Leonardo al Milan E’ finita l’ attesa

Pubblicato nell’edizione del 30 agosto 1997

Il brasiliano arrivera’ lunedi’ : potra’ debuttare contro la Lazio L’ accordo fra Milan e Psg e’ stato raggiunto nel pomeriggio di ieri sulla base di 16 miliardi. Al giocatore un triennale da 3 miliardi a stagione. Ora dalla rosa del Milan dovra’ partire un centrocampista : potrebbe essere Boban che ha gia’ richieste dall’ Inghilterra

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Blitz a Parigi: i dirigenti rossoneri concludono un affare Leonardo al Milan E’ finita l’attesa Il brasiliano arrivera’ lunedi’: potra’ debuttare contro la Lazio L’accordo fra Milan e Psg e’ stato raggiunto nel pomeriggio di ieri sulla base di 16 miliardi. Al giocatore un triennale da 3 miliardi a stagione. Ora dalla rosa del Milan dovra’ partire un centrocampista: potrebbe essere Boban che ha gia’ richieste dall’Inghilterra Un colpo da maestri. Il Milan riesce a creare l’effetto sorpresa per l’affare piu’ annunciato degli ultimi due mesi. Cosi’ il vicepresidente Adriano Galliani ed il direttore generale Ariedo Braida volano a Parigi per definire l’ingaggio di Leonardo dal Psg all’indomani della dichiarazione con cui il vicepresidente rossonero ha anteposto l’arrivo di Leonardo alla “partenza di un centrocampista”. Invece il Milan nella tarda serata di giovedi’ decide per il clamoroso blitz. Non ci sono indicazioni ufficiali, ma la cifra giusta e’ di 16 miliardi di lire al club parigino (che due mesi fa era partita da una base di 22 miliardi) e di un triennale da tre miliardi a stagione per il centrocampista brasiliano. Alla lunga, dunque, la strategia del Milan e’ stata premiata. Nonostante Leonardo fosse un pilastro del Psg e la societa’ di proprieta’ di Canal Plus non avesse alcuna esigenza di vendere, sono state poste le condizioni per indurre i dirigenti parigini a mitigare gradualmente le proprie aspettative. Anche perche’ nel giugno ’98 una clausola avrebbe permesso a Leonardo di andar via ad una cifra sensibilmente inferiore. Leonardo sara’ a Milano lunedi’ per le visite mediche e potra’ debuttare con la maglia rossonera sabato 13 settembre per Milan – Lazio. Ed e’ inutile dire che a Milanello e’ atteso con particolare ansia. Ma veniamo ai particolari della giornata parigina. Sono le 16 in punto quando dalla sede di Canal Plus, non distante dalla Senna e dalla torre Eiffel, parte una telefonata per Leonardo. Il brasiliano e’ nel suo appartamento di Saint Germain en Laye, ad una trentina di km da Parigi, in compagnia della moglie Beatriz e dei suoi due figli. Il presidente del PSG Denisot gli preannuncia grandi novita’. Cosi’ mezz’ora dopo il centrocampista brasiliano entra nel salottino del presidente della multinazionale televisiva, Denisot l’aspetta insieme a Galliani e Braida. Al termine Adriano Galliani, vicepresidente rossonero, spiega: “La decisione di affrettare i tempi dell’affare l’abbiamo presa giovedi’ sera al termine della riunione di Lega. Leonardo era un obiettivo importante per tutta la societa’. Un gran giocatore che notammo gia’ a Tokio nella finale della Coppa Intercontinentale persa con il San Paolo. Quella sconfitta ci servi’ almeno a scoprire un gran talento. Quanto lo abbiamo pagato? Con il mio amico Denisot abbiamo deciso di non rivelare le cifre. Per arrivare al dunque ci e’ voluto un delizioso pranzo, ma ho potuto onorarlo poco visto che sono a dieta”. E Ariedo Braida aggiunge: “In un primo tempo pensavamo di portare Leonardo al Milan solo dopo aver risolto altre trattative in uscita. Ma giovedi’, dopo aver sentito Leonardo e i dirigenti del Psg, abbiamo deciso di chiudere l’operazione immediatamente e di accettare l’invito del nostro amico Michel Denisot”. Ed ora si passa al capitolo – cessioni. Un centrocampista partira’. Dejan Savicevic e’ stato mercoledi’ da Galliani per valutare il proprio futuro. Ci sono offerte anche per Davids e Blomqvist. Ma e’ sempre piu’ Zvonimir Boban il candidato ad andar via. L’Inghilterra lo aspetta.

