Quella clausola che mette fretta a Yonghong Li

Se la proprietà del Milan non versa entro lunedì 10 milioni, Elliott si prende la società

Tempo scaduto per mister Li a Pechino. È arrivata la sentenza della Consob cinese: la holding del proprietario del Milan ha tenuto nascosto il dissesto, precedente all’acquisto, un anno fa, del club da Fininvest per 750 milioni. Tempo quasi scaduto a Milano: sia il consiglio di amministrazione rossonero che il fondo Elliott hanno messo scadenze e paletti stretti.

Il finale di partita potrebbe essere, in teoria, tra pochi giorni e non il 15 ottobre 2018, data di scadenza del prestito da 300 milioni del fondo americano. È l’effetto combinato di una nuova postilla del contratto con gli americani e del pressing del consiglio di amministrazione. Lo sa anche Yonghong Li, naturalmente, e sta facendo di tutto per raccogliere 10 milioni di aumento di capitale. Finora se l’è sempre cavata per un pelo. E ogni volta l’iter dei bonifici è seguito con trepidazione, fino al sollievo ed entusiasmo finale: «È partito! È in arrivo!». Impensabile ai tempi di Berlusconi o nell’Inter di Zhang che un bonifico da 5-6 milioni possa condizionare la vita societaria. Per questo la corda è ormai tesissima. Tanto più che oggi l’Uefa ha negato il patteggiamento, con rischio di esclusione dalle coppe.

I consiglieri del Milan, responsabili verso la società, hanno spedito all’azionista una lettera in cui lo invitano a versare entro lunedì 10 milioni. È un fatto tecnico molto importante perché è l’atto formale che innesca l’iter in cui si inserisce la nuova clausola, valevole d’ora in poi per tutti gli aumenti di capitale. Se Li non bonifica i 10 milioni entro lunedì, se ne fa carico il fondo Usa e a quel punto scattano i termini finali (dovrebbero essere 15 giorni) concessi al cinese per rimborsare Elliott. «Bucando» anche questa scadenza, gli americani, in largo anticipo su ottobre, possono esercitare tutte le garanzie e prendersi il Milan a 350-360 milioni (valore del prestito più interessi). Si applicherebbe, in sostanza, la nuova clausola approvata senza troppa pubblicità dall’assemblea degli obbligazionisti il 2 maggio: «Nuovo event of default».

Del resto, da aprile 2017 nessuna rata in scadenza ha testato la solvibilità cinese perché il prestito di Elliott prevede il rimborso, capitale e interessi, tutto alla fine. Ora invece c’è la mini-prova sugli aumenti di capitale (25-26 milioni entro giungo). Difficile che Yonghong Li scivoli per pochi milioni, ma le mosse di Elliott e del cda tracciano un sentiero strettissimo. La China Securities Regulatory Commission, la Consob cinese, ha nel frattempo chiuso l’inchiesta (preannunciando sanzioni al prestanome di Li) sulla Jie Ande, la holding del numero uno del Milan da poco fallita. Jie Ande è il principale azionista di una società quotata e ha tenuto all’oscuro il mercato delle inadempienze con le banche e del proprio dissesto, fin dall’inizio del 2017, quando ancora doveva chiudersi l’operazione Milan.

Mario Gerevini

https://www.corriere.it/digital-edition/CORRIEREFC_NAZIONALE_WEB/2018/06/01/47/quella-clausola-che-mette-fretta-a-yonghong-li_U434901162645649VEG.shtml

The Insider | Riappare Mr Li: la Teamway di Hong Kong lo cerca per riavere i soldi del prestito necessario per il Milan

Riappare Mr Yonghong Li, ma questa volta non nelle foto su Istagram dalle Maldive, dove festeggia con una grigliata in famiglia. Dopo aver perso 400 milioni sul Milan, finito ad Elliott e con un’indagine della …
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The Insider | Riappare Mr Li: la Teamway di Hong Kong lo cerca per riavere i soldi del prestito necessario per il Milan

Riappare Mr Yonghong Li, ma questa volta non nelle foto su Istagram dalle Maldive, dove festeggia con una grigliata in famiglia. Dopo aver perso 400 milioni sul Milan, finito ad Elliott e con un’indagine della …
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Milan, l’ex proprietario Yonghong Li indagato per falso in bilancio – Corriere.it

