F. Galli: “Daniel Maldini talento innato, ha le movenze di Paolo”

Gennaro Gattuso ha infatti deciso di convocare il più piccolo dei Maldini, cioè Daniel, classe 2001. Di lui si parla un gran bene e c’è molta curiosità di vederlo in campo. Per conoscerlo meglio, i colleghi di Calciomercato.com hanno intervistato Filippo Galli, ex responsabile del settore giovanile rossonero: “Daniel ha un talento innato che ha spesso mostrato nel settore giovanile, vincendo anche il campionato nazionale under 16″, ha esordito Galli. Che ha poi continuato: “E’ un giocatore che ‘vede’ calcio, ha letture davvero importanti. Ha fatto un percorso nel settore giovanile che gli ha permesso di sviluppare determinate doti che sono fondamentali se si vuole fare questo sport a un certo livello“.

Il ruolo è molto diverso rispetto a quello di papà Paolo e nonno Cesare: “Gioca sulla trequarti, ma può fare bene in diversi ruoli“. Molto simili sono invece le movenze: “Si, effettivamente sia lui che suo fratello Cristian hanno delle movenze di Paolo, lo stile della corsa è simile“. Infine sul peso del cognome, che non pare incidere sulla testa del ragazzo: “Sinceramente non mi pongo il problema del cognome pesante, non ha mai dato la sensazione di subire o voler far leva su questo aspetto“.
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Peloso, direttore di Milanello, e i suoi 1000 aneddoti: Sheva non dormiva mai, e i fantasmi…

MILANELLO PELOSO – Da 25 anni è il direttore del centro sportivo di Milanello. Antore Peloso, 64 anni di Cisterna, alloggia nell’ala del centro sportivo dove pernotta anche lo staff medico e i giovani aggregati alla prima squadra: “Capita che gli operai addetti al rifacimento e alla manutenzione dei campi finiscano tardi. E allora è meglio restare qui”. Peloso, rivela a Tuttosport, ebbe anche esperienze nell’hotel Gallia di Milano che, una volta ospitava il calciomercato: “Ricordo quando il presidente dell’Inter, Ivanoe Fraizzoli , fu costretto a uscire nascosto nel bagagliaio della macchina per evitare la contestazione dei tifosi nerazzurri”. Poi l’approdo al Milan: “All’inizio con Arrigo Sacchi e Fabio Capello si respirava un entusiasmo particolare“, dice Peloso che proprio con l’allenatore friulano, in omaggio alle comuni origini, ha cementato il rapporto più intenso. “Restavano spesso a parlare fino a tardi. Mi piaceva sentire i racconti sui suoi viaggi in giro per il mondo, in particolare in Sud America“. E una sera, durante queste chiacchierate, venne fuori la storia dei fantasmi di Milanello: “Capello sentì un gran trambusto di mobili spostati al piano superiore. Non poteva essere nessun giocatore“. E allora trovò nuova linfa la leggenda che vuole le colline, dove sorge il centro sportivo rossonero, popolate di presenze figlie di un antico cimitero”.

Non pochi, invece, gli aneddoti sui calciatori: “Shevchenko faceva una gran fatica ad addormentarsi. Quante camomille gli ho dovuto fare. Hateley? Ogni tanto, quando non gli riusciva un colpo a biliardo, si sfogava scagliando la stecca contro incolpevoli porte che inevitabilmente finivano in frantumi. Wilkins, invece, arrivava un’ora prima degli altri agli allenamenti. E si metteva a correre da solo intorno ai campi”. E Ancelotti? “Carletto si fermava spesso a dormire a Milanello. Ogni tanto organizzavamo qualche cena qui insieme ai suoi amici“. Di giorno la sala da pranzo dei calciatori è off-limits: “Così nessun dipendente può spifferare all’esterno i contenuti delle conversazioni. Almeno si evitano episodi come quelli che si verificavano con Nereo Rocco . Al Paron prendevano i cinque minuti quando vedeva alcune notizie sui giornali e allora pretendeva il licenziamento dei camerieri, ritenuti responsabili delle spiate. Ma in realtà era stato lui a raccontare tutto ai giornalisti”. C’è da dirlo però. Peloso, per un periodo, è stato un tifoso dell’Inter. “Ora però -continua- penso solo al Milan. Lo seguo sempre in tv per non lasciare sguarnito Milanello. L’ultima trasferta l’ho fatta ad Atene per la finale del 1994. La prima a Madrid, la sera del celebre 1-1 con il Real”. Magari potrà recuperare quando andrà in pensione. Ma Peloso non ci pensa, per il momento. E’ troppo bello il silenzio di Milanello di notte.

