Gattuso ricorda il ‘suo’ Milan: “Champions 2007? Vinta in ritiro a Malta, tra freddo e vino”

L’allenatore del Milan Gennaro Gattuso ha ricordato alcuni dei suoi successi da calciatore, svelando simpatici retroscena

Anche Gennaro Gattuso è intervenuto durante l’incontro di presentazione del libro “Da Calciopoli ai Pink Floyd” di Alberto Costa concentrandosi soprattutto sul passato da giocatore del Milan“Galliani e Berlusconi pagavano buoni premi, ho preso tante di quelle multe da 1 milione-1 milione e mezzo, con tutti i danni che ho fatto. Poi meno male che vincevamo trofei e tutto passava in secondo piano. La rissa Ibra-Onyewu? Ci allenammo al campo 6, si sono acchiappati e pesavano 100kg l’uno: ho preso due schiaffi, e alla fine ho detto “ammazzatevi”. Ambrosini neanche si avvicinò, io da eroe mi sono avvicinato e ho provato a fermarli anche con un calcio, sono andato via poi. Nessuno poteva fermarli, si son sfogati. A Ibra poi è passata subito, non gli piace portare rancore: ad avercene di giocatori come lui”.

ibrahimovic IMAGE utd.jpg

L’allenatore dei rossoneri continua: “La salvezza del Milan in questi anni è stata il rispetto delle regole, poche volte Galliani è intervenuto: eravamo noi a rispettare la storia, c’era grande mentalità. Oggi si fa più fatica, la mentalità dei giocatori è cambiata: il primo giorno in cui sono andato a Milanello e mi sono fatto la barba ho lasciato due peli sul lavandino e Costacurta mi diede uno schiaffo in testa, dicendomi di pulire. Facevo fatica a parlare la stessa lingua che ho parlato l’ultimo anno in cui ho giocato in rossonero, per questo andai via: ora viviamo un’epoca diversa rispetto al passato. Si può tornare come prima, ma non bisogna dimenticare che i tempi son cambiati: è normale che se un allenatore crede fortemente in ciò che fanno i ragazzi, con passione e voglia, debba avere la fortuna di avere giocatori che facciano questo”.

Gattuso non riesce a trattenere i ricordi che riaffiorano nella sua mente: “Una volta si sentiva solo musica italiana negli spogliatoi: ora se metti musica italiana in spogliatoio ridono, va di moda l’hip-hop. Se metti Pupo(tutti ridono). Oggi tutti i giocatori guardano partite che giocano in campionati esteri e ascoltano la musica con le cuffie. Poi se metti regolamenti si lamentano, cercano alibi e pensano alle loro abitudini: ognuno ora pensa al suo orticello, alle cose che gli piace fare. Io sono arrivato nel ‘99 e la tecnologia non era arrivata ai livelli di oggi, la musica si ascoltava il giusto. Da allenatore è una cosa che non concepisco quella di ascoltare la musica prima delle partite, ma l’ho accettato ora e mi sono aperto per non essere un disadattato. Era meglio sentire Pupo che quella schifezza di musica hip-hop che non si capisce niente”, prosegue l’allenatore rossonero.

Poi un aneddoto che fa capire quanto quel Milan fosse compatto in tutti i suoi componenti: Nel 2007 vivevamo un periodaccio e la società ci mandò a Malta  per il ritiro: faceva un freddo cane, eravamo tutti incazzati con Galliani. Dopo essere tornati a Milano, ci tornammo. Quell’anno vincemmo poi la Champions: stavamo fino alle 5 di mattina in 10-14 tra noi, bevendo un bicchiere di vino. Queste cose ci hanno rafforzato, oggi i giocatori mangiano, si alzano e vanno via. Ho giocato con tantissimi campioni, ma per essere tale devi essere coerente, non saltare un allenamento: Maldini per non saltare un allenamento prendeva 1-2 aulin al giorno, per me è il più forte con cui abbia mai giocato. Se all’epoca si diceva che non si dovevano vincere i giornali, così i giornali non si leggevano”.

galliani GDM.jpg

E dopo aver parlato a lungo degli altri, la conclusione è tutta dedicata a sé stesso: “Nella vita ho sempre pensato di diventare il più forte nel mio ruolo, l’incontrista: ho cercato di migliorarmi, avevo qualità. Così scarso tecnicamente non ero, ma sapevo quale fosse il mio lavoro e quali fossero i miei limiti. Questo mettevo a disposizione”, ha concluso Gattuso.