L’anno scorso l’uomo d’affari cinese aveva rilevato dalla Fininvest la squadra rossonera per 740 milioni, ma non era stato poi in grado di onorare i…
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INCHIESTA. Milan, Mr Li e’ scomparso: come i 500 milioni dell’acquisizione

Immaginatevi un’autostrada che porta diretta a un burrone. Insomma, morte sicura. Ma un chilometro prima, per fortuna, ci sono almeno due uscite di emergenza da imboccare per mettersi in salvo. Ma il guidatore decide di continuare sull’autostrada e di finire nel burrone.
Come definereste colui che fa una scelta di questo tipo? Un suicida? Un folle? Ecco Yonghong Li ha piu’ o meno preso una decisione di questo tipo, anche se sul tavolo non c’era per fortuna la vita ma oltre 500 milioni di euro, cioe’ la cifra persa con il passaggio del Milan ad Elliott. Il problema e’ che non si capisce perche’ Mr Li abbia fatto cosi’. Spieghiamoci meglio. Proprio chi scrive, il 14 aprile dello scorso anno, cioe’ il giorno del closing, ha previsto questo finale con decine di articoli che mettevano in evidenza le incongruenze di Mr Li. Al punto da scrivere anche un libro con titolo profetico.
Ora a distanza di 15 mesi bisogna porsi tanti quesiti. Mr Li non e’ infatti, secondo le testimonianze passate, ne’ un folle ne’ un suicida. Lo testimonia la Consob cinese quando gli ha comminato una multa per un’operazione di Borsa. Lo testimoniano decine di articoli, sempre su giornali cinesi, sulla sua attivita’ imprenditoriale passata e sui tanti prestanome che sono apparsi in passato. Fino a un caso di doppia identita’.

I soldi di Mr Li arrivavano misteriosamente tramite triangolazioni nei paradisi fiscali per arrivare poi da li in Lussemburgo e quindi in Italia. I conti delle banche italiane ricevevano quei soldi. Prima quello di Fininvest in Unicredit, poi chiuso dopo l’acquisizione. Poi, per gli aumenti di capitale di Yonghong Li, quello di Bpm del Milan, della filiale di via Turati: un conto utilizzato dal Milan gia’ nell’era del Biscione.

Il problema che resta da capire, il nodo da sciogliere, e’ se questi soldi rispettavano o meno il requisito bancario della kyc, cioe’ know your customer, conosci il tuo cliente.

Se lo deve essere chiesto Banca d’Italia che ha lanciato degli Sos su alcuni flussi di capitali, circa 200 milioni di euro, alla Procura di Milano, che ha poi aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato.

Riuscire a far arrivare tra i 500 e i 600 milioni di euro in Italia non e’ comune a tutti. Mr Li ha un patrimonio modesto in Cina. Non e’ mai stato supportato dal Governo cinese, malgrado tutte le bufale che giravano a suo tempo. Parte di quei soldi sono arrivati da Huarong, il gestore di capitali cinese. Ma non si trattava di un impegno diretto di Huarong, quanto piuttosto di un prestito oppure di un ruolo da societa’ fiduciaria, per coprire, schermare qualcuno che voleva restare sconosciuto. Un’altra piccola parte sono arrivati da una piccola societa’ con sede alle Cayman, Teamway, che qualche mese prima faceva capo a una star del cinema cinese e a suo marito, noti per essere stati sanzionati entrambi dalla Consob cinese. Yonghong Li doveva avere il suo quartier generale ad Hong Kong. Ma immaginatevi la sorpresa della corrispondente di Reuters ad Hong Kong quando entrando nella stanzetta al decimo piano, indicata come quartier generale di Mr Li, si e’ ritrovata davanti due scatoloni, telefoni staccati per non aver pagato le bollette e piatti con dentro vermi. Il tutto testimoniato da immagini svelate in Italia da Report.