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Quella fascia troppo stretta Ecco perche’ Boban andra’ via Arriva Leonardo da Parigi. E Boban? Domani gioca a Piacenza. Ruolo: fascia sinistra, quella di Leonardo. Poi non si sa. Poi c’e’ la nazionale, la Croazia, la sua fascia e il suo grande potere di capitano. E poi? Buio. Boban manda a dire che pensa solo a giocare con orgoglio nel Milan. Galliani fa sapere che Boban resta. Capello che sarebbe felice se restasse. Zvonimir Boban detto Zvone era in attesa dell’annuncio e manda a dire che Leonardo e’ un grande giocatore, un brasiliano potente e dai piedi buoni e lo accoglie nel migliore dei modi: benvenuto nel grande Milan. Cede un posto, una fascia che non gli e’ mai piaciuta. Eccola, e’ tua. Lui ci rinuncia volentieri, adesso se la vedano Blomqvist e Davids. Si sposta, Boban, con estrema tranquillita’ perche’ considera pesante e un po’ assurdo lottare per un ruolo che non e’ il suo. Non ne vale la pena, guerra persa in partenza. Diverso invece battersi per un posto da centrale, per tenere una posizione che considera alla sua altezza. Lo fara’? Il problema e’ un altro: potra’ farlo? La concorrenza e’ solida e oltre a Desailly e Albertini ha davanti un avversario molto piu’ rognoso: la legge degli extracomunitari. In campo ne vanno tre. Al capitano della Croazia conviene andare in panchina o in tribuna nell’anno dei mondiali? Qui Boban non manda a dire nulla, ma chi lo conosce bene assicura che nel giro di un mese, forse meno, scegliera’ la sua nuova destinazione. La panchina e’ esclusa, figurarsi la tribuna. Boban resta al Milan ma solo il tempo per capire e decidere se e’ meglio Londra o un’altra bella citta’ inglese. L’Italia e’ esclusa. Niente avversarie del Milan. Perche’ il Milan e’ il suo unico amore. Niente Parma, niente Inter, niente di niente. Ha detto no, anni fa, anche al Marsiglia di Bernard Tapie. Per restare al Milan e imparare dai grandi campioni. Lo ha fatto, si e’ anche sacrificato (sulla fascia), e’ diventato campione. Anche di buone maniere. Quando arrivo’ dissero: e’ un signorino. Se ne andra’ in Inghilterra da gran signore.

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“Indossando questa maglia si diventa davvero grandi” Leonardo non vede l’ora di indossare il rossonero: “Sono pronto da due mesi” – “Il mio ruolo? Credo che il Milan abbia deciso da tempo dove giochero” Parla il nuovo acquisto PARIGI – “Non chiedetemi se sono felice, se sono soddisfatto… credo proprio che anche un bambino capirebbe che oggi e’ per me una delle giornate piu’ importanti della mia vita”. Sono le 17 e 50 e Nascimento Leonardo de Arauyo, capitano del Brasile, dopo aver discusso brevemente con il direttore finanziario di Canal Plus e definito con alcuni specialisti finanziari della multinazionale televisiva alcuni dettagli riguardo al suo transfer al Milan racconta la sua gioia. Nel salottino che il presidente di Canal Plus, Lescure ha messo a diposizione Leonardo spiega la sua gioia davanti a Denisot, Galliani e Braida. “No, sinceramente non ho mai dubitato di questo trasferimento, spiega Leonardo, anche perche’ da tempo ero d’accordo sia con il Milan sia col Paris Saint Germain, ma e’ vero che in questi ultimi giorni e soprattutto giovedi’, all’indomani dell’incontro con la Steaua, ho iniziato ad avere qualche dubbio”. Quando ha saputo ufficialmente che il suo passaggio al Milan era