https://gianlucadimarzio.com/it/dichiarazioni-gattuso-milan-ricordi

Milan, ecco perché i veleni elettorali e giudiziari rischiano di far fallire il rifinanziamento

Ps: un ultimo accenno, da vecchio osservatore delle vicende finanziarie (e politiche) di questo Paese. L’articolo sul New York Times su Mr Li con dubbi sulla provenienza dei soldi, l’attacco dei 5 Stelle che in Parlamento chiede lumi sulla proprietà del Milan, il ritorno di Silvio Berlusconi in politica con buone possibilità di essere addirittura ago della bilancia nelle prossime elezioni politiche. Tanti indizi mi fanno pensare a qualcosa che potrebbe succedere.

Con questa chiosa finale terminavo un articolo del 6 dicembre scorso. Ebbene, di fronte a diverse domande dei lettori sul significato della mia frase finale “tanti indizi mi fanno pensare a qualcosa che potrebbe succedere” ero stato volutamente criptico e vago. Ma il mio pensiero andava proprio all’ipotesi giudiziaria.

Ora i miei timori di inizio dicembre si sono concretizzati: in modo violento vista la polemica che si è venuta a creare. L’articolo de La Stampa ha spiegato che esisterebbe una inchiesta della Procura di Milano sulla cessione del Milan. Ma, dopo alcune ore, è arrivata la smentita del Procuratore capo Francesco Greco: “Allo stato non esiste alcun procedimento sul Milan”. Ma il quotidiano La Stampa ha ribattuto: è tutto vero confermando l’inizio dell’inchiesta. Ne è nata una bagarre con minaccia di querele da parte dell’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini.

L’unica vera certezza, a questo punto, è che la confusione e i timori giudiziari potrebbero danneggiare lo stato delle trattative per il rifinanziamento del club rossonero, che deve 360 milioni al fondo americano Elliott, da restituire entro il mese di ottobre. I fondi statunitensi e le banche americane, principali controparti in questa fase delle negoziazioni per sostituirsi ad Elliott, sono infatti particolarmente sensibili a notizie di questo tipo, anche se in questo caso sono state smentite.

L’ipotesi allo studio da parte della Procura, sempre secondo quanto scrive La Stampa, sarebbe che il prezzo di vendita del Milan sarebbe stato volutamente gonfiato.

Ma la domanda che bisogna farsi è anche un’altra. Ormai da diverso tempo circolavano indiscrezioni sulla transazione, al punto che queste voci erano uscite dal ristretto ambiente finanziario milanese ed erano giunte fino alla Capitale.

Tanto che, secondo alcune ricostruzioni, l’uscita a gamba tesa di James Pallotta, presidente della As Roma, a fine luglio (“Milan, dove trovi i soldi”) erano motivate proprio anche da quei rumors giudiziari di cui tutti sussurravano senza sapere se fossero veri. C’è da dire, che come avviene solitamente in tutte le transazioni di questo tipo che comportano importanti flussi di denari, ci sarebbe stata una segnalazione dall’ufficio apposito di Banca d’Italia alla Procura. Ma nulla era successo.

Tanto che l’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, al momento della chiusura dell’operazione con Fininvest, aveva già avviato contatti con la Procura di Milano, per evitare successive inchieste, con l’obiettivo di evidenziare la regolarità dei flussi di denaro.

Bisogna però ricordare che la transazione della vendita del Milan non nasce con Mr Yonghong Li ma ha un’origine più lontana: nasce con Mr Bee Taechaubol e con altri misteriosi compratori che si sono avvicinati al club. Quindi sulla transazione c’è sempre stato un velo di mistero.

Ma fino ad oggi non era emerso nulla di penalmente rilevante. Perché dunque questa entrata a gamba tesa proprio in questo momento? La Procura starebbe forse per muoversi con una rogatoria e quel “allo stato ” del procuratore capo Francesco Greco va da interpretarsi in questo senso?

Di sicuro, il clima politico, in vista delle elezioni di marzo, non sta aiutando per niente. E la tempistica fa riflettere. Come ho scritto a inizio dicembre tanti indizi si stavano aggiungendo: “L’articolo sul New York Times su Mr Li con dubbi sulla provenienza dei soldi, l’attacco dei 5 Stelle che in Parlamento chiede lumi sulla proprietà del Milan, il ritorno di Silvio Berlusconi in politica con buone possibilità di essere addirittura ago della bilancia nelle prossime elezioni politiche”. Ora si aggiunge il giallo di stamattina, con una presunta indagine della Procura in prima pagina sui giornali, ma smentita seccamente dal capo della Procura milanese. E sembra solo l’antipasto delle polemiche che preannunciano la campagna elettorale.