Ma torniamo all’acquisizione e al finanziamento con Elliott. Sono passati 15 mesi dall’aprile dello scorso anno quando il fondo americano di Paul Singer, grazie a un prestito da 303 milioni di euro, permise al cinese Yonghong Li di acquistare il club rossonero da Fininvest e di pianificare la economicamente sontuosa campagna acquisti della scorsa stagione. A posteriori quella mossa, che già a quel tempo era apparsa assai rischiosa, si è rivelata un vero boomerang per l’uomo d’affari cinese che verrà ricordato per essere stato non soltanto il peggior presidente della storia rossonera (con la squalifica di un anno nelle coppe da parte dell’Uefa), ma anche come colui che ha perso più soldi (circa 500 milioni) nel minor tempo possibile (15 mesi) nella storia del calcio.

Eppure il cinese Yonghong Li ha avuto diverse occasioni per evitare un finale disastroso di questo tipo. Avrebbe potuto raggiungere un accordo con lo statunitense Rocco Commisso, accettare una minoranza e limitare le perdite ben prima del venerdì della scorsa settimana quando il suo veicolo lussemburghese, Rossoneri Lux, e’ finito in default con Elliott per soli 32 milioni, rispetto ai 500 milioni gia’ versati. Avrebbe potuto valutare anche l’offerta della famiglia Ricketts. Invece Yonghong Li ha continuato nella sua folle corsa che lo ha portato direttamente verso la rovina economica senza batter ciglio. Come definire altrimenti la perdita non soltanto del Milan, ma anche di un investimento di oltre 500 milioni di euro? Per lui che, assieme alla moglie, po’ contare su un patrimonio personale più o meno della stessa cifra.

Il futuro, forse, svelerà chi è veramente Yonghong Li e perché si sia avventurato in questa strada senza uscita.

Per ora le ultime indiscrezioni lo darebbero impegnato a trovare fuori tempo massimo una soluzione da presentare ad Elliott per limitare i danni. Forse arrivando anche a un contenzioso legale. Ma il gruppo americano, che nell’operazione ha agito tramite uno dei suoi fondi di debito, probabilmente non gli lascerà nulla. Nel comunicato diffuso nella notte tra martedì e mercoledì da New York non è nemmeno stata fatta menzione di quello che fino a due giorni prima era l’azionista di controllo del club.

Ora, nelle pieghe del contratto di finanziamento firmato con Elliott 15 mesi fa, resta da capire se esista o meno una clausola a sua parziale difesa, che gli possa consentire di usufruire dell’extra profitto, eccedente il rimborso di Elliott e dei creditori, in caso di futura vendita del club rossonero. Tuttavia parrebbe che questa clausola non esista e che quindi l’uomo d’affari cinese difficilmente riuscirà ad ottenere qualcosa se non forse avviando una causa legale, che potrebbe essere lunga e faticosa. In ogni caso la domanda sorge spontanea: perché Mr Li ha accettato 15 mesi fa un contratto così penalizzante? Un vero contratto capestro.

Ora di Mr Li, l’uomo d’affari che non conosceva l’inglese, che parlava un dialetto mandarino molto stretto, che non ha mai voluto apparire davanti alla stampa, che non ha mai voluto rilasciare interviste, il cinese con l’unghia del mignolo lunghissima (un vezzo che in Cina e’ di moda tra i cinesi usciti dalla poverta’) non c’e’ piu’ traccia ne’ negli articoli dei giornali, ne’ tra i tifosi, ne’ nel mondo finanziario.

Mr Li e’ scomparso nello stesso modo con il quale era apparso, improvvisamente e misteriosamente, 15 mesi prima nell’accordo firmato con Fininvest.

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2018/07/12/inchiesta-milan-mr-li-e-scomparso-come-i-500-milioni-dellacquisizione/

AC Milan referred to CFCB Adjudicatory Chamber for decision – UEFA.com

Europe’s football website, UEFA.com, is the official site of UEFA, the Union of European Football Associations, and the governing body of football in Europe. UEFA organises some of the most famous and prestigious football competitions on the European continent including the UEFA Champions League, the UEFA Europa League and the UEFA European Football Championship (UEFA EURO 2012, UEFA EURO 2016 etc.). The website features live video streaming of many UEFA competitions together with an extensive video archive and mobile service. In addition, there is coverage of the 54 national association domestic leagues, the route to UEFA’s club competitions.
— 在以下网站上阅读: www.uefa.com/insideuefa/about-uefa/news/newsid=2560573.html

Mr Li, i 10 milioni per il Milan arrivano da Shanghai

Arriveranno entro la serata probabilmente i soldi di Mr Li, i 10 milioni attesi come tranche dell’aumento di capitale. L’uomo d’affari ha giocato ancora sul filo del rasoio. L’uomo d’affari cinese, che ha sempre tenuto fede alle scadenze per gli aumenti di capitale del Milan, anche se con ritardo, pure questa volta ha seguito lo stesso copione. Questa volta però secondo le indiscrezioni i soldi non sarebbero arrivati da Hong Kong, come le altre volte, ma da Shanghai.

