Forza Milan N.4 1993 L’accademia di Braida

La sua enorme competenza nel mondo del calcio è pari solamente a quella che dimostra quando parla di quadri. Abbiamo incontrato uno dei grandi protagonisti della società di via Turati: un uomo che non ama mettersi in mostra ma che  – vi assicuriamo – è di fondamentale importanza per il Milan dei record.

Tra una finale di Coppa dei Campioni in cui non è impegnato il Milan e una visita al museo del Louvre cosa scegli?

«Il Louvre, naturalmente». Ariedo Braida, direttore sportivo della squadra rossonera, è un grande personaggio, al di là della risposta in questione. Eppure, non è molto conosciuto dalla grande folla, restio com’è a mostrarsi in pubblico partecipando a vari processi e appelli: lui agisce nell’ombra – nel senso buono del termine – non entrando mai in polemica con nessuno, non offrendo la possibilità a chiunque di coinvolgerlo in polemiche legate alla compravendita di calciatori. Braida è fatto così e infatti è stimato da tutti: in più, è un grandissimo esperto nel suo campo, conosce a memoria la scheda tecnica di centinaia di atleti anche e soprattutto a livello giovanile. Anche se non lo ammetterà mai – la mode – stia è un:altra delle sue doti-, Ariedo ha grandi meriti nella «costruzione» dello squadrone che da anni trionfa in tutto il mondo…

«Non è vero – interviene Braida – il merito è solamente del presidente Berlusconi che ha saputo creare, grazie a una seria programmazione, una grande sociatà. Personalmente, ho avuto la fortuna di incontrarlo nel 1986 e di aver riscosso subito la sua fiducia: è fondamentale poter lavorare sapendo di avere il rispetto di chi è ai vertici della società».

Beh, è facile avere fiducia di uno che lavora bene…

«Grazie, ma all’inizio di questa avventura ero uno sconosciuto, almeno a livello di direttore sportivo: avevo una al Monza e all’Udinese…».

Ma è bastata per farti fare il salto di qualità: e se oggi un’altra società ti facesse un’offerta?

«Dovrebbe essere un lavoro completamente diverso, non Scherzi a parte, non potrei andarmene dal Milan: ho avuto molto dal punto di vista umano e lavorativo, un contatto quotidiano con tanti personaggi di un gruppo sano come è la Finivest e sono queste esperienze di vita che non potrei barattare con niente al mondo. Senza parlare, naturalmente, della grande realtà rappresentata dai risultati della squadra: basterebbe questo per continuare a occupare la mia scrivania in sede».

Vale la pena soffermarsi sull’ufficio di Braida: almanacchi del calcio, relazioni su futuri campioni sulla scrivania e quadri d’autore appesi alle pareti. E sì, perché se Ariedo Braida si muove alla grande nel mondo del cacio si può dire altrettanto per quanto concerne l’arte figurativa: ascoltare per credere.

«Tutti noi abbiamo delle sensazioni, capacità inespresse, un giorno ti accorgi di provare un notevole interesse per un qualcosa che non sospettavi. A me è capitano a 21 anni, quando Nils Liedholm, un vero maestro per me non solo calcisticamente parlando, mi fece scoprire un mondo sconosciuto, ho cominciato ad apprezzare qualsiasi forma d’arte. è un universo che mi affascina, conosco tanti artisti, li vado a trovare nei loro studi, mi procurano sempre grandi emozioni: le stesse che cerco di trasmettere a chi mi circonda» .

E chi hai coinvolto tra i tuoi giocatori?

«Diversi, a turno tutti hanno seguito le mie parole e i miei consigli».

Nomi, per favore…

«Van Basten, per esempio, è rimastro affascinato da un artista americano molto quotato. Ora, nel suo salone, fanno bella mostra due quadri di notevole spessore».

è più facile capire se un quando è bello o meno o se un giovane calciatore avrà un futuro da campione?

«è difficile in entrambi i casi. Noi, con il settore giovanile, cerchiamo di attuare una politica che crei prima l’uomo e poi il calciatore. Non è possibile, anzi è pericoloso cercare di avere tutto e subito: bisogna saper scegliere. Comunque, la bontà delle varie nazionali giovanili: ciò non vuol dire però che tutti finiranno in prima squadra, anche per una politica societaria che mira comunque al primato. Il tempo lo dirà, anche se basta dare un’occhiata alla squadra allenata da Fabia Capello per notare che la metà dei grandi campioni di oggi proviene dalle giovanili».

Ma nella giornata di Braida  c’è spazio per la famiglia?

«Pochissimo, qualche piccolo ritaglio di tempo. Giusto per le vacanze estive che, visti i molti impegni dei rossoneri, sono sempre molto, molto corte».

Vittorio Mentana