Ariedo Braida…tell me more

After the departure of Andoni Zubizarreta, Barcelona announced the arrival of Ariedo Braida. Mina Rzouki outlines what we can expect from Milan’s ex-director…

At Milan, a club once renowned for their gloss and glamour and high octane atmosphere, Ariedo Braida dulled the crass shine of the nouveau riche with old fashioned elegance. By contrast to those he associated with, the director was eloquent, sincere and renowned for his etiquette – a quality that made the difference in a working class sport that had begun to gorge itself on excessive wealth. He still cared to listen, to lend a helping hand and for that, great players such as Marco van Basten and Andriy Shevchenko arrived, helping to create an outstanding Milan.

Fundamental in constructing the sides deployed by one of Europe’s greatest teams, Braida may have been sophisticated be he was also a businessman when it came to closing the deals and getting the men he wanted, continuously beating the competition. His greatest talent was in realising what people needed and how to approach individual situations.

Frank Rijkaard? He had to act quickly, admitting that after he got the signature, he rushed to the toilet and stuffed the contract down his trousers to ensure its safety from the protesting Sporting fans.

Shevchenko? He appealed to the Ukrainian’s ambition, giving him a Milan jersey with his name on the back, Placing it in his hands he whispered “With this, you’ll win the Ballon d’Or.” And he did.

As for Kaka, while Leonardo was the man who noticed and contacted him, he was also the one that was about to lose him. Braida believed in the player and in his ability to compete and thus made the effort to remain in contact, softly wooing the Brazilian until the deal was completed. Without Braida, Kaka may have never have arrived at Milanello.

At times, Braida proved to know even more than the best Coaches in the world and that includes the great Fabio Capello. With Milan in need of a forward, it was Braida who saw the potential impact George Weah would make and acted quickly to bring the African to the city despite the nonchalance of the Coach, who was yet to trust the player’s quality. Not only did Capello not believe but he reportedly remarked that the club had bought him a ‘waiter’.

O ye of little faith. Weah not only proved to be a sensation but he helped Milan win two Scudetti, picking up the Ballon d’Or in 1995. Braida had known the outcome all along.

Sadly, the sporting director was never truly given the credit he deserved for his vision, sage advice and excellent dealings. Silvio Berlusconi, Vice-President Adriano Galliani and even Leonardo all boasted rambunctious personalities and a desire for adulation. As such Braida was forced to be content with only a few words of praise for the pivotal role he played in the arrival of the true greats and the construction of a balanced team.

That’s not to say he was always right or never made mistakes. His critics will point out that the Rossoneri did let Patrick Vieira go, while Christophe Dugarry was preferred to Zinedine Zidane, much to Juventus’ pleasure. Meanwhile the director was highly lauded for the purchase of Thiago Silva even though the centre-back admitted his arrival at Milan was largely due to Leonardo.

Others go so far as to say that his job was hardly difficult considering he was working for a European giant that once boasted an enormous budget and a brand that attracted the greatest talent. When the money dried up and the quality of the League deteriorated, so too did Braida’s reputation as that of a great negotiator and talent spotter. In truth he was made a scapegoat for Milan’s failures, eventually phased out by the club to which he dedicated 27 years of life.

After a brief stint with Sampdoria, Braida is back to working for a European giant with the capability of attracting the stars – a task at which he’s previously excelled. But it remains to be seen whether he still has the charm to accomplish the greatest feats in a world full of competition and even more money.

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Braida, l’uomo dei colpi mercato del Milan – Panorama

Estate 2003. Braida arriva a Milano con uno dei suoi colpi di mercato, il giovane Kakà – Credits: CAVICCHI/GUATELLI ANSA-CD

Schivo e taciturno, nonché riottoso e poco avvezzo alle interviste: Ariedo Braida in ventisette anni di Milan ha preferito agire ed operare all’ombra di Adriano Galliani. Eppure diversi colpi di mercato dell’epopea trionfale berlusconiana portano la firma di colui, che sino a poche ore fa è stato il diesse rossonero.

Negli ultimi anni la sua figura è scivolata ai margini della trattative del club milanista, ma in passato proprio alcune intuizioni dell’ex centravanti del Monza avevano regalato autentici campioni alla folla di San Siro. Molti dei quali sarebbero divenuti, poi proprio all’ombra della Madunina, addirittura Palloni d’Oro.