Entro lunedì Mr Li deve infatti versare 10 milioni al Milan (seconda tranche dell’aumento di capitale da 60 milioni dopo averne versati già 18). La richiesta del versamento è stata fatta dallo stesso club rossonero tramite una lettera indirizzata a Mr Li. Non fosse stata rispettata la scadenza di lunedì, sarebbe potuto intervenire Elliott: prestando i soldi al Milan tramite la holding Project RedBlack. Elliott, per contratto, avrebbe potuto farlo senza chiedere il permesso a Li. Inoltre senza restituzione dei soldi, Elliott avrebbe potuto escutere in anticipo il pegno sulle azioni del club.

Nel frattempo il Milan e i suoi legali stanno terminando la tesi difensiva che sarà presentata a Nyon all’Uefa il 7 giugno in vista della sentenza sulla esclusione o meno dalle Coppe. C’è da dire che proprio oggi il New York Times ha pubblicato un articolo dicendo che i dirigenti dell’UEFA avrebbero già deciso per l’esclusione del Milan dalle Coppe.

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2018/05/31/mr-li-partita-da-dentro-o-fuori-entro-lunedi-i-soldi-dalla-cina/?refresh_ce=1

 

Il Milan con Parnasi per lo stadio: si guarda alla Bovisa e all’Ortomercato

Nuovo stadio Milan – L’idea di costruirsi un proprio stadio continua ad essere un’opzione per il Milan. Al Comune i vertici rossoneri lo hanno detto e ribadito, anche se, come riporta il Corriere della Sera, le aree nel quadrante a sud-est della città proposte da Palazzo Marino (Santa Giulia, Rogoredo e Porto di Mare) non convincono la dirigenza del club rossonero.

Il Milan, sottolinea il Corriere, prosegue allora nella ricerca di un’altra area sulla quale costruire il nuovo stadio. Ricerca che avrebbe portato a cerchiare sulla mappa quattro punti. E in particolare, le zone a nord vicine alla Bovisa e alla Goccia, e a est quella dell’Ortomercato, quest’ultima in prospettiva meglio collegata, comunque entrambe da approfondire.

Nuovo stadio Milan, in campo l’immobiliarista Parnasi

Il dossier, scrive il Corriere, è avviato. E, lentamente, procede. La società si è affidata a un advisor: sarà l’immobiliarista romano Luca Parnasi, coinvolto anche nella realizzazione dello Stadio della Roma a Tor di Valle, a gestire il capitolo stadio.

I contatti si sono fatti concreti alla fine di novembre: Parnasi è entrato in punta di piedi nelle trattative e ha finito per conquistare il mandato generale per la ricerca dell’area e lo studio di fattibilità del progetto.

L’imprenditore, 40 anni, reduce dalla pesantissima ristrutturazione del gruppo di famiglia (con Unicredit che sta gestendo la liquidazione), è proprietario dei terreni su cui sorgerà il nuovo stadio della Roma ed è in pista per costruire l’impianto con la sua società Eurnova.

Ora punta dritto al mercato milanese. Prova a entrare presentandosi non più come costruttore puro ma come coordinatore di una più ampia operazione di rigenerazione urbana.

Sulla scelta definitiva peseranno tanti fattori che Parnasi ha già sperimentato per Tor di Valle a Roma: densità di abitanti (e tifosi, ovviamente), facilità d’accesso, infrastrutture e soprattutto dimensioni ampie.

Nuovo stadio Milan, non solo calcio ma anche servizi e sviluppo immobiliare

L’obiettivo è infatti individuare un’area da destinare non solo all’impianto sportivo ma anche a servizi e sviluppo immobiliare. Proprio come nel progetto della Capitale. Dove possiede oltre cento ettari di terreno: su circa un terzo sorgerà lo stadio dei giallorossi, 300 milioni di euro di valore (tecnicamente Parnasi cederà quella porzione al club, che poi affiderà in appalto la costruzione a una società).