stato definito? “Oggi alle 16 in punto. Ero a casa con i miei. Ho ricevuto una telefonata dal presidente Denisot che mi ha chiesto di raggiungerlo nella sede di Canal Plus. Dal tono ho capito che era successo qualcosa di positivo… altrimenti, mi sono detto, non mi avrebbero convocato. Ho guardato mia moglie e gli ho detto “ti chiamero’ tra un’oretta. Non preoccuparti”. Ma purtroppo non sono riuscito ancora a comunicargli la notizia: il suo telefono cellulare e’ fuori uso”. E’ felice di indossare per tre anni la maglia del Milan? “E’ per me un grande onore. A quasi 28 anni e dopo aver giocato nel San Paolo, Valencia, Kashima Antlers e Paris Saint Germain credo che non potessi proprio aspirare ad una tappa piu’ straordinaria nella mia carriera. Come ha detto giustamente il mio amico Marco Simone – che in queste settimane mi e’ stato vicino e mi ha dato tanti consigli – un giocatore se e’ veramente grande deve inodossare la maglia del Milan. Ed io aggiungo che deve soprattutto dimostrare di essere all’altezza di una squadra cosi’ prestigiosa e di un campionato stellare e impegnativo come il vostro”. Cosa sa del Milan? “Tutto e niente al tempo stesso. Ci ho giocato contro nel 1993 a Tokio in coppa Intercontinentale. Vinse il San Paolo ma di quel Milan restano cinque o sei giocatori al massimo e il signor Capello, quello di oggi e’ differente. Ci sono tanti giocatori nuovi, giovani, tanti grandissimi giocatori che conosco appena”. Galliani ha detto che a volerla al Milan non e’ stato solo Fabio Capello ma tutta la societa’. “Cerchero’ di essere all’altezza della attese che hanno riposto in me e della fiducia che mi hanno manifestato fin dai primi giorni di trattativa”. Quando sono iniziate le trattative tra lei e il Milan? “Tanto tempo fa… all’inizio dell’estate e posso dirvi che tra me e la squadra c’e’ stato subito un accordo totale e l’ho fatto sapere immediatemente ai dirigenti del PSG coi quali ho giocato immediatamente a carte scoperte. I dirigenti del PSG sapevano fin dall’inizio quale era la mia posizione. Insomma che tenevo ad andare al Milan”. Conosce Milano? “Iniziero’ a scoprirla dalla prossima settimana. Mi hanno detto che dietro la sua apparenza austera e’ una citta piacevole e che la gente segue il calcio con la passione dei brasiliani”. Si sente pronto a debuttare nel nostro campionato? “Sono pronto da due mesi. La prossima settimana mi sottoporro’ alle visite mediche, mi occupero’ dei vari problemi logistici e naturalmente mi mettero’ al piu’ presto a disposizione dell’allenatore. Da quanto ho capito potrei debuttare il 13 settembre contro la Lazio. Decidera’ il signor Capello. Io comunque sono in buona forma e mi pare di averlo dimostrato mercoledi”. Non ha paura della concorrenza? “Quando si raggiunge un certo livello agonistico la concorrenza fa parte del gioco, anzi direi che e’ necessaria. Io sono felice di indossare la maglia del Milan e credo che il Milan abbia gia’ deciso, e da tempo, in che modo e al fianco di chi mi fara’ giocare”. Dica la verita’ Leonardo: e’ un po’ emozionato? “Si’, e’ vero, sono emozionato. Ma concedetemi che non capita tutti i giorni e a tutti i calciatori di essere corteggiato dal Milan e poi di vedersi offrire un contratto di tre anni”. Quest’anno dovra’ accontentarsi di campionato e coppa del Mondo… “Non la considero una punizione anzi e credo che oggi molti giocatori vorrebbero essere al mio posto…”.