Una collezione straordinaria ed iniziata con Marco Van Basten. Il Cigno di Utrecht sembrava destinato alla Fiorentina, ma con un blitz Braida lo strappò all’Ajax a parametro Fifa per due milioni di Franchi (circa 1,8 miliardi delle vecchie lire) con un anno d’anticipo. Un’operazione che lasciò di stucco molti operatori di mercato, che avevano caldeggiato ai rossoneri l’ingaggio della stella del Liverpool Ian Rush. Il gallese sarebbe poi fino alla Juventus, dove non lasciò particolari tracce (7 reti) tanto da essere rispedito al mittente appena dodici mesi dopo.

Braida nelle sue scelte è stato spesso incurante del parere altrui: è il caso di George Weah, ingaggiato dal Psg per undici miliardi nell’estate del 1996. Fabio Capello si mostrò contrario e scettico sulla bontà di tale operazione, tanto da bollare come “cameriere” il Re Leone liberiano nel giorno della  presentazione ufficiale. Due Scudetti e un pallone d’oro per il centravanti africano diedero, ai posteri, ragione al braccio destro operativo di Adriano Galliani.

Pur di non perdere l’estro e la classe di Zvonimir Boban, escogitò il  “parcheggio” al Bari. Nell’estate del 1991, infatti, il Milan aveva esaurito gli slot a disposizione per gli stranieri e il Bayern Monaco era in agguato: così l’apprendistato in Puglia permise ai rossoneri di anticipare i bavaresi e  accaparrarsi il gioiello croato.

Due invece i colpi dei quali il dirigente va particolarmente orgoglioso: Frank Rijkaard e Andrey Shevchenko. Il primo fu soffiato allo Sporting Lisbona in mezzo alla folla lusitana inferocita, che costrinse Braida a scappare da un’uscita secondaria della sede del club portoghese, nascondendo il contratto firmato addirittura nelle mutande. Per il cannonniere ucraino parecchie missioni in incognito nel gelido e rigido inverno di Kiev. Un colpo assestato nell’estate del 1999 per quarantuno miliardi del vecchio conio grazie alla collaborazione degli agenti Damiani e Parisi.

Nei meandri di tante intuizioni straordinarie, anche alcuni abbagli clamorosi. Storico quello dell’estate ’96, allorquando preferì puntare su Christophe Dugarry invece che su Lizarazu e Zidane nel Bordeaux dei miracoli e capace di  arrivare sino alla finale di Coppa Uefa. Un flop clamoroso come il tentativo, in salsa revival, l’anno successivo di ricostruire il Grande Milan degli  Olandesi: Reiziger, Bogarde e Kluivert si rivelarono delle meteore nel firmamento delle stelle milaniste e la squadra sprofondò addirittura al decimo posto.

Uno solo, altresì, il rimpianto di una carriera quasi trentennale col Diavolo, ovvero il gigante d’ebano Patrick Vieira. Scovato appena maggiorenne al Caen proprio da Braida, ma scaricato a cuor leggero pochi mesi dopo all’Arsenal. Un errore dovuto anche alla giovane età del mediano e ai pochi spazi concessi all’epoca da Fabio Capello. Un rimpianto mai cancellato e sicuramente più pesante da metabolizzare rispetto alle ultime, deludenti, missioni sudamericane, dalle quali Braida tornò con in dote i carneadi Mattioni e Grimi.

Trascorso il Capodanno a Courmayeur insieme agli amici intimi e di vecchia  data, nonché alla compagna Giuditta, l’ormai ex diesse milanista è pronto a ripartire. Chi lo conosce sussura di un Ariedo Braida ancora motivato e desideroso di scovare nuovi campioni, nonostante l’età avanzata e pensionabile l’uomo mercato di Precennico è pronto per un’altra avventura. Lo corteggia la  Sampdoria, ma il desiderio sarebbe quello di intraprendere un’esperienza all’estero. Per chi volesse accaparrarsi in anticipo i futuri Palloni d’Oro, Braida potrebbe rappresentare un prezioso consigliere.