A Roma l’imprenditore ha pronti gli esecutivi del progetto e sta aspettando il via libera del Comune, frenato da intoppi politico-burocratici. Nel frattempo a Milano, Parnasi si sta preparando, tessendo rapporti con studi legali, di architettura e design locali.

Intanto, ieri l’Inter ha concesso ai rivali cittadini di dare un nuovo sguardo al progetto di ristrutturazione di San Siro. Una manciata di slide per abbozzarne il futuro: capienza ridotta da 80 mila a 60 mila posti, aree hospitality al terzo anello, due «fan zone» distinte e pareti digitali in grado di cambiare «maglia» a seconda di chi gioca in casa. Con un obiettivo ambizioso: il raddoppio dei ricavi.

Carlo Festa: Per il Milan più risorse degli aumenti di capitale nella seconda parte dell’anno

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Più risorse per la seconda parte dell’anno rispetto al piano originario. Il Cda del Milan ieri ha deciso di chiedere, come previsto, al cinese Yonghong Li un altro aumento di capitale da oltre 10 milioni entro il 26 di febbraio: ultima tranche dell’iniezione da 60 milioni già deliberata dal Cda lo scorso anno.

Ma ci sarebbe stato anche un nuovo sviluppo: il board avrebbe affrontato anche il tema dell’ulteriore iniezione di risorse (sembrerebbe attorno ai 30 milioni) entro giugno, come parte dei 60 milioni del secondo aumento di capitale. Nei Cda precedenti infatti era stata definita la scadenza di giugno per ottenere risorse ulteriori, tuttavia su questo fronte potrebbe esserci una revisione della strategia: vista anche la probabile mancata partecipazione alla Champions League, l’obiettivo sarebbe infatti quello di conservare importanti risorse per la seconda parte dell’anno, in vista della nuova stagione e vista anche la possibilità che l’Uefa decida di comminare delle sanzioni al club con il settlement agreement. L’obiettivo per questi primi sei mesi dell’anno è procedere senza grandi investimenti sul lato della campagna acquisti, ma anche senza cessioni di giocatori (almeno fino a giugno). Sarebbero stati anche visionati i conti, in linea con le attese: aumentano in particolare le entrate da stadio.

Sul tavolo resta anche il rifinanziamento dei prestiti (303 milioni) di Elliott, in scadenza ad ottobre. Su questo fronte sarebbe ormai archiviata, la negoziazione con il fondo Hps-Highbridge. L’Ad Marco Fassone (nella foto) e l’avvocato Riccardo Agostinelli starebbero così seguendo altre strade. In particolare, sarebbe spuntata prima di Natale una proposta della banca americana Jefferies, che prevederebbe un rifinanziamento sia al piano superiore (Rossoneri Sport) sia a quello inferiore, cioè il club. Ma, per ora, la proposta sarebbe stata messa in attesa.

Milan, ecco perché i veleni elettorali e giudiziari rischiano di far fallire il rifinanziamento

Ps: un ultimo accenno, da vecchio osservatore delle vicende finanziarie (e politiche) di questo Paese. L’articolo sul New York Times su Mr Li con dubbi sulla provenienza dei soldi, l’attacco dei 5 Stelle che in Parlamento chiede lumi sulla proprietà del Milan, il ritorno di Silvio Berlusconi in politica con buone possibilità di essere addirittura ago della bilancia nelle prossime elezioni politiche. Tanti indizi mi fanno pensare a qualcosa che potrebbe succedere.

Con questa chiosa finale terminavo un articolo del 6 dicembre scorso. Ebbene, di fronte a diverse domande dei lettori sul significato della mia frase finale “tanti indizi mi fanno pensare a qualcosa che potrebbe succedere” ero stato volutamente criptico e vago. Ma il mio pensiero andava proprio all’ipotesi giudiziaria.

