AC MILAN, SETTORE GIOVANILE: L’ARRIVO DI SONCIN

MILANO – Nuovo arrivo, cui ha lavorato Mauro Bianchessi, responsabile dell’attività di base, per i Giovanissimi Nazionali del Milan della prossima stagione. Accolto da Filippo Galli, ha firmato oggi il suo contratto Matteo Soncin, classe 2001, portiere  proveniente dalla Bocar di Rovigo.

Il portiere, alto 1,83, già debuttato come prestito mese scorso nel Milan nel torneo UNICEF, durante Milan-Real Madrid a Lodi.

Braida, l’uomo dei colpi mercato del Milan – Panorama

Estate 2003. Braida arriva a Milano con uno dei suoi colpi di mercato, il giovane Kakà – Credits: CAVICCHI/GUATELLI ANSA-CD

Schivo e taciturno, nonché riottoso e poco avvezzo alle interviste: Ariedo Braida in ventisette anni di Milan ha preferito agire ed operare all’ombra di Adriano Galliani. Eppure diversi colpi di mercato dell’epopea trionfale berlusconiana portano la firma di colui, che sino a poche ore fa è stato il diesse rossonero.

Negli ultimi anni la sua figura è scivolata ai margini della trattative del club milanista, ma in passato proprio alcune intuizioni dell’ex centravanti del Monza avevano regalato autentici campioni alla folla di San Siro. Molti dei quali sarebbero divenuti, poi proprio all’ombra della Madunina, addirittura Palloni d’Oro.

Una collezione straordinaria ed iniziata con Marco Van Basten. Il Cigno di Utrecht sembrava destinato alla Fiorentina, ma con un blitz Braida lo strappò all’Ajax a parametro Fifa per due milioni di Franchi (circa 1,8 miliardi delle vecchie lire) con un anno d’anticipo. Un’operazione che lasciò di stucco molti operatori di mercato, che avevano caldeggiato ai rossoneri l’ingaggio della stella del Liverpool Ian Rush. Il gallese sarebbe poi fino alla Juventus, dove non lasciò particolari tracce (7 reti) tanto da essere rispedito al mittente appena dodici mesi dopo.

Braida nelle sue scelte è stato spesso incurante del parere altrui: è il caso di George Weah, ingaggiato dal Psg per undici miliardi nell’estate del 1996. Fabio Capello si mostrò contrario e scettico sulla bontà di tale operazione, tanto da bollare come “cameriere” il Re Leone liberiano nel giorno della  presentazione ufficiale. Due Scudetti e un pallone d’oro per il centravanti africano diedero, ai posteri, ragione al braccio destro operativo di Adriano Galliani.

Pur di non perdere l’estro e la classe di Zvonimir Boban, escogitò il  “parcheggio” al Bari. Nell’estate del 1991, infatti, il Milan aveva esaurito gli slot a disposizione per gli stranieri e il Bayern Monaco era in agguato: così l’apprendistato in Puglia permise ai rossoneri di anticipare i bavaresi e  accaparrarsi il gioiello croato.

Due invece i colpi dei quali il dirigente va particolarmente orgoglioso: Frank Rijkaard e Andrey Shevchenko. Il primo fu soffiato allo Sporting Lisbona in mezzo alla folla lusitana inferocita, che costrinse Braida a scappare da un’uscita secondaria della sede del club portoghese, nascondendo il contratto firmato addirittura nelle mutande. Per il cannonniere ucraino parecchie missioni in incognito nel gelido e rigido inverno di Kiev. Un colpo assestato nell’estate del 1999 per quarantuno miliardi del vecchio conio grazie alla collaborazione degli agenti Damiani e Parisi.

Nei meandri di tante intuizioni straordinarie, anche alcuni abbagli clamorosi. Storico quello dell’estate ’96, allorquando preferì puntare su Christophe Dugarry invece che su Lizarazu e Zidane nel Bordeaux dei miracoli e capace di  arrivare sino alla finale di Coppa Uefa. Un flop clamoroso come il tentativo, in salsa revival, l’anno successivo di ricostruire il Grande Milan degli  Olandesi: Reiziger, Bogarde e Kluivert si rivelarono delle meteore nel firmamento delle stelle milaniste e la squadra sprofondò addirittura al decimo posto.