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Capello: “Lo aspettavamo. Puo’ giocare ovunque” Il tecnico attende con ansia Leonardo e aggiunge: “Intanto dovra’ inserirsi nel gioco del Milan”. Per quanto riguarda Boban, spiega: “Boban e’ un giocatore del Milan, non e’ detto che debba necessariamente andar via. Se lui non sara’ contento di rimanere, se si sentira’ chiuso o sacrificato potra’ fare le sue scelte” L’allenatore DAL NOSTRO INVIATO MILANELLO – Venerdi’: pesce, tv e Leonardo. Spaghetti al tonno, giro delle chiese televisive, ciliegina sulla grande torta rossonera: cioe’ Leonardo Nascimiento de Araujo. Mattino. Fabio Capello, fedele a tradizioni e superstizioni sceglie angoli antichi. Il posto migliore? Quello, sotto il pergolato, al confine fra la foresteria (la casa dei primavera) e le cucine. Quel posto non piaceva ad Oscar Washington Tabarez, detto il Maestro. Lui da quelle parti si trovava a disagio: sentiva odore di imboscate, lo prendeva la sindrome da assedio. Un giorno disse: basta, qui non si parla piu’. Capello invece si mette con le spalle al muro e gigioneggia con le telecamere. Sotto una, poi un’altra. Poi un’altra ancora. Si parte dalla spirito di questa nuova, gigantesca squadra. “Spirito giusto, da grande complesso, da voglia di rivincita”. Che vuol dire riscatto e un sacco di altre cose. “Il Milan e’ pronto per un campionato di altissimo livello”. Altissimo come quasi tutti i suoi giocatori. “Abbiano cercato di unire la qualita’ alla potenza, alla forza. Ma non e’ una novita’ – ripete Capello – gia’ in passato il Milan ha avuto giocatori ben piantati e di grandissima classe: basta pensare a Gullit, Van Basten e Rjikaard. Questi mi ricordano quei tre”. L’analisi e’ ad ampio respiro. Si va dalle amichevoli brasiliane, agli intensi allenamenti di Milanello. “Siamo pronti ma l’avversario e’ difficilissimo…”. Ti pareva. Quante volte, nei suoi precedenti cinque campionati, aveva parlato di avversarie facili? Mai. Neppure quando erano aritmeticamente in serie B. Quindi “attenti al Piacenza, veloce e messo bene in campo”. Gli ricordano il terribile tonfo del Maestro incornato dal toro di Sora, Pasquale Luiso. Lui agita la mano: “Lasciamo stare questi discorsi: posso dire che a Piacenza ho sempre sofferto. E anche stavolta sara’ molto dura perche’ e’ la prima giornata e il loro centrocampo e’ molto veloce”. Teme il caldo, l’orario, la freschezza degli altri ma saluta con una punta di sollievo il recupero di Andre’ Cruz: “E’ fondamentale per il tipo di gioco che voglio fare io. L’azione parte sempre dalla difesa”. E l’altro brasiliano, Leonardo? Si gira e guarda il campo. “Sino a quando non lo vedo li’…”. Questo al mattino. La sera, dopo le 18, dopo l’annuncio ufficiale, Capello saluta l’arrivo del nuovo campione. Cosi’: “E’ un giocatore che volevamo da tempo e che abbiamo inseguito”. Lo aspetta con ansia. Prospettive? “Intanto dovra’ inserirsi nel gioco del Milan”. A sinistra? “Non e’ detto, lui puo’ giocare anche in altre parti. Vediamo”. L’arrivo di Leonardo costringera’ sicuramente Boban ad andarsene. Capello non si fa travolgere dalla prospettiva: “Boban e’ un giocatore del Milan, non e’ detto che debba necessariamente andar via. Se lui non sara’ contento di rimanere, se si sentira’ chiuso o sacrificato potra’ fare le sue scelte. Io di Boban sono contento e sarei felice se rimanesse con noi”. Torniamo sotto il pergolato. Capello parla di coppie. Della sua straordinaria (Weah – Kluivert) e delle altre coppie. Rida’ la griglia scudetto, immutata da meta’ luglio: oltre al suo Milan, la Juve, l’Inter, il Parma e la Lazio. La coppia della Juve (Inzaghi – Del Piero) e’ fortissima, ma anche i due del Parma sono strepitosi. E la Lazio? Vogliamo parlare del gruppo di fuoco laziale? Si parla di tutto nel venerdi’ televiso. Anche di Simoni. Lui non vorrebbe perche’ “non sono cose che mi riguardano”. Poi pero’ ammette: “Quando c’e’ tensione non e’ facile lavorare…”. Qui, sui prati, nei corridoi, non c’e’ tensione o stress da risultato. Ma fame. Una fame boia controllata dall’uomo che fa raccolta di scudetti. Nel suo album ne ha gia’ incollati cinque, ha gia’ ordinato il sesto. Tutti i giganti e gli uomini del battaglione nero fremono. Domani si riparte da Piacenza. Si riparte dove l’ultimo Milan era stato sgonfiato. A Piacenza con Taibi o con Rossi? Il tecnico multitricolore dice che la scelta del portiere non e’ definitiva. Cioe’: giochera’ uno, poi giochera’ l’altro. Ma dice anche che a Barcellona, contro l’Espanyol, gli esperimenti sono finiti: “Io ho gia’ deciso chi andra’ in porta a Piacenza”. Non lo dice, lo suggeriscono gli allenamenti con Taibi sempre fra i titolari. Lo fa capire la faccia (allegra) del Taibi suddetto e il muso di Rossi. Gia’, Rossi. Si adattera’ a fare il dodicesimo? Non si adattera’. Lunedi’ il brasiliano Leonardo apre la porta del Milan, l’italiano Rossi potrebbe chiuderla per sempre…