Ora i miei timori di inizio dicembre si sono concretizzati: in modo violento vista la polemica che si è venuta a creare. L’articolo de La Stampa ha spiegato che esisterebbe una inchiesta della Procura di Milano sulla cessione del Milan. Ma, dopo alcune ore, è arrivata la smentita del Procuratore capo Francesco Greco: “Allo stato non esiste alcun procedimento sul Milan”. Ma il quotidiano La Stampa ha ribattuto: è tutto vero confermando l’inizio dell’inchiesta. Ne è nata una bagarre con minaccia di querele da parte dell’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini.

L’unica vera certezza, a questo punto, è che la confusione e i timori giudiziari potrebbero danneggiare lo stato delle trattative per il rifinanziamento del club rossonero, che deve 360 milioni al fondo americano Elliott, da restituire entro il mese di ottobre. I fondi statunitensi e le banche americane, principali controparti in questa fase delle negoziazioni per sostituirsi ad Elliott, sono infatti particolarmente sensibili a notizie di questo tipo, anche se in questo caso sono state smentite.

L’ipotesi allo studio da parte della Procura, sempre secondo quanto scrive La Stampa, sarebbe che il prezzo di vendita del Milan sarebbe stato volutamente gonfiato.

Ma la domanda che bisogna farsi è anche un’altra. Ormai da diverso tempo circolavano indiscrezioni sulla transazione, al punto che queste voci erano uscite dal ristretto ambiente finanziario milanese ed erano giunte fino alla Capitale.

Tanto che, secondo alcune ricostruzioni, l’uscita a gamba tesa di James Pallotta, presidente della As Roma, a fine luglio (“Milan, dove trovi i soldi”) erano motivate proprio anche da quei rumors giudiziari di cui tutti sussurravano senza sapere se fossero veri. C’è da dire, che come avviene solitamente in tutte le transazioni di questo tipo che comportano importanti flussi di denari, ci sarebbe stata una segnalazione dall’ufficio apposito di Banca d’Italia alla Procura. Ma nulla era successo.

Tanto che l’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, al momento della chiusura dell’operazione con Fininvest, aveva già avviato contatti con la Procura di Milano, per evitare successive inchieste, con l’obiettivo di evidenziare la regolarità dei flussi di denaro.

Bisogna però ricordare che la transazione della vendita del Milan non nasce con Mr Yonghong Li ma ha un’origine più lontana: nasce con Mr Bee Taechaubol e con altri misteriosi compratori che si sono avvicinati al club. Quindi sulla transazione c’è sempre stato un velo di mistero.

Ma fino ad oggi non era emerso nulla di penalmente rilevante. Perché dunque questa entrata a gamba tesa proprio in questo momento? La Procura starebbe forse per muoversi con una rogatoria e quel “allo stato ” del procuratore capo Francesco Greco va da interpretarsi in questo senso?

Di sicuro, il clima politico, in vista delle elezioni di marzo, non sta aiutando per niente. E la tempistica fa riflettere. Come ho scritto a inizio dicembre tanti indizi si stavano aggiungendo: “L’articolo sul New York Times su Mr Li con dubbi sulla provenienza dei soldi, l’attacco dei 5 Stelle che in Parlamento chiede lumi sulla proprietà del Milan, il ritorno di Silvio Berlusconi in politica con buone possibilità di essere addirittura ago della bilancia nelle prossime elezioni politiche”. Ora si aggiunge il giallo di stamattina, con una presunta indagine della Procura in prima pagina sui giornali, ma smentita seccamente dal capo della Procura milanese. E sembra solo l’antipasto delle polemiche che preannunciano la campagna elettorale.

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2018/01/13/milan-la-procura-di-milano-apre-uninchiesta-la-segnalazione-di-bankitalia/

Milan, nuova holding in Lussemburgo: ecco la Rossoneri Champions Investment

Spunta una nuova holding nella galassia rossonera di Yonghong Li. In questi giorni infatti è stata costituita una nuova società veicolo in Lussemburgo.

L’ultima holding si chiama Rossoneri Champion Investment Lux Sarl: costituita il 10 aprile scorso, i documenti sono stati ufficialmente depositati oggi, 20 aprile. L’unico socio della holding da 12mila euro di capitale è la Rossoneri Sport Investment Co. Limited, veicolo creato ad Hong Kong da Yonghong Li negli scorsi mesi e protagonista anche per quanto riguarda le caparre che sono state versate a Fininvest durante la trattativa per la cessione del Milan.