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Higuain è del Real Madrid

Gli spagnoli si assicurano dal 1° gennaio il 19enne attaccante franco-argentino. Per lui contratto fino al 2013, al River Plate andranno 12 milioni

MADRID (Spagna), 14 dicembre 2006 – I paragoni con Trezeguet si sprecano e non solo per il ruolo in campo (attaccante) e il doppio passaporto (franco-argentino). Ma il futuro del 19enne Gonzalo Higuaín non sarà in Italia, bensì al Real Madrid. Il club castigliano ha trovato l’accordo con il River Plate e con il giocatore e dal 1° gennaio avrà un gioiello in più nel reparto offensivo.
Higuaín, il cui contratto con il club argentino era in scadenza il prossimo giugno, ha firmato un accordo fino al 30 giugno 2013 mentre il River incasserà 12 milioni di euro: non saranno i 15 auspicati, ma sono un bel jackpot per rinunciare con qualche mese d’anticipo alle prestazioni di un teenager (7 gol in 18 partite). Il contatto definitivo è avvenuto giovedì quando il padre del giocatore è volato a Madrid insieme a Héctor Grimberg, tesoriere del River, per incontrare il presidente del club blanco Calderon e il suo direttore sportivo Mijatovic.
“El mejor delantero jueven del mundo”. Per una volta l’enfasi con cui il Real Madrid saluta sul sito ufficiale l’ultimo acquisto è giustificata dal numero di club europei battuti nella corsa al talento del River. Il Chelsea, il Lione e soprattutto il Milan, che aveva visionato più volte il ragazzo con Ariedo Braida, sono rimasti al palo, battuti dal “fascino madridista” e soprattutto dal sistema più vantaggioso (fisco e norme sugli extracomunitari) di cui godono i club spagnoli.
Higuain sbarca nella Liga con l’investitura dei grandi (si unirà al gruppo allenato da Capello dal 1° gennaio senza passare dalle riserve come il brasiliano Marcelo) e i tratti del grande colpo di mercato. “El Pipita”, questo il suo soprannome in patria, verrà presentato il 21 dicembre al Santiago Bernabeu, dove stringerà la mano a Di Stefano, Calderon e Mijatovic, seguendo un rituale che ha fatto la storia recente del “colosseo bianco”. Si tratta del settimo acquisto dell’era Calderon, apertasi con i “colpi” estivi Cannavaro, Emerson, Diarra, Van Nistelrooy, Marcelo e Reyes. L’ottavo? Sta arrivando, seguendo la stessa strada percorsa da Higuain: è Fernando Gago, gioca nel Boca Juniors, ha 19 anni e un talento tutto da scoprire.
Antonino Morici

Galliani: «Il calcio italiano non potrà più competere»

IL CASO / Europa presto vietata alle nostre formazioni per l’a.d. del Milan
«Leggi e tasse favoriscono i club degli altri Paesi»

Milano – Sognava Ronaldinho, ora dovra infilarsi l’elmentto e difendersi dall’assalto del Real Madrid per Kaká. Il Milan entra negli ottavi di Champions League con un turno di anticipo e con il primo po sto nelgirone in cassaforte, ma in futuro faticherà a mantenere la sua posizione dominante in Europa. Adriano Galliani ripete a ogni angolo la tiritera: «In Spagna possono contare su una minore pressione fiscale e su una diversa mutualità». Il d.g. Ariedo Braida sottoscrive e cer tifica: «A me sarebbe piaciuto pren dere Higuain, ma in questo momento non è possibile». L’argentino con passaporto francese andrà a Madrid perché il Real ha più forza. Tre giorni fa i merengues hanno sottoscritto un contratto settennale da un miliardo e cento milioni di euro per la cessione dei diritti televisivi e da un punto di vista fiscale, come tutte le società spagnole, versano allo Stato il 25 per cento dell’ingaggio dei giocatori, noi quasi il cento per cento.L’esempio è semplice: per dare a Higuain un milione e mezzo di euro, il Real deve investirne meno di due. Il Milan, invece, quasi tre. E i rossoneri, che filosoficamente tengono molto piu alla Champions League che allo scudetto, lanciano l’allarme.

Ma il problema riguarda tutto il calcio italiano: «I grandi campioni non vengono più in Italia, mentre quelli che ci sono vogliono andarsene», spiega Braida. In estate è stata una vera e propria fuga: Shevchenko e Emerson, Zambrotta e Cannavaro, persino Thuram avviato verso il tramonto della carriera.

Nel mirino dei milanisti c’è il governo, che lavora per la vendita collettiva dei diritti tv. Un altro punto che fa imbestialire Galliani e Brai- da. Il problema, ovviamente, è più ampio ed è strettamente connesso alla crisi economica che attanaglia il Paese e, nel caso specifico del Milan, alla volontà di Berlusconi di chiudere i rubinetti. Certo, in queste condizioni Ronaldinho diventa quasi irraggiungibile.