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2018/01/13/milan-la-procura-di-milano-apre-uninchiesta-la-segnalazione-di-bankitalia/

[ACMilan.com]#TBT: LA PRIMA VOLTA DI SILVIO BERLUSCONI A SAN SIRO

 Milan-Verona, 2 marzo 1986, esattamente 31 anni fa

fotonews

SILVIO BERLUSCONI AL CENTRO DELLA FOTO
La foto è molto cara al presidente del Milan. Documenta la prima partita seguita dal nuovo proprietario del Milan a San Siro,il 2 marzo 1986. Silvio Berlusconi non era ancora presidente quella domenica, lo sarebbe diventato 22 giorni dopo, il 24 marzo 1986. Ma aveva già acquisito la società e il suo sguardo era già puntato sul suo Milan, al centro della tribuna d’onore. Quella gara fra Milan e Verona terminò 1-1, con i due gol entrambi nella ripresa: prima l’autorete di Fontolan e poi il pareggio veronese di Galderisi. Si trattava dell’8′ giornata di ritorno ed era la partita numero 100 in campionato di Mauro Tassotti. Gli allenatori erano Liedholm per i rossoneri e Bagnoli per i gialloblù. Proprio Galderisi, pochi mesi dopo, sarebbe divenuto uno dei primi cinque acquisti di mercato del primissimo Milan di Silvio Berlusconi, insieme a Giovanni Galli, Donadoni, Massaro e Bonetti.

This slideshow requires JavaScript.

DA SINISTRA NELLA FOTO: GIANCARLO FOSCALE
Cugino del presidente Berlusconi, molto spesso al suo fianco sia in Fininvest che nella gestione del Teatro Manzoni nel centro di Milano, Foscale è stato amministratore delegato della prima ora del Milan, sia nella stagione 1985-86 che nell’annata 1986-87. Ancora oggi consigliere d’amministrazione del club rossonero e innamorato dei colori milanisti, Foscale negli anni scorsi ha partecipato a molte trasferte del Milan nelle coppe europee.

AL SUO FIANCO: ADRIANO GALLIANI
Già vicino al calcio con il Monza, partecipa al fianco di Paolo Berlusconi alle trattative con la vecchia proprietà del Milan raccolta attorno all’avvocato Ledda in rappresentanza di Giuseppe Farina. Con il trascorrere prima degli anni e poi dei decenni, diventa plenipotenziario di Silvio Berlusconi per le vicende calcistiche. Quindi, del Milan. Adriano Galliani dal 1986 a oggi ha dato tutto sé stesso per i colori rossoneri.

berlusconigalliani.jpg

L’ALTRO PRESIDENTE: ROSARIO LO VERDE
Nelle cariche sociali del Milan, il passaggio da Giuseppe Farina a Silvio Berlusconi non è stato diretto. Nei passaggi, datati 1986, anche drammatici del cambio di proprietà, con la prospettiva del fallimento del Club, si era reso necessario un interregno alla presidenza. All’epoca di quel Milan-Verona cui i nuovi dirigenti rossoneri stavano assistendo, Silvio Berlusconi era già proprietario del Milan, ma Rosario Lo Verde ne era il presidente. Carica occupata dal gentiluomo siciliano dal 13 gennaio 1986 al 26 marzo 1986.

BRIANZA ROSSONERA: PAOLO BARZAGHI
Alla sinistra di Rosario Lo Verde, era “schierato” a San Siro, Paolo Barzaghi. Brianzolo di Seregno, Barzaghi era rivale sportivo del “monzese” Galliani, ma sempre nell’ambito di ottimi rapporti umani. Marito di Amelia Busini, figlia di Tony, direttore tecnico del Milan del Gre-No-Li, Barzaghi ha sempre avuto il calcio e i colori rossoneri nei propri cromosomi. Suo figlio, Giangerolamo, ha rilanciato il Seregno negli anni Novanta, dopo i fasti del papà nelle stagioni della Serie C.