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Ha giocato 2 anni anche in Giappone Leonardo Nascimento de Araujo, 28 anni il prossimo 5 settembre, ha giocato in altre cinque squadre prima di vestire la maglia del Milan. Ha debuttato nel 1987 nel Flamengo (Brasile) dove e’ rimasto fino al ’90. Poi e’ passato al San Paolo; quindi ha vissuto la sua prima avventura europea dal 1991 al 1993 in Spagna, con il Valencia. La nostalgia del Brasile lo ha fatto tornare in patria, al San Paolo, nel 1993 – 94. Il giramondo Leonardo ha poi vissuto l’esperienza giapponese nel Kashima Antiers dove e’ restato due anni. L’ultima stagione l’ha passata nel Paris Saint Germain dove ha segnato sette reti in 32 partite di campionato e tre gol in sette gare di coppa Coppe. Con la maglia della nazionale brasiliana ha conquistato nel 1994 il titolo di campione del mondo e quest’anno la Coppa America. Nel 1993, con il San Paolo, ha vinto il titolo di campione del mondo per club, battendo (3 – 2) proprio il Milan nella finale di Tokio.

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Moratti: “Bravi, adesso possono arrivare secondi” Il presidente dell’Inter ironizza sull’acquisto di Leonardo – Ancelotti: “Il Milan era gia’ forte, ma nessuno riuscira’ a fare il vuoto” – Lippi: “Piu’ dura per la Juve? Lo era gia” – Mancini: “Uno straniero al primo anno difficilmente puo’ essere decisivo” Le reazioni dei rivali Il Milan ha piazzato un altro colpo pesante. L’acquisto di Leonardo rinforza ancora di piu’ lo squadrone rossonero. Vediamo qual e’ stata la reazione delle principali avversarie nella corsa scudetto per l’ultimo acquisto della squadra di Capello. MASSIMO MORATTI (Inter): “Il Milan ha comprato Leonardo? Allora vende Boban. Hanno preso un bel giocatore, con lui i rossoneri sono ancora piu’ forti. Bene: adesso li vedo secondi in campionato”. GIGI SIMONI (Inter): “Con Leonardo il Milan si rinforza, perche’ e’ un giocatore che aggiunge qualita’ e fantasia. Senza contare che ha pure determinazione atletica. L’ho visto giocare l’anno scorso a Parigi: e’ sempre vivace, ha bei colpi e corre molto. In una parola, ottimo”. CARLO ANCELOTTI (Parma): “Il Milan era gia’ una squadra fortissima, ricca di campioni e con un allenatore che ha gia’ cominciato a trasmettere le sue idee. E’ una squadra molto potente, forte fisicamente e ha gia’ dimostrato in questo precampionato di essere una delle piu’ serie candidate allo scudetto. L’arrivo di Leonardo e’ la ciliegina sulla torta: il brasiliano ha fantasia, sa giocare in velocita’ e sa smarcare perfettamente le punte. Che il Milan fosse tra le favorite non lo scopro certo io, ma dico che ci sono anche altre squadre che possono dire la loro, fra cui il Parma, la Juve campione d’Italia, l’Inter di Ronaldo e la nuova Lazio. Sara’ un campionato molto interessante e molto equilibrato: la gente si divertira’, perche’ credo che nessuna formazione riuscira’ a fare il vuoto. Un campionato che si giochera’ tutto d’un fiato, da domenica a maggio, con pochissime soste. Alla fine faremo i conti”. MARCELLO LIPPI (Juve): “Sul piano tecnico, l’aver acquistato Leonardo fa si’ che la rosa del Milan, gia’ forte, si sia ulteriormente rafforzata. Il brasiliano e’ un giocatore che aggiungera’ qualita’ a un gruppo gia’ di per se’ molto valido. Non so se partira’ qualcuno ma in fondo non e’ molto importante. Per noi sara’ piu’ difficile? No. Era difficile prima, continuera’ ad esserlo”. ROBERTO MANCINI (Lazio): “Il Milan era gia’ molto forte ed uno straniero alla sua prima esperienza in Italia difficilmente riesce ad essere decisivo. Non dico questo perche’ sottovaluto il giocatore, al contrario sono convinto che la squadra di Capello avesse gia’ diverse soluzioni, con giocatori ottimi fantasisti come Savicevic e Boban. Ecco, Leonardo potra’ essere un’alternativa in piu’ per Capello, ma gli equilibri fra le grandi mi sembrano invariati. Piuttosto se c’e’ un giocatore che puo’ fare davvero la differenza nella lotta per lo scudetto, questi e’ Ronaldo. Il brasiliano per ora ha problemi con la sua Inter, ma se trovera’ la giusta intesa di squadra, allora ecco che con le sue giocate ed i suoi gol potra’ risultare decisivo”.

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Il Paris SG ha accontentato il giocatore “Non e’ stato facile, ma lo abbiamo fatto” PARIGI – “Trattare con il Milan e con i suoi dirigenti, che sono da anni dei partner in affari e degli amici, e’ sempre un piacere, anche se a volte trovare un accordo non e’ facile. Ma stavolta ci siamo riusciti dopo una colazione piacevole e una discussione deliziosa”. Michel Denisot, presidente delegato del Paris Saint Germain e’ soddisfatto. Ora che la sua squadra ha cancellato la beffa di Bucarest puo’ annunciare il passaggio di Leonardo al Milan: “E’ vero, le basi dell’accordo c’erano gia’ da qualche giorno, ma durante la colazione abbiamo definito anche i piu’ piccoli dettagli. Alla riunione hanno partecipato Galliani e Braida per il Milan, Christian Herve’ e Laurant Perpere, due alti dirigenti della holding Canal Plus, per il Psg, oltre a me. Alla fine della colazione e della trattativa si e’ unito a noi anche Pierre Lescure, presidente di Canal Plus. Non chiedetemi la cifra del transfert, non sara’ mai comunicata ne’ da noi, ne’ dal Milan. Posso solo dirvi che quando un giocatore come Leonardo ci ha detto chiaramente che avrebbe preferito giocare nel Milan abbiamo deciso di accontentarlo e di trovare il miglior accordo possibile con la squadra di Berlusconi. Non e’ stato facile, ma lo abbiamo fatto…”.