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MILAN, ADESSO E’ CADUTA LIBERA – la Repubblica.it

MILAN, ADESSO E’ CADUTA LIBERA
PERUGIA – Non ne aveva bisogno il Milan di una giornata come quella di ieri.
Questa è una stagione sicuramente segnata da una somma ormai indistinguibile di errori accumulati a tutti i livelli dell’ organizzazione rossonera e dopo quello che è successo ieri al “Curi” tutto sembra sprofondare ancora più in giù. La doppia espulsione di Dugarry e Maldini, il gravissimo infortunio capitato a Davids, sono episodi talmente eclatanti da pesare inevitabilmente sulla storia di questa partita, proiettando un’ ulteriore triste ombra sulla stagione rossonera. Ma solo la drammatica uscita dal campo del giocatore olandese può essere addebitata al destino sicuramente avverso. Il resto ricade esclusivamente su un Milan che ieri a Perugia si era presentato convinto di poter finalmente lasciarsi indietro le cose peggiori. Non si deve dimenticare che il Milan, che Sacchi aveva visto in crescita contro il Bologna, dopo 18 minuti era già in svantaggio senza scusanti. La squadra che Sacchi aveva organizzato dopo una settimana che, a suo dire, era stata tonificata dalla serenità che le vittorie garantiscono sempre, ha semplicemente sbagliato l’ approccio alla partita, subendo inopinatamente l’ iniziativa del Perugia, assai più determinato e brillante. La squadra ora affidata a Scala non vinceva una gara da novembre, dopo il cambio di allenatore aveva raccolto in sei gare solo due punti, l’ occasione per una squadra che si stava ridestando, stando alle valutazioni del tecnico rossonero alla vigilia, era da non perdere. Invece dopo tre minuti Negri sbucava indisturbato davanti a Rossi beffando una difesa che non aveva certo molto di quella che per anni ha dominato e fatto scuola. E non certo per colpa dell’ immarcescibile capitano. Semmai erano in evidente difficoltà Costacurta e Vierchowod che, nel più classico dei duelli, regalava a Negri tempo e spazio per colpire di testa in rete. Impaccio nel fare il fuorigioco, affanni di Maldini sulla fascia. Clamorosamente appannato il centrocampo, appesantito dall’ abulia di Savicevic e dall’ estemporaneità degli interventi di Davids. Quanto all’ attacco era evidente che Simone non rappresentava un pericolo per nessuno. Del resto il piccolo attaccante non segna da mesi in campionato. Gara in mano al Perugia e rossoneri subito vistosamente aggrappati a un sistema nervoso logoro. Troppe le tensioni, troppe le cose che ognuno si porta dentro e difficile non vederne gli effetti nelle vistose gomitate rifilate prima da Dugarry poi da Maldini al povero Materazzi che ha così trovato un ruolo di protagonista. Prima in dieci, poi addirittura in nove allo scadere del primo tempo, il Milan ha rivisto il film della nerissima e fallimentare giornata nella fatal Verona. Perso Davids, vittima di un infortunio gravissimo (rottuta scomposta della tibia e del perone della gamba destra, sarà operato ad Amsterdam: per lui stagione finita), addirittura in nove e sotto di un gol il pomeriggio del Milan ha ritrovato i colori del riscatto. Baresi ha riorganizzato i suoi davanti a Rossi, e il suo spirito è diventato una bandiera per tutti. Il Milan ha trovato ordine e orgoglio e approfittando degli imbarazzi del Perugia, ha cercato di raddrizzare la gara, sfiorando il pareggio nel finale e scoprendo che la sorte, ieri sicuramente, lo ha abbandonato quando un inopinato corner di Savicevic, l’ unica cosa buona della sua gara, ha picchiato sul palo interno schizzando fuori.
Dalla panchina Sacchi ha mandato fuori un appannato Weah arrivato all’ alba a Perugia dalla Tanzania e poi addirittura Baggio. Il Perugia ha sciupato molte occasioni, Rossi ha salvato la rete almeno quattro volte (5′ , 36′ , 39′ e 43′ della ripresa) ma il Milan ha certamente lottato con l’ orgoglio di chi non vuole cadere, al punto da consentire a Sacchi di sottolineare come anche in nove, ma giocando secondo regole precise si possa reggere il confronto. Una constatazione che forse lo aiuterà a ripartire, ma che non può attenuare il peso specifico negativo di una giornata che è destinata a segnare una stagione davvero fallimentare.

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