IL CALCIO NEL DESTINO: URBANO CAIRO
Dalla parte opposta rispetto a quella di Foscale nella foto, ecco un giovanissimo Urbano Cairo. Al fianco di Silvio Berlusconi come suo assistente personale fin dal 1981, all’epoca di quel Milan-Verona del 2 marzo 1986, l’attuale presidente del Torino e di RCS era direttore commerciale di Publitalia ’80 e amministratore delegato di Mondadori pubblicità. Ha seguito il Milan in tribuna d’onore, a intervalli abbastanza regolari, fino al 1990.

https://www.acmilan.com/it/news/tbt/2017-03-01/tbt-la-prima-volta-di-silvio-berlusconi-a-san-siro

[90min.com]Il Milan del Cavaliere: l’epopea milanista di Berlusconi in 10 tappe

Il colpo di fulmine si concretizzò meno di una settimana dopo San Valentino. Era il 20 febbraio 1986 quando i tifosi del Milan poterono andare a riposare al termine di una delle giornate più lunghe e sportivamente drammatiche della storia. 

Il temuto fallimento di uno dei club più gloriosi d’Italia e del mondo, vincitore di 10 scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe delle Coppe, fu scongiurato grazie alla generosità di Silvio Berlusconi che al culmine di una trattativa estenuante durata 2 mesi concluse l’acquisto dell’Ac Milan dal tribunale fallimentare, dove i libri contabili della società erano stati portati come conseguenza inevitabile di 10 anni di gestioni sofferte, culminate con 2 retrocessioni.

Grazie al fondamentale aiuto di Gianni Nardi, vice-presidente uscente e braccio destro del Cavaliere nel tessere i fili della trattativa, la leggenda poté avere inizio.

1. L’acquisto

Il colpo di fulmine si concretizzò meno di una settimana dopo San Valentino. Era il 20 febbraio 1986 quando i tifosi del Milan poterono andare a riposare al termine di una delle giornate più lunghe e sportivamente drammatiche della storia. 

Il temuto fallimento di uno dei club più gloriosi d’Italia e del mondo, vincitore di 10 scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe delle Coppe, fu scongiurato grazie alla generosità di Silvio Berlusconi che al culmine di una trattativa estenuante durata 2 mesi concluse l’acquisto dell’Ac Milan dal tribunale fallimentare, dove i libri contabili della società erano stati portati come conseguenza inevitabile di 10 anni di gestioni sofferte, culminate con 2 retrocessioni.

Grazie al fondamentale aiuto di Gianni Nardi, vice-presidente uscente e braccio destro del Cavaliere nel tessere i fili della trattativa, la leggenda poté avere inizio.

2. I primi passi

I malpensanti non mancarono fin da subito: Berlusconi, giovane imprenditore sulla cresta dell’onda, self made man con il pallino degli affari e sempre più protagonista della scena mediatica italiana grazie all’ascesa delle televisioni commerciali, acquistò il Milan solo per farsi un nome, sostennero i pessimisti. 

Di più, su sponda interista si raccontò come lo stesso Berlusconi andò vicino a diventare il proprietario dell’Inter durante l’era Fraizzoli. 

Tant’è, i primi passi furono giocoforza difficili a causa della massa debitoria da saldare. Ma la macchina dei successi cominciò subito a mettersi in moto: Berlusconi scelse di affidare la gestione tecnica della società ad Adriano Galliani, ex dirigente del Monza, ma soprattutto persona-chiave nell’ascesa delle reti Fininvest, che a sua volta chiamò Ariedo Braida, ex attaccante proprio del Monza. 

A loro il compito di far capire subito le intenzioni del nuovo corso: e allora ecco gli acquisti di Giovanni Galli, Roberto Donadoni e Daniele Massaro. Dei quali si sentirà parlare…     

Il primo allenatore dell’era Berlusconi fu Nils Liedholm, ereditato dalla precedente gestione. Il calcio del Barone non dispiaceva certo al giovane Silvio, da subito convinto della necessità che il Milan comandasse il gioco, ma come spesso capita in questi casi, i nuovi padroni del vapore amano essere decisionisti. 

Al primo passo falso allora Liedholm fu esonerato e sostituito da Fabio Capello, ex gloria rossonera protagonista di un percorso da manager in Mediolanum, la finanziaria di Berlusconi.  

3. L’era Sacchi: un’intuizione che ha fatto la storia

Vinto lo spareggio contro la Sampdoria per l’accesso alla Coppa Uefa, Capello passa ad allenare la Primavera. Per la guida della prima squadra si punta su un tecnico rampante, l’ideale per una squadra che vuole stupire. 

Da Parma arriva Arrigo Sacchi, che aveva stregato il Cavaliere in una partita di Coppa Italia. Inizia così una delle pagine storiche del calcio italiano e mondiale. Sul mercato le idee sono chiare e portano all’acquisto delle stelle olandesi Ruud Gullit e Marco Van Basten e dell’esperto centrocampista Carlo Ancelotti dalla Roma. 