Agus Giampietro, Laudisa Carlo, Bovolenta Germano© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://archiviostorico.gazzetta.it/1997/agosto/30/Leonardo_Milan_finita_attesa_ga_0_9708308398.shtml

LO SCOMODO BOBAN

MILANO – Silvio Berlusconi, il presidente, solo qualche settimana fa non lo considerava nemmeno della rosa. “Boban non lo conto, penso che alla fine andrà al Marsiglia”. Zvonimir Boban invece è rimasto, si è presentato a Milanello per il raduno, si è accontentato di infilare qualche sorriso tra le cento domande fatte a Savicevic, Papin e Lentini con tutta l’ aria di chi si sentiva già un vicitore solo per aver evitato un’ altra stagione in esilio. Il Milan infatti voleva prestarlo per un anno ancora. Ma lui ha ripetutamente rifiutato le proposte della società, non si è accontentato delle garanzie sul futuro, ha obbligato il Milan a rimediare con gli amici del Marsiglia a cui era stato promesso e si è messo con gli altri al lavoro. Tutt’ altro che disposto ad accontenarsi di starsene nell’ ombra. E domenica sera, alla prima uscita stagionale del Milan con scudetto e marchio del nuovo sponsor, ha combinato uno scherzo a tutti, conquistando una ribalta che era stata preperata per altri. A Varese infatti tifosi, pochi, e televisione aspettavano i gol di Papin, l’ uomo d’ oro Lentini e il genio di Savicevic. Li aspettava certo anche Capello che immaginando il Milan prossimo venturo non parte sicuramente dal croato. Ma Zvonimir, detto Zorro, ha combinato uno scherzetto a tutti rubando gli sguardi, i buoni pensieri e gli applausi. Soprattutto ha sovvertito quelli che erano i pronostici e le attese obbligando il tecnico a fare dei complimenti che non erano certo programmati e dando davvero un valore particolare a quelle considerazioni fatte nella prima conferenza stampa a proposito di questo vistoso pattuglione di stranieri da amministrare. “A ben vedere – aveva detto ad un certo momento Capello – nessuno può dire con esattezza cosa significhi gestire un gruppo con queste presenze. Un’ incognita per noi e per tutti coloro che hanno più di tre stranieri. Non ci sono precedenti per nessuno, quindi…”. Sicuramente Capello non pensava a Boban in quel momento: del resto pochi avevano puntato sul suo nome prefigurando anche solo il Milan versione estiva. Quella di domenica sera per ora può essere vista come una piacevole sorpresa di mezza estate, la prova che aver puntato sulla concorrenza interna garantisce esiti inattesi. E questo non vale solo per Boban che si è imposto alla ribalta giocando e segnando con leggiadria. Anche Ruud Gullit, appena rientrato dalle vacanze, si è fatto subito notare. Col sorriso sulle labbra ma con parole che potrebbero avere anche l’ effetto di un ordigno a tempo: “Un giocatore come me, che l’ anno scorso è stato determinante, non deve aver certo il problema di preoccuparsi del posto…”. Se quella di Boban può essere vista come una rivincita nei confronti di coloro che gli avevano ritagliato un posto defilato considerandolo semplicemente un aggregato, Ruud Gullit ha subito dato un primo colpo al castello di certezze di chi non vede pericoli per la presenza di un così alto di stelle straniere. “Il mio settore di gioco – ha aggiunto l’ olandese che qualcuno ha subito indicato come predestinato a rischiare il posto – è sulla fascia destra, in attacco. So benissimo che sono arrivati altri giocatori con quelle caratteristiche, come Lentini. Mi pare che uno come lui possa benissimo giocare a sinistra. Credo che chi è arrivato al Milan sapeva che noi olandesi facciamo parte di questo mondo. Non siamo certo noi a doverci adattare”. Parole pronunciate col sorriso, considerazioni a voce alta. Ma parole che valgono un messaggio. E sicuramente non mancheranno, in qualche saletta di Milanello, le spiegazioni. Alla determinazione con cui Gullit sa farsi sentire al Milan, a ben vedere, sono abituati ma anche con Boban in via Turati hanno capito di avere a che fare con un tipetto dal carattere forte, oltre che con un giovane talento come aveva segnalato il direttore sportivo Braida che lo vide ancora diciasettenne. Dal giorno in cui, un anno fa, Boban mise piede a Milano il suo primo obiettivo divenne quello di infilarsi la maglia del Milan. Alle sue spalle c’ era un paese che stava precipitando in un conflitto spietato. Il Milan ha fatto tutto il possibile per aprirgli una strada per l’ Italia, del resto proprio la guerra aveva fatto cadere le vecchie regole che avrebbero bloccato Boban fino a 28 anni. “Sarò sempre grato a Berlusconi”, ripeteva l’ anno scorso mettendosi, non senza qualche tentennamento, sulla strada per Bari. Ma le sue idee erano ben chiare: tornare in fretta a Milanello. Determinato a conquistarsi un posto in prima fila. Fin dai primi giorni.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/28/lo-scomodo-boban.html