Ma prima di stabilire una strategia per cercare di soffiare al Barcellona il penultimo Pallone d’oro, il Milan dovrà impegnarsi per non farsi sfilare sotto il naso Kaká. È vero che il brasiliano durante la scorsa estate ha allungato il contratto sino al 2011,ma è altrettanto vero che il corteggiamento di Ramon Calderon è sempre più pressante. Kaká è imprescindibile dal progetto di rilancio e ringiovanimento del Milan.

Ancelotti, intanto, dovrà gestire il presente aiutando il Milan a ritrovare un’identità, scacciare la paura, risalire la classifica del campionato. Il quarto posto è traguardo indispen sabileperché senza l’Europa gli oriz zonti sirestringerebbero pericolosa mente. Sabato c’è da battere il Mes sina, con dieci giocatori in inferme ria. Forse torna Ambrosini, ma Costacurta(fuori almeno un mese), Simic e Dida sono fuori gioco. Il brasiliano al rientro in Italia zoppicava e lo staff rossonero sospetta un’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio destro. Il portiere rischia qualche settimana di stop e, con temporaneamente, riemergel’ipote si Amelia per gennaio. Intanto con tro il capocannoniere Riganò toccherà a Kalac…

Alessandro Bocci

fondo: 23 Novembre 2006 Corriere dello Sport

Higuain, il nuovo Trezegol

Il 18enne attaccante del River Plate ha una storia simile a quella dello juventino ed è il volto nuovo del calcio argentino. Ha il doppio passaporto: Domenech potrebbe convocarlo per la Francia

PARIGI (6 novembre 2006) Si scrive Higuain, ma si pronuncia Higuaìn, con l’accento sulla “i”. Il nuovo Fenomeno del calcio argentino, 18 anni, punta del River Plate, ha passaporto francese. E il c.t. dei bleus, Raymond Domenech, lo ha già inserito nella lista dei convocabili per l’amichevole con la Grecia del 15 novembre.
TREZEGUET – L’attaccante dei milionarios ha conquistato la stampa transalpina con la doppietta firmata l’8 ottobre nel “superclasico” contro il Boca Juniors, e soprattutto con la sua storia, simile a quella di David Trezeguet, nato a Rouen e cresciuto nel Platense prima di approdare al Monaco, nel 1995.
BRETAGNA – Higuain è nato in Bretagna. Il papà, ex calciatore che chiuse la carriera allo Stade Brestois, è argentino. La mamma, francese. Gonzalo è cresciuto a Buenos Aires e parla solo spagnolo, ma sogna di indossare la maglia dei vicecampioni del mondo e ha già detto no all’Argentina under 20.
FESTA – Il suo sogno sta per diventare realtà. La preconvocazione con i Bleus è arrivata per lettera, in inglese, mercoledì scorso, festeggiata da tutta la famiglia. “Ha voglia di essere francese e può interessarmi”, spiega Domenech che svelerà la lista definitiva il 9 novembre. Daniel Passarella, che guida il River Plate, lo definisce come un mix tra Zidane e Francescoli. Più simile a Henry che a Trezegol.
MERCATO – Il contratto di Higuain, a segno 7 volte in 18 match, scade a giugno. Il suo club è in trattativa per il rinnovo, ma il giovane fantasista vuole l’Europa. Il prezzo è salito a 15 milioni di euro nelle ultime settimane, in vista di una cessione a gennaio. In pole, Psg, Marsiglia e St. Etienne. Sembra che anche il Milan (Ariedo Braida è stato visto di recente alle partite del River per seguirlo) lo stia tenendo d’occhio. Lo scorso weekend, però, Higuain padre era a Madrid: due ore d’aereo da Parigi e almeno lì si parla spagnolo.

https://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/Primo_Piano/2006/11_Novembre/06/grandesso.shtml

Forza Milan N.4 1993 L’accademia di Braida

La sua enorme competenza nel mondo del calcio è pari solamente a quella che dimostra quando parla di quadri. Abbiamo incontrato uno dei grandi protagonisti della società di via Turati: un uomo che non ama mettersi in mostra ma che  – vi assicuriamo – è di fondamentale importanza per il Milan dei record.

