Calcio e Finanza: Aumento di capitale Milan: se Li non segue, il 33% offerto a terzi strategici

Aumento di capitale Milan – Per ora si tratta solo di una possibilità teorica, considerato che dalle parti di Casa Milan c’è ottimismo sulla possibilità che Yonghong Li riesca a mobilitare le risorse per sottoscrivere il nuovo aumento di capitale del club.

Tuttavia, dal verbale del cda del Milan dello scorso 13 marzo, riunitosi per esercitare la delega ad aumentare il capitale della società, emerge che, nel caso in cui gli attuali soci non dovessero sottoscrivere l’aumento, il consiglio di amministrazione potrà offrire le azioni rimaste inoptate a «soggetti terzi che siano ritenuti, dallo stesso consiglio di amministrazione, strategici o di interesse nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali».

Aumento di capitale Milan, c’è tempo fino al 4 aprile per sottoscrivere

Nella riunione del 13 marzo il cda del Milan ha esercitato “parzialmente” la delega ricevuta dall’assemblea dei soci del 18 maggio 2017, deliberando un aumento di capitale da 38,88 milioni rispetto ai massimi 60 milioni previsti dalla delibera assembleare.

Il termine per l’esercizio del diritto di opzione da parte degli attuali soci è stato fissato al 4 aprile (compreso).

Rossoneri Sport Investment Luxembourg, la holding lussemburghese riferibile a Yonghong Li cui fa attualmente capo il 99,93% del Milan, così come i piccoli azionisti, che detengono complessivamente lo 0,07% del club, hanno dunque tempo fino al 4 aprile per esercitare il diritto d’opzione.

In caso di esercizio del diritto d’opzione il socio dovrà subito versare nelle casse della società un importo almeno pari alla somma aritmetica tra il 25% del valore nominale delle azioni Milan sottoscritte (0,13 euro per azione) e l’intero sovraprezzo (0,02 euro per azione) e, pertanto, complessivamente 0,15 euro per azione, ferma la facoltà del socio di versare già in sede di sottoscrizione l’intero valore delle Azioni Milan, pari a euro 0,54 ciascuna.

Aumento di capitale Milan, Li dovrà versare subito 10,8 milioni

Con l’aumento di capitale Milan verranno emesse 72.000.000 di nuove azioni del club rossonero, che si andranno ad aggiungere alle 144.000.000 già in circolazione.

Rossoneri Sport Investment Luxembourg detiene attualmente 143.899.000 azioni del Milan, pari al 99,93% del capitale. Se esercitasse integralmente il diritto di opzione dovrebbe sottoscrivere pertanto 71.950.000 nuove azioni, versando entro il 4 aprile almeno 10,79 milioni su un importo complessivo di sua spettanza di 38,85 milioni.

Aumento di capitale Milan, in caso di inoptato il cda potrà rivolgersi a soci terzi

Se, invece, non fosse nelle condizioni di esercitare il diritto d’opzione per sottoscrivere l’aumento nei termini indicati, il cda del Milan avrebbe la possibilità (al momento teorica, ma prevista dalle delibera del 13 marzo) di offrire le azioni rimaste inoptate prima ai piccoli azionisti (che presumibilmente non avrebbero le risorse necessarie per sottoscrivere) e poi a “soggetti terzi che siano ritenuti, dallo stesso consiglio di amministrazione, strategici o di interesse nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali”.

Ragionando sempre sulla carta, se Rossoneri Sport Investment Luxembourg decidesse di non seguire l’aumento (o non fosse nelle condizioni di farlo) il cda del Milan potrebbe pertanto offrire a investitori terzi una quota del club pari al 33,31% post-aumento, mentre la holding lussemburghese di Yonghong Li si diluirebbe dall’attuale 99,93% al 66,61%.

http://www.calcioefinanza.it/2018/03/26/aumento-di-capitale-milan-nuovi-soci-strategici/

Paolo Maldini: ”Il mio calcio e il Milan di oggi. E quando Maradona si scaldava…”

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Il mondo dello sport è costellato di stelle, ma sono in pochi a restare nel cuore dei tifosi anche una volta appese le scarpe al chiodo. Paolo Maldini fa parte di quel numero ristretto di sportivi che, grazie a una lunga carriera colma di successi e a una personalità carismatica, sono diventati il simbolo stesso della pura passione per il calcio, dei valori più alti e positivi dello sport.
È proprio in virtù del suo status di punto di riferimento per tutti gli amanti del calcio, a prescindere dalla maglia di appartenenza, che William Hill, il più autorevole bookmaker britannico, ha trovato in lui il protagonista ideale del suo nuovo progetto, #Chiediloalcapitano.