Dopo un avvio stregato, con ko in campionato e l’eliminazione in Uefa dall’Espanyol, lo spogliatoio si ribella ai metodi del Profeta di Fusignano, maniaco di tattica, pressing e fuorigioco, e ai suoi allenamenti rivoluzionari. 

Prima della decisiva trasferta di Verona la società blinda l’allenatore e la squadra reagisce: un gol di Pietro Paolo Virdis porta i 2 punti e la storia cambia verso. 

La folle rimonta sul Napoli porterà il primo e unico scudetto di una gestione lunga 4 anni, che farà del Milan la squadra più imitata e vincente degli anni ’80: due Coppe Campioni, due Supercoppe Europee, due Intercontinentali non esprimono al meglio lo strapotere della prima squadra italiana capace di spezzare il luogo comune del pallone nostrano tutto difesa e contropiede. 

La finale ’89 contro la Steaua Bucarest e il 5-0 nei quarti al Real spediscono 11 uomini e la loro guida nella leggenda.     

4. L’era Capello: trionfi senza soluzione di continuità

Ma come tutte le cose più belle, la fine è improvvisa. Tante vittorie e i metodi sacchiani logorano il gruppo e il conducente, così nel 1990 l’amaro epilogo della corsa scudetto a favore del Napoli è il segnale che un’era è al capolinea. Complice qualche contrasto con i leader dello spogliatoio, Sacchi accetta la proposta di diventare ct della Nazionale, lasciando quello che sembra un gruppo da ricostruire. Berlusconi e Galliani però hanno le idee chiare e puntano su quel Fabio Capello fatto crescere per 4 anni. 

La stampa specializzata non accredita il Milan della capacità di riaprire un nuovo ciclo e invece ecco un’altra era vincente, per molti ancora più meritevole della prima. In un calcio in evoluzione, che apre a più stranieri, Capello accantona lo spettacolo caro a Sacchi per puntare sulla praticità. 

All’epogeo della popolarità personale ed economica, Berlusconi macina acquisti su acquisti, riempiendosi anche di doppioni, da Baggio Savicevic, da Boban Weah, che rendono meno amaro il lento declino di un Van Basten costretto ad arrendersi alla caviglia dispettosa. il Milan stritola il mercato italiano ed europeo e fa incetta di titoli: tre scudetti consecutivi tra il ’92 e il ’94, il primo dei quali al termine di un campionato senza sconfitte, si uniscono a esaltanti percorsi europei con una sola vittoria, ma storica, il 4-0 di Atene al Barcellona. L’era Capello offusca quella di Sacchi e Berlusconi gongola  

5. Controversie: l’ingresso in politica e due casi scottanti

Senza saperlo, l’epopea berlusconiana avrebbe già raggiunto il proprio punto più alto. I quasi due lustri di trionfi portarono comunque con sé un paio di buchi neri. Il primo è riferito a quanto successe il marzo ’91 al Velodrome di Marsiglia: il Milan gioca la semifinale di Coppa Campioni contro la squadra locale e a 10’ dalla fine la gara è sull’1-0, risultato che costerebbe l’eliminazione al Milan bi-campione in carica. 

Al 90′ un riflettore dello stadio si spegne. La visibilità resta buona, ma Galliani entra in campo ed ordina la ritirata della squadra, convinto di ottenere la vittoria a tavolino

Chi spinse l’ad a quella decisione resterà per sempre un mistero: Berlusconi non l’ha mai rivendicata e anzi questo ha rappresentato il maggior punto di rottura con il dirigente di fiducia, fatto sta che a tavolino vinse l’OM e il Milan fu squalificato per un anno dalle Coppe. 

Un vulnus non rimarginabile, al pari dell’acquisto di Gigi Lentini nell’estate 1992. Al termine di un testa a testa sportivo e politico con la Juventus di Agnelli, l’ala del Torino si veste di rossonero per 18,5 miliardi, cifra record, ma sulla quale gravò l’accusa di aver versato ai granata ulteriori 10 miliardi in nero.

Due anni più tardi, lo storica “discesa in campo” cambia la storia dell’Italia. E, in peggio, del Milan, che si troverà via via privato dello sguardo sicuro del presidente-tifoso.

6. Il primo declino e lo scudetto zaccheroniano

Sul campo, finita l’era Capello, Berlusconi va incontro al primo quadriennio sofferto della propria presidenza. 