Uno solo, altresì, il rimpianto di una carriera quasi trentennale col Diavolo, ovvero il gigante d’ebano Patrick Vieira. Scovato appena maggiorenne al Caen proprio da Braida, ma scaricato a cuor leggero pochi mesi dopo all’Arsenal. Un errore dovuto anche alla giovane età del mediano e ai pochi spazi concessi all’epoca da Fabio Capello. Un rimpianto mai cancellato e sicuramente più pesante da metabolizzare rispetto alle ultime, deludenti, missioni sudamericane, dalle quali Braida tornò con in dote i carneadi Mattioni e Grimi.

Trascorso il Capodanno a Courmayeur insieme agli amici intimi e di vecchia  data, nonché alla compagna Giuditta, l’ormai ex diesse milanista è pronto a ripartire. Chi lo conosce sussura di un Ariedo Braida ancora motivato e desideroso di scovare nuovi campioni, nonostante l’età avanzata e pensionabile l’uomo mercato di Precennico è pronto per un’altra avventura. Lo corteggia la  Sampdoria, ma il desiderio sarebbe quello di intraprendere un’esperienza all’estero. Per chi volesse accaparrarsi in anticipo i futuri Palloni d’Oro, Braida potrebbe rappresentare un prezioso consigliere.

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Higuain, l’ultimo crac argentino scatena Chelsea e Milan

LA STORIA / C’è già un’asta milionaria attorno al 19enne attaccante del River Plate, ennesimo gioiello di un calcio che è miniera di talenti

Sopravvivere nel calcio argentino si- gnifica gettare i ragazzini in prima li nea. È la condanna di un Paese in possesso di un’economia terzomondista a fronte di un futbol tra i più ricchi del pianeta. A vent’anni i migliori, se pos sono, passano le linee nemiche. Scavalcano l’Oceano a chissà se torneranno. In Argentina il calcio si nutre di emer genze. Il River Plate, la Juventus dell’emisfero sud, negli ultimi dieci anni ha messo in cassaforte 245 milioni di dollari. Pablo Aimar è il più giovane: aveva 16 anni e 9 mesi quando esordì. Quindi toccò a Saviola (un mese più vecchio) che fruttò il jackpot, i 25 milioni incassati dal Barcellona. Poi tutti gli altri, in molti casi gente poi smarrita tra la ressa aeroportuale. Gallardo. Cavenaghi. D’Alessandro. Come dice Juan Sebastian Veron, oggi all’Estudiantes, la rovina di tutto è Maradona: «Vedono un argentino di buon talento e meno di 20 anni, e subito fanno il paragone con Diego. E di solito lo rovinano>>.

Gonzalo Higuain non assomiglia al Pibe de oro e di anni ne compie 19 fra un mese. Ha esordito con la maglia del River che ne aveva 17: è un ottimo giocatore, una punta, colpi da grande campione, due gol meravigliosi nel derby contro il Boca Juniors. A quelli del marketing bastano le prime righe del l’etichetta, nessuno ha tempo di andare fino in fondo. Ecco il nuovo crac del calcio argentino, giurano: Abramovich è in prima fila per portarselo nel suo giardino di Chelsea: avrebbe offerto 12 milioni di dollari per la metà del cartellino. Poi ci sarebbe di mezzo anche il Milan(Braida visto in Argentina è sufficiente per crederci); quindi il Bayern e i russi, gli immancabili russi con le 24 ore stipate di mazzette. Gonzalo è figlio di Jorge da cui ha preso poco, per sua fortuna. Jorge giocava nel River ed era uno di quei difensori che facevano dissanguare un centravanti, piuttosto che farlo segnare. Dice Gonzalo, forzando la sua timidezza con una battuta che ripete sempre: «Da mio padre ho preso la personalità. Il talento, la creatività, vengono da mia madre. Lui mi mostra le cassette delle sue partite e dice: fai tutto il contrario».

Gonzalo può cambiare una partita con 20 centimetri quadrati a sua dispo sizione. Resta da stabilire se potrà farlo con una certa continuità. Il suo è un caso unico: siccome è nato a Brest, dove il padre giocava a fine carriera, ha un passaporto francese che lo trasforma in una ghiottoneria. La Francia, come fece con Trezeguet, lo ha convocato: il ragazzo per ora ha preso tempo. Non dice né sì né no. Se accetta, perde l’Argentina. Se dice no, i francesi gli tolgono i diritti di nazionalità (da extracomunitario). E lui forse si gioca un bel po’ di futuro (economico). Il tema tiene in pausa un paese intero. Ecco cosa dice lui, in castigliano, perché il francese manco lo parla: «È una decisione che va presa con molta calma. Sono nel cuore della stagione con la mia squadra, e non mi sembrava giusto lasciare il River per un’amichevole in Francia. Mi pareva di mancare di ri spetto a tutti. Ho parlato con il mio coach (Passarella,ndr ) e con mio padre. Alla fine so che farò la cosa giusta. Ma non ora».