Non c’erano i social network ai tuoi tempi, Paolo…
“Sono di un altra epoca, è vero, ma ho la fortuna di avere due figli giovani, uno di 21 e l’altro di 16 anni, che mi hanno avvicinato al mondo social e mi hanno spiegato tutte le varie funzioni, che non sono sempre così facili. I social sono uno strumento di comunicazione sempre più efficace, io in primis sono molto attivo, e poter comunicare attraverso questo mezzo per rendere anche lo sport più digitale credo sia importante.

Per venticinque anni sono stato in campo, ora mi piace guardarlo da fuori e dire la mia. Che si amino o si odino i social network sono il presente e il futuro della comunicazione”.

È la prima volta che presti la tua esperienza per un’altra azienda e che racconti aneddoti legati alla tua carriera?
“Non è la prima volta che collaboro con un’altra azienda ma è la prima volta che decido di raccontare qualcosa delle mie esperienze passate. Spesso mi hanno chiesto di scrivere un libro, ma non voglio parlare di quello che è successo tra le mura dello spogliatoio e quindi ho rifiutato e credo non lo farò mai. Farlo a metà non avrebbe senso e non voglio raccontare tutto quello che avveniva all’interno di un gruppo che all’epoca era molto coeso, quindi preferisco non farlo. In questo caso ho voluto mettere in gioco la mia esperienza da calciatore per qualcosa di particolare, come quando Maradona palleggiava nella piccola palestra di San Siro, dove ci scaldavamo prima delle partite. Noi aspettavamo tutto l’anno quella partita per vederlo nel riscaldamento. Lui non si scaldava come gli altri, faceva dei numeri con la palla e noi ne eravamo attratti. Tutti fermi a guardarlo, nonostante la tensione della partita: con Sacchi il riscaldamento non era particolarmente rilassante, ma quando c’era Maradona era diverso”.

Sei testimonial di una importante società di scommesse: come hai visto l’arrivo di queste realtà nel mondo del calcio? Sono successe cose negative a volte, che consiglio daresti ai tuoi colleghi?
“No, i miei colleghi non possono scommettere. Qualche calciatore potrebbe cadere in tentazione, ma le tentazioni sono ovunque, soprattutto se sei giovane e con molti soldi. Il calcio non è solo un lavoro, è la nostra passione e quindi dovrebbe essere logico rispettarlo. Io non sono qui con la veste di fare pronostici, l’ho chiarito molto bene con William Hill. Io sono qui per dare qualche consiglio tattico e raccontare qualche aneddoto. Io non ho mai scommesso… anche perché quando si fa il classico gioco del ‘secondo te chi passa’ non ci prendo mai! (risata, ndr)”.

Ti piacerebbe avere Buffon al tuo fianco in questo progetto l’anno prossimo, visto che potrebbe ritirarsi? Cosa gli consigli?
“Difficile consigliare. Lo sa solo lui come si sente fisicamente e mentalmente. Io stesso, dopo i 37 anni, facevo contratti anno per anno. Mi presentavo in sede a maggio, quasi in scadenza, e decidevo d’accordo con Società e allenatore. L’ultimo contratto lo feci arrivando in stampelle, sapendo di stare fuori cinque mesi… è una scelta personale”.

Paolo, hai giocato per oltre 25 anni. Hai vissuto esperienze incredibili, non sono molti i giocatori che sono stati sul campo così a lungo, hai un’esperienza di gioco senza pari: come vedi il calcio italiano?
“È una domanda difficile, complessa, che richiederebbe certamente più tempo per poter fare un esame completo del calcio italiano. Non è certamente il calcio degli anni ’90 inizio 2000, quando le italiane dominavano in Europa, però quando ci sono meno investimenti gli italiani tirano fuori quella fantasia, quella preparazione tattica che permette di ridurre la distanza con le altre realtà. Non a caso i nostri allenatori che vanno all’estero vincono e sono apprezzati da tutti, ci invidiano la nostra preparazione tattica”.