L’ingresso in politica del 1994 ha cominciato a distogliere attenzioni e impegno economico dal giocattolo preferito e le conseguenze sono immediate. 

Dalla fallimentare esperimento Tabarez ai nostalgici e deludenti ritorni di Sacchi (’96) e Capello (’97), il Milan crolla fino al 10° e all’11° posto. Per un parziale riscatto serve l’intuizione di Adriano Galliani, che nel 1998 vede in Alberto Zaccheroni il possibile nuovo Sacchi. Romagnoli entrambi ed entrambi nati il 1° aprile, lo scudetto al primo colpo sembra dare ragione all’ad, ma il feeling tra Zac e Berlusconi non nascerà mai. 

Dopo un anno e mezzo scatta l’esonero, cui segue un altro disastroso tentativo straniero con il turco Fatih Terim.     

7. L’era Ancelotti: gli ultimi trionfi

La data successiva da mandare nella storia del Diavolo berlusconiano è il 2 novembre 2001. Un rigore sbagliato da Pippo Inzaghi in casa del Torino al 90’ costa il posto a Terim e pone il presidente di fronte a un bivio. 

Rilanciare o ammainare bandiera. Una cena convince la vecchia bandiera Carlo Ancelotti, a un passo dal ritorno al Parma, a dire sì alla proposta di allenare il Milan. Riaffiorano i ricordi dell’era Sacchi, di cui Carletto fu discepolo come aspirante allenatore, e il Milan modello Fenice rinasce. 

In 5 anni Ancelotti otterrà curiosamente gli stessi titoli di Sacchi, uno scudetto e due Champions League, disponendo di una squadra ancora più forte grazie agli ultimi sforzi del presidente: giocatori come Nesta e Cafu si uniscono a chi già c’era, Shevchenko, Inzaghi e Gattuso, e a completare l’opera sono alcuni scambi fortunati con l’Inter che portano in rossonero Seedorf Pirlo

Il Milan dei piedi buoni domina e incanta in Europa battendo la Juve nella finale tutta italiana del 2003 e il Liverpool ad Atene nel 2007, due anni dopo la beffa di Istanbul.  

8. L’ultimo scudetto

Le alterne fortune in politica di Berlusconi e i problemi giudiziari trasformano in un calvario il secondo decennio di quella che si avvia a diventare la presidenza più longeva del calcio italiano. 

La deludente annata 2008-2009 segna due volte: la fine dell’era Ancelotti e della lunghissima epopea di Paolo Maldini, che a 40 anni lascia un Milan che necessita una profonda ricostruzione. 

Ma l’inatteso trionfo in Champions del 2007, giunto al termine della caotica stagione segnata dallo scandalo Calciopoli che per qualche tempo fece temere la terza retrocessione del club, coincise con l’illusione di poter rinviare l’inevitabile rivoluzione. 

Dopo l’interregno Leonardo, idolo del Berlusconi presidente come giocatore, ma ben presto in rotta di collisione con il patron come tecnico, la palla passa nuovamente a Galliani, sempre più coinvolto direttamente nelle vicende rossonere e deciso a puntare su un altro giovane rampante come Massimiliano Allegri

La scelta paga subito e per la terza volta nella storia del Milan il nuovo allenatore porta subito lo scudetto: l’ottavo tricolore dell’era Berlusconi nel 2011 sarà favorito dagli acquisti di Thiago Silva, Ronaldinho, Robinho e Ibrahimovic, ultime stelle del trentennio.  

9. Il secondo declino

Ma il Milan non fa più tremare il mondo fuori dai confini, le avventure in Champions si arrestano inesorabilmente ai primi veri ostacoli e il resto lo fa lo scarso feeling tra un Berlusconi per la prima volta tentato di vendere il club e Allegri. 

Entrare tra le prime 3 diventa l’obiettivo massimo, ma centrarlo non basta al tecnico livornese, esonerato a metà della quarta stagione con la squadra ai margini della zona retrocessione. 

Un lunghissimo ciclo volge al termine, San Siro si svuota, i tifosi se la prendono con Galliani per non colpire il presidente dei tanti successi dopo che vanno male anche i tentativi disperati con le vecchie bandiere Seedorf Inzaghi, come la terapia d’urto con Sinisa Mihajlovic.  

10. L’addio

Vincenzo Montella sarà allora l’allenatore che legherà il proprio nome alla storica cessione del club. Tramontato il sogno del nuovo stadio al Portello, Berlusconi cede al dolore di separarsi dal gioiello preferito, spinto dalle esigenze di un calcio moderno che vede estinguersi la figura del presidente-benefattore. 