INTRIGO BOBAN ‘ DEVO ANDARE IN GUERRA’

MILANO – “Mi vogliono mandare in guerra, ho bisogno d’ aiuto”. Così ieri sera Zvonimir Boban si è presentato nella sede del Milan dopo un viaggio di dieci ore in automobile assieme al padre Marenko, maresciallo della Poljcia croata. Un viaggio angoscioso con alle spalle lo scenario della sporca guerra che sta devastando la Jugoslavia? Quello di Zvonomir Boban ieri è stato senza dubbio un viaggio pieno di ansie e di rovelli, su cui pesa sicuramente la gran confusione che regna in Croazia e a Zagabria ma dietro al vistoso e disperato appello probabilmente prevalgono interessi più immediati e ben diversi. Dopo il lungo colloquio di due ore con il direttore sportivo del Milan Braida, Boban pare aver ottenuto l’ aiuto che cercava: un permesso di soggiorno da mostrare alle autorità militari di Zagabria per poter continuare a starsene a giocare in Italia senza essere considerato un disertore. Ma non è solo di questo che hanno parlato. Boban cerca certezze, teme di essere scaricato a Bari definitivamente, teme che il Milan non si dia da fare per farlo andare a Milanello la prossima estate e non si batta per garantirgli un transfert definitivo da parte della Fifa. La confusa situazione croata avrebbe alimentato altri appetiti, richieste di denaro, soldi che forse il padre di Boban avrebbe promesso a qualche maggiorente. Cose poco chiare su cui al Milan hanno preferito sorvolare sottolinenado i problemi immediati. Oggi comunque Boban riparte per Zagabria dove troverà i suoi documenti. “Già mercoledì potrà tornare in Italia, a Bari”, assicura Braida, che poi butta acqua sul fuoco: “Il ragazzo è sensibile, aveva delle paure. Lo abbiamo tranquillizzato, il Milan mantiene i suoi impegni”. Quando ancora non era certo che ieri Boban si serebbe presentato a Milano a Bari erano già fiorite molte ipotesi. Grandi manovre che avevano come punto di riferimento più che il “travaglio” per la situazione croata il futuro del giocatore al Milan. Un futuro molto precario innanzitutto perché Boban ha al momento in mano un transfer che scade a giugno, cosa che autorizza ragionevoli perplessità su quello che potrebbe accadere successivamente. Ma in bilico appare alla famiglia Boban anche il rapporto con il Milan ora che la società rossonera ha definito il contratto con Savicevic. A Bari il giocatore non era tranquillo, ogni giorno chiamava il Milan e parlava con Braida, il rappresentante rossonero di cui si fida, il suo punto di riferimento, sicuramente il depositario di tutti i particolari di questa operazione che va letta tenendo presenta anche il caos in cui versano le strutture calcistiche jugoslave in generale e della Croazia in particolare. Il Milan si sarebbe assicurato Boban pagando alla sua società, la ex Dinamo di Zagabria oggi ribatezzata Haskgradianski, nove miliardi; e stabilendo con il giocatore un contratto di cinque anni a 700 milioni a stagione. Quando l’ accordo venne raggiunto naturalmente non si parlava di prestiti e nemmeno del Bari. Una soluzione che il Milan ha dovuto trovare per riportare la calma nella squadra e dare a Gullit la serenità che l’ olandese chiedeva.