Milan-Arsenal e Tottenham-Juventus: tra le due seste in classifica nei rispettivi campionati è stato un primo confronto impietoso, mentre la nostra prima, da ormai 6 anni, ha faticato molto contro la quarta d’Inghilterra: può bastare la tattica?
“La tattica non basta, certo. A parte la Juventus che è una realtà un po’ a parte, che ha dimostrato, non solo per il fatturato, di poter competere con le altre grandi realtà eruopee, tutte le altre squadre non possono investire come succedeva fino a 15 anni fa. Quindi, se penso al Napoli e alle squadre italiane in generale, devono giocare molto di più con la tattica, mancando l’investimento vero, anche la Lazio mi piace per questo. In generale, per me, abbiamo dei grandi tecnici rispetto agli altri Paesi, poi dipende sempre dallo specifico caso, non è sempre così. Diciamo che non si può paragonare questo periodo a quello delle Sette Sorelle, ecco. La situazione del calcio italiano è sotto gli occhi di tutti, siamo commissariati, non c’è un presidente di Lega, la Nazionale non si è qualificata per i Mondiali dopo sessant’anni, sono momenti negativi che, a volte, ti danno un’opportunità di cambiamento. Questo è ciò che si augura chi ama davvero il calcio. Ero in tribuna a Italia-Svezia, con i miei figli, e al fischio finale ci siamo guardati negli occhi, increduli come tutti. Parlo per sentito dire, non per esperienza diretta, ma credo che l’errore principale sia stato togliere il calcio dal centro del progetto federale, queste sono cose che, purtroppo, si pagano”.

Ti piacerebbe far parte della rifondazione del calcio italiano?
“Io sono sempre disponibile a parlare, ho grande stima delle persone che adesso gestiscono la situazione e credo di avere la loro, per parlare di un coinvolgimento è presto. Diciamo che mi piace il mondo del calcio, mi è sempre piaciuto, ma diciamo anche che non è obbligatorio che io lavori nel calcio, negli ultimi 9 anni non è stato così e potrebbe anche proseguire così”.

Hai vestito la fascia di Capitano per molti anni, sia quella della Nazionale che quella del Milan: quali sono gli aspetti da Capitano che ti sei portato dietro dal campo?
“La fascia di Capitano in Nazionale è una conseguenza naturale data dal numero di presenze, mentre nel Milan la scelta è del gruppo. Vestire la fascia di Capitano al Milan è stato per me naturale, dopo aver imparato tanto, soprattutto da un grande esempio come Franco Baresi, sul come vivere la mia giornata calcistica. Arrivato a una certa età, dopo tante esperienze, mi sono assunto volentieri la responsabilità di guidare il gruppo e poter essere un riferimento per i miei compagni. Spero di averlo fatto al meglio”.

Montolivo e Bonucci, gli ultimi due Capitani del Milan, però, sono stati imposti dalla Società.
“Sono epoche diverse, con giocatori diversi e storie diverse, quindi è difficile fare paragoni. Prima era molto chiaro: Franco è rimasto lì tutta la vita, io anche, prima di noi c’era Rivera, i Capitani restavano 20 anni, oggi non è più così. È cambiata la Società, sono cambiati molti giocatori, quindi non sono epoche paragonabili”.

Oggi è il compleanno dell’Inter che festeggia i suoi 110 anni: come vedi oggi il Derby? É molto diversa la rivalità cittadina?
“No, non più di tanto. Soprattutto con l’Inter c’è sempre stata grande rivalità e grande rispetto Quando giocavo io, in Nazionale c’era un blocco Milan e un blocco Inter, ci conoscevamo tutti molto bene, quindi c’era un grande rispetto, anche tra le tifoserie devo dire”.

Consiglieresti ai tifosi di scommettere sul Milan in Champions?
“Difficile. Molto difficile. Quindi viste le mie abilità nei pronostici, hanno grandi possibilità! (risata, ndr) Scherzi a parte… è difficile, ma nel calcio è tutto possibile finché i numeri non lo vietano. Quando insegui, però, un mezzo passo falso può essere fatale e un distacco che il giorno prima ti appare colmabile, il giorno dopo diventa abissale. Non può sbagliare nulla, ci deve credere. Se avesse vinto il Derby sarebbe salito a quattro punti di distacco, quindi… certo, ci sono le due romane, è difficile, ma credere è necessario”.

Come hai visto la sconfitta contro l’Arsenal e che opinione hai del lavoro di Gattuso? Potrebbe essere un problema questo passo falso?
“Non ho viso la partita, quindi non posso giudicare. L’Arsenal sta giocando male, ma veramente male, però quando vai in Europa trovi giocatori di livello, l’arbitro non fischia mai, il ritmo è un altro. Se non sei abituato rischi grosso. La sconfitta con l’Arsenal potrebbe aver minato qualche sicurezza in Eruopa, ma i risultati parlano chiaro: Gattuso ha dimostrato grandi capacità e non solo quella grinta che gli hanno sempre riconosciuto tutti. Le sue esperienze le ha fatte in Paesi diversi e per obbiettivi diversi, non avendo mai allenato squadre di vertice, ma ha dimostrato che l’esperienza in panchina e quella da calciatore hanno creato un allenatore molto preparato”.

