della Coppa Campioni contro la Steaua Bucarest ( Peter Robinson-EMPICS)

Con Capello in panchina, poi, nacque il mito degli «Invincibili», quelli che scrissero il record delle 58 gare in Serie A senza perdere mai, e che nel 1994 trionfarono per 4-0 nella finale di Champions ad Atene contro il Barcellona.

Zaccheroni e Weah portarono lo scudetto più imprevedibile, quello conquistato nel 1999 in rimonta sulla Lazio, mentre gli anni 2000 sono stati quelli di Carlo Ancelotti e di un Milan nuovo e vincente, che vide nascere una stella assoluta come il brasiliano Kakà.

In Italia, certo, ma soprattutto in Europa, con le vittorie di Manchester sulla Juventus (e il rigore decisivo di Shevchenko) e di Atene sul Liverpool, rivincita griffata Inzaghi della drammatica notte di Istanbul contro i Reds. Due successi resi ancora più speciali perché, dopo Cesare, fu il figlio Paolo ad alzare al cielo quei trofei, una tradizione di famiglia che potrebbe continuare con il giovane Daniel.

Filippo Inzaghi segna il secondo gol nella finale contro il Liverpool ad Atene nel 2007 ( Paul Ellis)

Nel 2011 l’ultimo scudetto con Allegri, prima delle intricate vicende societarie che hanno portato alla fine dell’era Berlusconi e a un nuovo inizio con il controverso Mister Li, prima dell’ingresso del fondo Elliott fino all’arrivo di Stefano Pioli in panchina, 61° allenatore rossonero.

Una lunga storia, 120 anni di miti, racconti, vittorie e sconfitte, cadute e risalite, una serie infinita di giocatori, allenatori e dirigenti entrati nella leggenda, una bacheca che mostra orgogliosa 18 scudetti, 7 Champions League, 5 Supercoppe europee, 7 Supercoppe italiane, 5 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe, 3 Coppe Intercontinentali e un Mondiale per Club.

Per la festa dei 120 anni, prima della gara contro il Sassuolo del 15 dicembre (nell’occasione verrà indossata anche una maglia speciale e ai tifosi presenti allo stadio sarà regalata una sciarpa celebrativa) è stata organizzata una parata con alcuni dei personaggi che hanno fatto la storia del Milan: dai grandi allenatori (Sacchi, Capello, Allegri) ai capitani (Rivera, Baresi, Maldini), ma anche con i protagonisti di tante vittorie, come Altafini, Savicevic, Boban, Massaro, Inzaghi, Dida, Donadoni, Papin, Costacurta, Ambrosini, Albertini, Tassotti e tanti altri.

© Jamie McDonald

https://www.gqitalia.it/sport/article/milan-storia-personaggi-16-dicembre-1899

Borgonovo, il Milan: “Voleremo con te”. Baggio: “Ciao eroe”. Balotelli: “Sempre con me” – La Gazzetta dello Sport

Il sito rossonero ricorda così il campione scomparso per la Sla: “Voleremo sempre con te sotto la pioggia di Monaco di Baviera. Anche nella malattia sei stato grande”. Mauro: “Povero Stefano, hai finito di soffrire”. Gattuso: “Da lui una lezione di vita”
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Figc, lascia Roberto Baggio, Addio al settore tecnico – La Gazzetta dello Sport

Figc, lascia Roberto Baggio
Addio al settore tecnico

Milano, 23 gennaio 2013

L’annuncio dell’ex giocatore al Tg1: “Non amo le poltrone, a me piace fare le cose. Il mio progetto è rimasto lettera morta. Amo il calcio e lo sport, non è un addio definitivo”

Roberto Baggio, 45 anni. Omnimilano
 
Roberto Baggio non è più il presidente del settore tecnico della Figc. Lo ha annunciato lo stesso giocatore, in un’intervista al Tg1, lamentando di non esser stato messo nelle condizioni di lavorare. Baggio ricopriva l’incarico dal 4 agosto 2010.