Tra una finale di Coppa dei Campioni in cui non è impegnato il Milan e una visita al museo del Louvre cosa scegli?

«Il Louvre, naturalmente». Ariedo Braida, direttore sportivo della squadra rossonera, è un grande personaggio, al di là della risposta in questione. Eppure, non è molto conosciuto dalla grande folla, restio com’è a mostrarsi in pubblico partecipando a vari processi e appelli: lui agisce nell’ombra – nel senso buono del termine – non entrando mai in polemica con nessuno, non offrendo la possibilità a chiunque di coinvolgerlo in polemiche legate alla compravendita di calciatori. Braida è fatto così e infatti è stimato da tutti: in più, è un grandissimo esperto nel suo campo, conosce a memoria la scheda tecnica di centinaia di atleti anche e soprattutto a livello giovanile. Anche se non lo ammetterà mai – la mode – stia è un:altra delle sue doti-, Ariedo ha grandi meriti nella «costruzione» dello squadrone che da anni trionfa in tutto il mondo…

«Non è vero – interviene Braida – il merito è solamente del presidente Berlusconi che ha saputo creare, grazie a una seria programmazione, una grande sociatà. Personalmente, ho avuto la fortuna di incontrarlo nel 1986 e di aver riscosso subito la sua fiducia: è fondamentale poter lavorare sapendo di avere il rispetto di chi è ai vertici della società».

Beh, è facile avere fiducia di uno che lavora bene…

«Grazie, ma all’inizio di questa avventura ero uno sconosciuto, almeno a livello di direttore sportivo: avevo una al Monza e all’Udinese…».

Ma è bastata per farti fare il salto di qualità: e se oggi un’altra società ti facesse un’offerta?

«Dovrebbe essere un lavoro completamente diverso, non Scherzi a parte, non potrei andarmene dal Milan: ho avuto molto dal punto di vista umano e lavorativo, un contatto quotidiano con tanti personaggi di un gruppo sano come è la Finivest e sono queste esperienze di vita che non potrei barattare con niente al mondo. Senza parlare, naturalmente, della grande realtà rappresentata dai risultati della squadra: basterebbe questo per continuare a occupare la mia scrivania in sede».

Vale la pena soffermarsi sull’ufficio di Braida: almanacchi del calcio, relazioni su futuri campioni sulla scrivania e quadri d’autore appesi alle pareti. E sì, perché se Ariedo Braida si muove alla grande nel mondo del cacio si può dire altrettanto per quanto concerne l’arte figurativa: ascoltare per credere.

«Tutti noi abbiamo delle sensazioni, capacità inespresse, un giorno ti accorgi di provare un notevole interesse per un qualcosa che non sospettavi. A me è capitano a 21 anni, quando Nils Liedholm, un vero maestro per me non solo calcisticamente parlando, mi fece scoprire un mondo sconosciuto, ho cominciato ad apprezzare qualsiasi forma d’arte. è un universo che mi affascina, conosco tanti artisti, li vado a trovare nei loro studi, mi procurano sempre grandi emozioni: le stesse che cerco di trasmettere a chi mi circonda» .

E chi hai coinvolto tra i tuoi giocatori?

«Diversi, a turno tutti hanno seguito le mie parole e i miei consigli».

Nomi, per favore…

«Van Basten, per esempio, è rimastro affascinato da un artista americano molto quotato. Ora, nel suo salone, fanno bella mostra due quadri di notevole spessore».

è più facile capire se un quando è bello o meno o se un giovane calciatore avrà un futuro da campione?

«è difficile in entrambi i casi. Noi, con il settore giovanile, cerchiamo di attuare una politica che crei prima l’uomo e poi il calciatore. Non è possibile, anzi è pericoloso cercare di avere tutto e subito: bisogna saper scegliere. Comunque, la bontà delle varie nazionali giovanili: ciò non vuol dire però che tutti finiranno in prima squadra, anche per una politica societaria che mira comunque al primato. Il tempo lo dirà, anche se basta dare un’occhiata alla squadra allenata da Fabia Capello per notare che la metà dei grandi campioni di oggi proviene dalle giovanili».

Ma nella giornata di Braida  c’è spazio per la famiglia?

«Pochissimo, qualche piccolo ritaglio di tempo. Giusto per le vacanze estive che, visti i molti impegni dei rossoneri, sono sempre molto, molto corte».

Vittorio Mentana