Dopo tante trattative fallite, il 5 agosto 2016 arriva a sorpresa la firma del preliminare d’acquisto da parte di Sino Europe Sports, cordata di imprenditori cinesi ancora da definire che in 100 giorni assicurano una caparra da 100 milioni e promettono, su invito del presidente uscente, investimenti per 400 milioni in 3 anni. 

Tre mesi dopo il 30° anniversario dall’acquisto e 40 giorni prima dell’80° compleanno Silvio scende dalla barca più amata. Forse…     

https://www.90min.com/it/posts/3867104-il-milan-del-cavaliere-l-epopea-milanista-di-berlusconi-in-10-tappe

Barbara vs Marina Berlusconi: vendere o non vendere il Milan?

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2014/03/15/barbara-vs-marina-berlusconi-vendere-o-non-vendere-il-milan/

Milan, vendere o non vendere? Questo è il dilemma. Secondo i rumors raccolti da questo blog, la possibilità di una cessione del club rossonero (più facilmente di una minoranza) sarebbe sul tavolo della famiglia Berlusconi. Ma le posizioni sarebbero distanti tra gli stessi componenti della famiglia.

Barbara Berlusconi, che da poco è salita alla guida della società, starebbe rilanciando sulle strategie economiche del club, a cominciare dalla possibilità di avere in futuro lo stadio di proprietà. Su posizioni opposte sarebbe invece Marina Berlusconi, che da tempo riterrebbe il club rossonero fonte di assorbimento di capitali per la holding Fininvest. Neutrale il resto della famiglia (a cominciare da Piersilvio Berlusconi), mentre Silvio Berlusconi sarebbe per ora alla finestra, senza avere preso ancora una decisione, che sarebbe quella cruciale per il vero destino dei rossoneri. Per ora tutti negano, a cominciare da Fininvest e da Silvio Berlusconi, ma probabilmente la possibilità che si cerchino investitori per il Milan non è mai stata concreta come oggi. Il problema è trovare qualcuno che sia disposto ad entrare in minoranza e in aumento di capitale: cosa assai difficile per un club di calcio. Di sicuro i prossimi mesi saranno fondamentali: senza le Coppe il Milan perderà importanti introiti e per investire dovrà aprire la cassaforte Fininvest, che non si trova certo nelle condizioni migliori per fare investimenti milionari. Difficile che a salvare la situazione sia il solito Adriano Galliani, che fino ad oggi era riuscito a rilevare giocatori importanti con investimenti minimi: l’ex Ad rossonero, forte di un ricco contratto di cinque anni, starebbe assistendo senza intromettersi nella situazione azionaria. Di sicuro un Milan perdente e nell’oblio sarebbe dannoso anche sul versante del marketing e comunicativo per Silvio Berlusconi che ha sempre giocato l’arma della “squadra più vincente al mondo” anche nell’agone politico.

Carlo Festa: Tre ragioni per cui Silvio Berlusconi (per ora) non cederà il Milan

Non si sono ancora totalmente cancellati gli echi della notizia di Bloomberg sulla cessione dell’Ac Milan da parte della Fininvest della famiglia Berlusconi. L’indiscrezione, che si basava sull’assegnazione di un incarico di advisor sulla vendita alla banca Lazard, è stata smentita prima dalla holding di via Paleocapa e, il giorno dopo, dallo stesso Silvio Berlusconi. Quindi? Tutte speculazioni? Le solite voci create ad arte? Per capire quello che sarà del Milan bisogna fare qualche passo indietro.

Negli ambienti finanziari si sa da tempo che la situazione in casa Ac Milan, nel rapporto con gli azionisti, è di questo tipo: Fininvest cederebbe il Milan anche domani, visto che assorbe cassa e non genera utili, ma a decidere del futuro rossonero è sempre stato solo e soltanto Silvio Berlusconi. Allora, partendo da questo presupposto, è mai successo che negli ultimi anni il Milan sia entrato in una trattativa seria con qualche gruppo disposto a comprarlo?

Per trovare l’unica trattativa, in qualche modo seria, bisogna risalire al 2009: a quel tempo aveva fatto un’offerta abbastanza seria per il Milan un gruppo finanziario di Dubai. Nello stesso anno, inoltre, aveva mostrato interesse per i rossoneri anche il gruppo Gazprom, data la consuetudine tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. Proprio l’offerta di Gazprom, più che quella mediorientale, era riuscita a fare breccia, ma alla fine (con Fininvest d’accordo) aveva bloccato tutto all’ultimo proprio Silvio Berlusconi. Sempre nel 2009, l’imprenditore albanese Rezart Taci (amico di Adriano Galliani) si era detto disposto a comprare il Milan ma le sue mire erano state viste più come una trovata di marketing che altro.