Unico rappresentante della holding, che ha come oggetto l’acquisto di partecipazioni in società e la loro gestione, è Chen Huashan, altro soggetto noto in quanto rappresentante anche dei vari altri veicoli utilizzati nell’affare. Così come ad Hong Kong, ora anche in Lussemburgo sono presenti due veicoli dallo stesso nome: anche in Asia infatti esistono una Rossoneri Champion e una Rossoneri Sport Investment.

All’interno dello statuto della Rossoneri Champions Investment Lux, inoltre, si fa riferimento ad ua holding nata anch’essa nelle ultime settimane, ovverosia la Project RedBlack sarl. La Project Redblack è il veicolo che sarebbe stato utilizzato da Elliot per il finanziamento a Yonghong Li: i soci infatti sono la Blue Skye e due holding con sede negli Usa che farebbero riferimento allo stesso fondo statunitense.

In che modo la Project Redblack è presente nello statuto della Rossoneri Champions Investment Lux? All’interno dell’articolo 6.4, in cui viene fatto riferimento ai diritti (relativi alle quote azionarie) che possono essere esercitati da chi ha ricevuto in pegno le stesse azioni. E, in questo caso, nello statuto si fa chiaramente riferimento a Project Redblack come “creditore pignoratizio” delle quote della Rossoneri Champions Investment Lux.

Rossoneri Sport Investment Co, ecco la “scatola cinese” per rilevare il Milan

Rossoneri Sport Investment Co. Limited: è pronto il veicolo, costituito ad Hong Kong dai promotori della Sino-Europe Sports Investment, destinato a rilevare il 99,93% del Milan dalla Fininvest della famiglia Berlusconi. Non è ancora chiaro se direttamente o se invece, come riferito dalla stampa italiana, attraverso un secondo veicolo chiamato Rossoneri Sport Europe con sede in Lussemburgo (al momento al registro delle imprese del Gran Ducato non risulta registrata alcuna società con questo nome).

Secondo i documenti ufficiali consultati da Calcio e Finanza, Rossoneri Sport Investment, è stata costituita ad Hong Kong il 28 giugno 2016 da parte di Chen Huashan, già balzato agli onori delle cronache in estate come uno degli uomini chiave della cordata cinese.

Il capitale sociale della holding è di 100 mila dollari di Hong Kong, pari a circa 12 mila euro. Le 100 mila azioni della Rossoneri Sport Investment Co. Limited sono possedute da un’altra holding, la Rossoneri Changxing Sports Investment Management Ltd., con sede nella provincia di Changxing, in Cina.

La sede invece della Rossoneri Sport è, come detto, Hong Kong: più precisamente, dal 3 ottobre scorso si trova al numero 1 di Harbour Road nel distretto di Wanchai, all’interno degli uffici della Convention Plaza.

Lo statuto della società creata a giugno prevede un massimo di 50 soci: tra le altre cose, inoltre, lo statuto indica come il presidente del consiglio d’amministrazione abbia la possibilità di avere un voto doppio in caso di “pareggio” in una qualsiasi votazione, oltre a poter bloccare il trasferimento di quote.

Non si tratta dell’unica holding ad Hong Kong con riferimenti al Milan: il 26 settembre scorso infatti è stata creata la Rossoneri Champion Co. Limited, il cui unico socio è Chen Huashan e con capitale sociale di solo 1 dollaro di Hong Kong.

Nel documenti depositati ad Hong Kong, compreso quello più recente di ottobre, non ci sono riferimenti diretti ai componenti della cordata che dovrebbe essere comunicata ufficialmente il 13 dicembre, giorno in cui si riunirà l’assemblea del Milan in seconda convocazione.

La giornata fatidica, secondo quanto riportato da Repubblica, è già stata pianificata, gli interpreti ingaggiati. Alle 10,30 è prevista l’assemblea dei soci. Il closing col notaio è fissato per l’ora di pranzo da Silvio Berlusconi ad Arcore. L’ingresso dei nuovi proprietari cinesi, con annessa conferenza stampa a Casa Milan, è in programma per le 16.

http://www.calcioefinanza.it/2016/11/22/rossoneri-sport-investment-co-pronta-la-scatola-cinese-rilevare-milan/