Gonzalo non è un chiacchierone. Soffre questa improvvisa attenzione e lo si è visto in campo, nella sfida chiave contro l’Estudiantes persa 3-1. Praticamente nullo. L’Europa soffia sul collo, la vita al fronte non è facile. Come si vive con questa pressione?«Non so, mi sembra tuttoirreale. Certo, giocare in Europa in un grande club è il sogno di tutti, ma io so no abituato a guardare al presente. Fino a giugno vorrei rimanere col River. Anche dopo, se fosse possibile. Fino a due anni fa ero un raccattapalle ufficiale. Guardavo gli altri e sognavo. Poi è toccato a me andare in campo e i rac cattapalle guardano me. È stato bellis simo, ma mi sto ancora godendo il momento. Insomma, non c’è fretta».

Gonzalo possiede la saggezza del sopravvissuto: a dieci anni era stato dato per spacciato causa una meningite: «Mio papà mi ricorda sempre quei momenti per tenermi i piedi a terra. Se l’era vista brutta, immagino. Ma io ricordo quando riprendemmo a giocare tutti assieme nel giardino di casa e quello fu il segno della guarigione. Forse sono forte fisicamente anche grazie a quell’esperienza. Ma ho tre fratelli e sono tutti molto bravi. Anzi, uno è anche meglio di me». Alla domanda retorica, preferisci Italia, Inghilterra o Spagna, non gli hanno ancora insegnato a rispondere. Dice: «Non so, io sono del River, che è pure la squadra per cui tifo».E arrossisce. Non ha neppure 19 anni.

Riccardo Romani

fondo: 15 Novembre 2006 Corriere dello Sera

Higuain, il nuovo Trezegol

Il 18enne attaccante del River Plate ha una storia simile a quella dello juventino ed è il volto nuovo del calcio argentino. Ha il doppio passaporto: Domenech potrebbe convocarlo per la Francia

PARIGI (6 novembre 2006) Si scrive Higuain, ma si pronuncia Higuaìn, con l’accento sulla “i”. Il nuovo Fenomeno del calcio argentino, 18 anni, punta del River Plate, ha passaporto francese. E il c.t. dei bleus, Raymond Domenech, lo ha già inserito nella lista dei convocabili per l’amichevole con la Grecia del 15 novembre.
TREZEGUET – L’attaccante dei milionarios ha conquistato la stampa transalpina con la doppietta firmata l’8 ottobre nel “superclasico” contro il Boca Juniors, e soprattutto con la sua storia, simile a quella di David Trezeguet, nato a Rouen e cresciuto nel Platense prima di approdare al Monaco, nel 1995.
BRETAGNA – Higuain è nato in Bretagna. Il papà, ex calciatore che chiuse la carriera allo Stade Brestois, è argentino. La mamma, francese. Gonzalo è cresciuto a Buenos Aires e parla solo spagnolo, ma sogna di indossare la maglia dei vicecampioni del mondo e ha già detto no all’Argentina under 20.
FESTA – Il suo sogno sta per diventare realtà. La preconvocazione con i Bleus è arrivata per lettera, in inglese, mercoledì scorso, festeggiata da tutta la famiglia. “Ha voglia di essere francese e può interessarmi”, spiega Domenech che svelerà la lista definitiva il 9 novembre. Daniel Passarella, che guida il River Plate, lo definisce come un mix tra Zidane e Francescoli. Più simile a Henry che a Trezegol.
MERCATO – Il contratto di Higuain, a segno 7 volte in 18 match, scade a giugno. Il suo club è in trattativa per il rinnovo, ma il giovane fantasista vuole l’Europa. Il prezzo è salito a 15 milioni di euro nelle ultime settimane, in vista di una cessione a gennaio. In pole, Psg, Marsiglia e St. Etienne. Sembra che anche il Milan (Ariedo Braida è stato visto di recente alle partite del River per seguirlo) lo stia tenendo d’occhio. Lo scorso weekend, però, Higuain padre era a Madrid: due ore d’aereo da Parigi e almeno lì si parla spagnolo.

https://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/Primo_Piano/2006/11_Novembre/06/grandesso.shtml