L’INTERVISTA — Baggio, al Tg1, ha spiegato: “Ho provato a esercitare il ruolo che mi era stato affidato, non mi è stato consentito e non sono più disposto ad andare avanti. Ho lavorato per rinnovare la formazione dalle fondamenta, creare buoni calciatori e buone persone. Ho presentato il mio progetto (contenuto nel libro Rinnovare il futuro, ndr) nel dicembre 2011, 900 pagine, ed è rimasto lettera morta. Non amo occupare le poltrone, ma fare le cose, quindi a malincuore ho deciso di lasciare”. A chi fa notare che non ha partecipato in maniera assidua alle riunioni del Consiglio federale, replica: “Come presidente del settore tecnico non avevo diritto di voto e non aveva senso andare alle riunioni in cui si parlava di argomenti che non avevano alcun collegamento con il mio lavoro. Faccio un esempio, quando ho presentato il programma ho fatto cinque ore di anticamera per essere ricevuto poco più di 15′ per presentare il progetto al quale avevano lavorato circa cinquanta persone”. E’ un addio definitvo? “Amo il calcio e il mio Paese – conclude – Sono disponibile per qualunque iniziativa per il bene dello sport”.
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Galliani: “Vorrei Messi dietro le punte. Ibra non tornerà mai in Italia, Honda a gennaio” – La Gazzetta dello Sport

Galliani: “Vorrei Messi dietro le punte. Ibra non tornerà mai in Italia, Honda a gennaio”

Milano, 20 luglio 2013

L’a.d. rossonero: “Tra tutti i campioni porterei Leo in Italia. Zlatan guadagna troppo. Milanesi in crisi? Siamo la città calcisticamente più evoluta in Europa”
I sogni di mezza estate di Adriano Galliani sono fin troppo ancorati alla realtà. L’a.d. del Milan fa fatica a volare alto con la fantasia: “Un ritorno in Italia di Ibrahimovic? Credo che sia impossibilissimo perchè ha degli emolumenti non compatibili col campionato italiano”. Siamo sempre lì, con i soldi che in Italia mancano e i top player che vanno altrove. Ma se gli chiedi di fare uno sforzo, Galliani si impegna e fa una scelta: “Messi, Cristiano Ronaldo, Ibra Thiago Silva o Bale? Proverei a portare in rossonero un Messi non centravanti ma dietro le due punte”. Amen.

Adriano Galliani con i tifosi del Milan. Ansa
MILANO CAPITALE — “La trattativa dell’Inter con Thohir? Non lo so – spiega Galliani – Moratti ha fatto tantissimo per l’Inter, l’Inter ha vinto molto, quella di Moratti è una grande famiglia milanese. Credo che tifosi del Milan e dell’Inter debbano fare un monumento a Berlusconi e Moratti, Milano è la città che ha vinto più coppe dei Campioni, siamo la città calcisticamente più evoluta d’Europa. Dobbiamo pensare positivo”.

 
HONDA — Galliani parla poi di Honda. “L’entourage del giocatore è in Russia per trattare il suo possibile arrivo al Milan, ma il giocatore è a scadenza di contratto al 31 dicembre e quindi sarà libero dal primo di gennaio e legittimato a trattare con un altro club che è il nostro e credo che arriverà a gennaio. Il Cska è un club ricco e ha chiesto molti soldi per liberarlo prima, mi sembra quindi difficile a meno che qualche sponsor intervenga perchè stipendio e cartellino sono molto onerosi, ma se c’è intervento esterno si può vedere di anticipare. Robinho? Il giocatore si è abbassato l’ingaggio e ha allungato il contratto. Io gli ho detto ‘hai fatto poco nella scorsa stagione e quindi sei un nuovo acquisto e devi dimostrare quelli che vali’. El Shaarawy? È grande amico di Balotelli, se c’è un problema è un problema tattico non caratteriale, abbiamo ricevuto un’offerta grandissima di un club per Stephan, lui ha detto che sono più che sufficienti i soldi che guadagna al Milan di cui che è tifoso e che è più che felice, sono convinto che farà una buona stagione”.

Gasport
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Albertini “richiama” Baggio, “Robi, hai perso un’occasione” – La Gazzetta dello Sport

L’ex rossonero, presidente del Club Italia, scriva una lettera aperta all’ex campione che si è dimesso dalla guida del Settore Tecnico: “Tutti dobbiamo garantire la nostra presenza per far parte del cambiamento”
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Lo strappo di Baggio, “La Figc ha scordato il progetto” – La Gazzetta dello Sport

Lo strappo di Baggio
“La Figc ha scordato il progetto”

Milano, 17 ottobre 2012

Il presidente del Settore Tecnico federale accusa: “Sono un po’ deluso, attendo ancora una risposta dal dicembre dello scorso anno”.
Il caso, a volte, mostra di avere senso dell’umorismo. Lui che è sempre stato un numero uno, stavolta arriva per ultimo e si siede in ultima fila. Quando viene notato, però, sono tante le persone che si voltano e lo indicano con un cenno del capo. Nessuna sorpresa. Roberto Baggio è una fetta di storia del calcio che s’incarna all’improvviso nei saloni di Palazzo Marino, la sede del comune di Milano, per essere in qualche modo anche lui protagonista nella cerimonia di benvenuto che il sindaco Pisapia e la Figc ha organizzato per la delegazione danese guidata dal presidente federale Hansen.