Da allora, a dire la verità, poco è successo. Nel 2011 Silvio Berlusconi era volato a Mosca al compleanno di Putin e, raccontano le cronache di quell’eventi, l’ex-premier era stato avvicinato da un ricco imprenditore russo pronto a investire sul Milan. Ma quelle erano parole in libertà, dette fra l’altro a una festa. Si arriva quindi allo scorso anno. Diverse banche d’affari, senza un incarico diretto ma sotto traccia e in qualche modo stimolate da Fininvest, provano a sondare gli investitori esteri interessati. Viene fuori che ci potrebbe essere un gruppo cinese interessato a guardare il club rossonero, ma lì finisce. Berlusconi, impegnato tra politica e vicende giudiziarie, non pensa proprio a cedere i rossoneri.

Arriviamo a tempi più recenti. Dopo l’estate scoppia la querelle tra Adriano Galliani e Barbara Berlusconi. Alla fine, dopo la minaccia di dimissioni con annessa mega-liquidazione, Silvio Berlusconi stesso trova la quadratura tra la figlia e il fedele dirigente da una vita accanto a lui. I due trovano una convivenza forzata con il doppio ruolo di capoazienda, anche se con funzioni diverse e non sovrapposte.

Ma, in questa situazione di incertezza gestionale, cominciano a uscire indiscrezioni. Circa un mese fa trapela un rumors: Lazard avrebbe avuto un incarico per trovare soci per il Milan. Chi scrive questo articolo ne viene a conoscenza, ma la notizia non trova altre conferme tra le fonti finanziarie.  Anzi ne viene fuori una interpretazione che qui riporto per come mi è stata detta ma che sembrerebbe assai credibile. Ecco le tre ragioni per cui Silvio Berlusconi (almeno per ora) non cederà il Milan.

1) Alla figlia Barbara il padre avrebbe promesso maggiori investimenti per il prossimo campionato. Non sarà una campagna faraonica dei bei tempi passati, ma è facile pensare che venga data disponibilità di fare qualche buon acquisto. Probabile che venga deciso di cedere uno dei giocatori della rosa (El Shaarawy?) per ottenere un po’ di liquidità. Insomma, Barbara è appena arrivata al timone del Milan e vuol fare vedere di saperci fare. Sarà difficile, piuttosto, che continui a reggere il precario equilibrio con Adriano Galliani.

2) La seconda ragione è squisitamente politica. Silvio Berlusconi è proteso a contendere a Matteo Renzi il ruolo di leader. Fra i due, dice chi frequenta i salotti politici, è stata trovata una certa sintonia su alcuni temi. Anzi, qualcuno scommette che proprio Renzi potrebbe riuscire a favorire la grazia per Berlusconi dalla condanna comminata dal Tribunale di Milano. Ma le elezioni politiche, se non quest’anno, potrebbero essere non poi così distanti nel tempo. Magari nel 2015. E Silvio Berlusconi non potrà presentarsi alle elezioni senza la creatura sportiva che tanti voti gli ha garantito in passato. Cedere la proprietà sarebbe riconoscere un momento di debolezza.

3) C’è poi un motivo economico. Silvio Berlusconi valuta il Milan quasi un miliardo di euro. Ma quale gruppo, in questo momento di mercato, è disposto a offrire così tanto soldi per un club di calcio? Nessuno. Quindi o scendono le pretese o un accordo è impossibile da raggiungere.

Quindi i tifosi rossoneri potranno o no vedere un nuovo socio (il Qatar della situazione con il Psg) comprare il Milan? Per ora sicuramente no, ma con il tempo (forse nel giro di due-tre anni) sicuramente si. Il Milan, come l’Inter, è destinato a diventare straniero, ma ora non sono ancora maturi i tempi.

Ps: un gossip. Perché la Bloomberg che ha dato la notizia è stata firmata da New York? La fonte in questione andrebbe rintracciata in uno degli advisor storici del mondo del calcio che ci sono nella Grande Mela. Non dimentichiamo che, malgrado il calcio non sia così famoso negli Usa, i maggiori consulenti (capaci di trattare la cessione dei club) sono proprio negli Stati Uniti.