«Io, Sheva e Vieri…» Le verità di Maldini

A New York parla l’uomo-simbolo del Milan
«Io, Sheva e Vieri…» Le verità di Maldini
«Istanbul brucia, ma so già che mi rifarò». «Mi fa infuriare leggere che io e Andriy abbiamo litigato. Tutto falso»
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Paolo Maldini (Reuters)
NEW YORK – Paolo-alé-Paolo- Maldini è uno dei pochi lasciapassare che ancora funzionano negli Stati Uniti: fa effetto con vecchi e bambini, poliziotti e tassisti, emigrati a «Broccolino» e lavoratori illegali cinesi. Paolo- alé-Paolo-Maldini, il capitano. E allora sei italiano, pacche sulle spalle, sorrisi e via andare. Oggi Paolo, ieri Baggio, prima ancora Schillaci.
Quando si presenta al negozio dello sponsor per la presentazione della maglia, Maldini si offre a qualche foto ricordo con Billy Costacurta: «Sono le foto per il museo delle cere», scherza Paolo che a 37 anni si prepara alla sua ventunesima stagione in rossonero. Inutile girarci attorno: dopo l’epilogo di quella scorsa (leggi Istanbul), non può essere una vigilia come le altre.
«Beh, ho ancora un dolorino qua nello stomaco — dice Maldini —. Ma sono fiducioso, con le partite giocate e l’inizio della stagione sparirà.Ho buone sensazioni in generale, anche se sul campo l’età comincia a farsi sentire, e gli acciacchi non mi mollano. La verità è che se decidi di andare avanti fino a 39 anni, lo fai solo perché sai che lo farai ad altissimo livello. Sono il giocatore più vincente della storia, ma anche il più perdente. Se penso a semifinali e finali perse… la cosa buona è che mi sono sempre rifatto. E anche stavolta mi rifarò».
Qualche tifoso si aspettava l’arrivo di un difensore.
«Credo che invece stiamo bene così. Abbiamo due giocatori per ruolo e molte alternative. Se guardi alle cose in modo soggettivo, è un discorso: io ho 37 anni ed è un fatto. Ma se vedi le cose nel complesso, come squadra, io sono molto ottimista».
Lei di Vieri, sapeva prima di tutti…
«Sì, certo. E la trovo una scelta ovvia per lui. Vedete, io lo conosco sotto una luce che a molti è ignota. Conosco le sue motivazioni, lo spirito che lo anima. Mi sembra normale che abbia voluto venire qui. Certo, capisco che da fuori sia visto come un colpo forte».
E con Gilardino?
«Eccellente intesa, a dispetto di quello che si può pensare. Avete visto a Chicago? Gilardino si è messo a fare la prima punta naturalmente, scambiandosi molto bene con Bobo».
Già, e Shevchenko cosa dirà? A proposito, questa storia che non siete più tanto amici?
«Scusate,ma adesso mi fate incazzare. Uno si alza la mattina e scrive che tu sei un cretino, ma non significa che necessariamente che io ci debba credere. Sulla storia di Ancelotti e Sheva che litigano per colpa mia, mi sono davvero girate le scatole perché non c’entravo nulla. Però è ora di finirla. Una volta successe pure in nazionale: dissero che io e Totti avevamo litigato. È ingiusto, nessuno ci ascolta più. E se provi a smentire non frega a nessuno. Sai quanto siamo arrabbiati io e Sheva? Al punto che eravamo alle Bahamas assieme in ferie. E pensa te, lì abbiamo trovato pure Totti…».
Magari non è carino parlare degli assenti, però si dice che Sheva sia un po’ più primadonna di prima.
«Quando Sheva fa la prima donna noi lo bacchettiamo, cosa credete?E così capita con Gattuso, Ambrosini e tutti gli altri. Io e Billy veniamo bacchettati meno, è naturale, siamo i due vecchi. Ma così funzionano le cose al Milan. Ci sono regole di comportamento, dello stare assieme. E ci sono personalità differenti. Come ogni altro posto di lavoro».
Riccardo Romani
30 luglio 2005