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DETARI, UN COLPO A VUOTO

BOLOGNA Montezemolo con una stretta di mano gli diede il benvenuto nella famiglia Juve, due mesi fa, aggiungendo che, eventuale disdetta, appena un anno di prestito alla Lazio lo avrebbe separato dalla maglia che fu di Platini. Galliani fece di più, poco più tardi, portandolo in Svizzera a firmare un precontratto col Milan da confermare entro il 30 maggio. Mai più visti, mai più sentiti. Quel numero 10 bianconero, Lajos Detari l’ ha dovuto restituire dopo 15 giorni di tournée negli Usa. Ed è tornato a Bologna con l’ animo di chi si accartoccia in una Panda, fresco del brivido della Ferrari. E’ rimasto in serie B, dopo aver girato anche altre dieci squadre, ma solo sui giornali. Un’ offerta da triplicare Così ora guarda la giostra del mercato giragli sotto il naso, lui, bambino in castigo immeritato. E, leggendo i titoli su Kohler e Boban, scuote la zazzera bionda, davanti all’ ennesima ingiustizia che sente aver sabotato il suo talento. Grande, davvero, quanto nascosto ad ogni tappa decisiva, dal match di Salerno contro l’ Italia alla vacanza juventina, lasciando sempre un dubbio a galla: fino a che punto lo ha mortificato il contesto, l’ ingrato ruolo di rubino sul ferro di squadre sgangherate? E così nessuno se l’ è sentita di scommettere sull’ Incompreso di Budapest. Perché, pensa lui, Radice lo ha vivamente sconsigliato al Trap, e le esose richieste del Bologna hanno scoraggiato tutti, ultimo il Bari cui è stato chiesto di triplicare l’ offerta. Una pura follia, 12 miliardi, per un giocatore che in Italia ha fatto poco: le prime 5 gare e le ultime 7, a cavallo di un intervento al menisco, pur segnando 5 reti, di quelle a tavola già sparecchiata. Meglio qui che a Bari o in una piccola squadra di A prova a convincersi. Tanti soldi, continuano a chiedere i nuovi padroni, perché molto a loro è costato il cartellino del magiaro dalle mani di Corioni. Gruppioni e Gnudi non lo svendono, sperando che 20 gol di serie B gonfino il prezzo di Lajos ai livelli sperati, ma rischiando di ritrovarsi con un pallone bucato in mano: nel ‘ 93, infatti, finirà il prestito della Federcalcio ungherese e Detari sarà padrone di se stesso, cancellato ogni diritto del Bologna. Perciò la società sta insistendo perché Lajos allunghi il contratto. Il magiaro col complesso di Tantalo non è stato certo aiutato – rincorrendo il sogno di un grande club italiano – dall’ etichetta di piantagrane che s’ è trovata addosso a colpi di polemiche, pubbliche o private, volute o estorte. L’ ultima lo ha visto rischiare deferimento e querela da parte di Radice. Questa città è incredibile aveva detto in un’ intervista la squadra stabilisce tutti i record negativi della sua storia e nessuno dice una parola contro l’ allenatore, solo perché dieci anni fa qui aveva fatto bene. L’ osservazione, non assurda, era condita però da alcune didascalie gratuite, che Lajos avrebbe invano tentato di cancellare dal taccuino già vergato, un’ ora dopo. Non è antipatico, come molti credono, anzi: è un allegrone, sveglio, divertente, uno che al frasario precotto del bravo calciatore preferisce le verità scomode, soprattutto per sé. Che andavamo in B scandisce nel suo italiano da Sturmtruppen lo dissi a novembre, nessuno mi ascoltò. Scoppiò un putiferio quando dissi che la palla la dovevano dare a me, perché sono il regista, e non a Biondo o Verga. Il modo, più che il contenuto, non era digeribile. Presuntuoso, ingenuo, lunatico, non ha mai voluto flettere carattere e difetti, davanti all’ opportunismo. E, come Maifredi alla Juve, ha infilato la via sbagliata ad ogni bivio per difendere un orgoglio infantile. In Italia bisogna essere soprattutto diplomatici, io non sono capace. Qui è importante parlare, parlare: bugie, promesse, chiacchiere, ruffianerie. C’ è chi parla sempre male dell’ allenatore poi quando fa gol corre ad abbracciarlo e baciarlo, ma come si fa?. Tante automobili come Maradona Com’ è comprensibile la sua pretesa ad un trattamento da numero uno, quanto insensato rivendicarla. Una camera singola negata nei ritiri, ad esempio: piccole attenzioni normali per una Diva, finché non se ne lagna per la mancanza e diventano allore smanie insopportabili. Soprattutto per i compagni. Soprattutto in una compagnia di periferia, come il Bologna 90. Dovunque sono andato, in club come in nazionale dice sempre Detari ho avuto problemi col gruppo. Capita a tutti i numero uno, gli altri giocatori sono invidiosi. Non era così per Maradona, veramente, che Lajos avrebbe voluto eguagliare in campo e che, per ora, avvicina solo in garage: in un anno ha comprato quattro auto, dalla Ferrari F40 alla Jaguar, lasciando all’ Emilianauto una buona fetta dei 700 milioni di ingaggio. Nel Bologna l’ anno scorso non funzionava niente veste la pelle di volpe, lontana l’ uva e non si sapeva mai a chi rivolgersi. Adesso i nuovi sono bolognesi e stanno facendo le cose alla grande, come al Milan. Resto volentieri, prima o poi dimostrerò quel che valgo.

EMILIO MARRESE