Roberto Baggio con il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, a Palazzo Marino. Omnimilano
PROGETTO E DELUSIONE — A rito concluso, l’ex Pallone d’Oro, accompagnato dal suo amico e manager Vittorio Petrone, non fa dribbling a nessuno, spendendo parole e sorrisi per tutti, da Abete a Galliani passando per un compagno di cento partite come Albertini. Ma Baggio non è solo un’icona calcistica da venerare. Dall’agosto del 2010, dopo il flop del Mondiale sudafricano, è stato infatti nominato presidente del Settore Tecnico della Federcalcio perché aiutasse quella ricostruzione di cui si sentiva fortemente bisogno. Ma il silenzio che è sceso intorno a lui ha fatto venire cattivi pensieri, che lo stesso Baggio spiega così. “A dicembre dello scorso anno abbiamo consegnato alla Figc il progetto su cui stavo lavorando, ovvero la formazione dei formatori. Alla luce della mia esperienza nel calcio, infatti, ho capito che la filiera che parte dal vertice e arriva alla cura dei giovani del nostro calcio, non poteva prescindere da un discorso sulla modernizzazione del settore tecnico. Ma sono passati dieci mesi e sono ancora in attesa di una risposta. E non nascondo di essere anche un po’ deluso”.

CARTEGGIO — Si capisce subito che solo la diplomazia gli impedisce di dire di più. “I fondi sono stati stanziati, ma finora è stata fatta solo un’iniziativa in Toscana, gratuita e riuscita molto bene, a cui hanno partecipato diversi club come Pisa e Pontedera. Poi più nulla. Veti politici? Non lo so, non voglio entrare in merito. Stavolta, però, i club non c’entrano nulla”. Istruzioni per l’uso. La delusione di Baggio non coglierà di sorpresa la Figc, perché sembra che il presidente del settore abbia già mandato due lettere in via Allegri sull’argomento. E i sussurri federali raccontano come abbia ricevuto anche delle risposte abbastanza piccate, che forse fanno presagire baruffa per l’immediato futuro.

L’ITALIA CRESCE — Baggio però non preme ulteriormente l’acceleratore, preferendo virare sulla Nazionale. “È una squadra che sta migliorando. Sta facendo esperimenti, ma può crescere in fretta. I talenti d’altronde non mancano. Le polemiche? Purtroppo quelle, insieme alle pressioni, ci saranno sempre, ma per cacciarle via il migliore modo è sempre lo stesso: fare risultati”. Quando si arriva ai saluti, ci dà appuntamento a San Siro per il match serale spendendo anche una parola sul campionato. “Juventus e Napoli finora hanno dimostrato di avere qualcosa in più”. Baggio sorride. Intanto uno degli uscieri di Palazzo Marino che gli porge il giaccone gli sussurra trepido: “La ringrazio per tutte le emozioni che mi ha regalato”. Gli occhi del vecchio ragazzo per un attimo si illuminano. Le malinconie federali, forse, adesso pesano un po’ meno.

— Read on www.gazzetta.it/Calcio/16-10-2012/strappo-baggio-la-figc-ha-scordato-progetto-912928996849.shtml

FIGC

Nell’ambito dell’Attività Giovanile Agonistica, il Settore Giovanile  e Scolastico ha pubblicato il Comunicato Ufficiale per l’iscrizione ai Campionati Nazionali Giovanili Under 18, Under 17, Under 16 e Under 15 di Serie A e B; Under 17, Under 16 e Under 15 di Serie C. 

Tra le novità introdotte per la stagione sportive 2019/2020, l’istituzione del Campionato Nazionale Giovanile Under 18 di Serie A e B, che partirà in via sperimentale.

Termine ultimo per le iscrizioni alle suddetto competizioni il 31 luglio 2019.

Scarica il Comunicato Ufficiale.
— Read on www.figc.it/it/giovani/news/aperte-le-iscrizioni-ai-campionati-nazionali-giovanili-20192020/