Ti saresti aspettato un Gattuso allenatore?
“Certamente aveva grande personalità e grande carisma, dava molto fuori dal campo e, soprattutto, in campo. Come allenatore lo conosco perché mio figlio Daniel lo ha avuto nella Primavera e si è trovato molto bene, è molto affezionato a Rino, era uno dei pochi 2001 che sono saliti con lui in Primavera, un po’ come quando ci andai io, allenato da Capello. Quando trovi un allenatore di quell’esperienza inizi a vedere il calcio in maniera diversa ed è molto importante, per ragazzi che si affacciano a un campionato importante come quello Primavera, avere una guida con così tanta esperienza nel mondo del calcio”.

Conte con la Juventus, Gattuso con il Milan, può essere che l’assenza di bandiere in campo possa essere sostituita da una figura carismatica in panchina?
“Sono situazione diverse. La Juventus con Conte aveva già qualche anno di esperienza alle spalle, prima si deve capire che cosa sarà di questa Società”.

Ti sei pentito, visti i risultati ultimi del Milan, di non aver accettato quel ruolo a inizio anno?
“No, assolutamente no. Le mie decisioni si basano su ragionamenti e sono assolutamente convinto della scelta che ho preso”.

Chi vince il Mondiale?
“Mi piace molto l’Inghilterra, ma, come ho detto prima: non sono bravo nei pronostici!”.

#ChiediloAlCapitano rappresenta un nuovo format di comunicazione social che promuove l’interazione tra gli utenti di William Hill e i guru del calcio italiano. La collaborazione con Paolo Maldini si struttura in appuntamenti regolari sulle pagine Facebook di William Hill e del Capitano per eccellenza nell’immaginario degli appassionati di sport, durante i quali i fan potranno accedere a racconti e dettagli inediti sulle partite più appassionanti tra quelle vissute in prima persona dal celebre calciatore in oltre venticinque anni di carriera ai massimi livelli.

#ChiediloAlCapitano, Paolo Maldini nel nuovo format social di William Hill – Engage.it

Paolo Maldini nel nuovo format social di William Hill

Il bookmaker britannico lancia il nuovo progetto che porta sui social media tutto il know-how calcistico di Paolo Maldini

di Caterina Varpi 09 marzo 2018
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William Hill Scommesse Sportive ha trovato in Paolo Maldini il protagonista ideale del suo nuovo progetto #ChiediloAlCapitano.

Si tratta di un nuovo format di comunicazione social che promuove l’interazione tra gli utenti di William Hill e i guru del calcio italiano. La collaborazione con l’ex calciatore si struttura in appuntamenti regolari sulla pagina Facebook di William Hill Italia e su quella dell’ex difensore, durante i quali i fan potranno accedere a racconti e dettagli inediti sulle partite più appassionanti tra quelle vissute in prima persona da Maldini in oltre venticinque anni di carriera.

Otto video verranno pubblicati sulla piattaforma social in occasione dei principali match di ritorno della Serie A 2017-2018 e dell’inizio dei Mondiali di Russia 2018. In ciascun filmato, live sulla pagina Facebook @PaoloMaldiniOfficial il giorno prima dell’incontro di riferimento, Paolo Maldini commenterà la sfida in programma.
Utilizzando l’hashtag #ChiediloAlCapitano, gli utenti di William Hill avranno accesso a un canale di comunicazione privilegiato con Paolo Maldini e potranno interagire in modo immediato con lui per porre domande o fornire spunti per gli appuntamenti successivi e soddisfare così le loro curiosità.

Il format si sposa alla perfezione anche con la familiarità con cui Paolo Maldini, attivo e seguitissimo sui social, si muove nel mondo digital: sono oltre 2 milioni i follower della sua pagina Facebook, con cui condivide le sue esperienze personali e professionali.

“Nessuno conosce il calcio meglio di William Hill e nessuno è in grado di mettere a disposizione della sua base utenti una conoscenza così vasta, completa e puntuale, come quella espressa dalla collaborazione con Paolo Maldini. Dopo aver guidato i suoi compagni in campo in innumerevoli di occasioni, Paolo torna a indossare la fascia di Capitano per i tifosi, confermandosi un importante punto di riferimento per chi ogni settimana segue la Serie A e intende viverne le emozioni tramite il ricco palinsesto e le innovative feature di William Hill” afferma Roby Salvadori, Chief marketing Italy di William Hill.

“Ho accettato con piacere la collaborazione con William Hill e sono felice di poter mettere a disposizione dei tifosi e degli utenti la mia conoscenza del calcio – commenta Paolo Maldini. – I social sono uno strumento di comunicazione sempre più efficace, io in primis sono molto attivo, e poter comunicare attraverso questo mezzo per rendere anche lo sport più digitale credo sia importante. Per venticinque anni sono stato in campo, ora mi piace guardarlo da fuori e dire la mia!”
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Nazionale, Maldini: “L’Italia deve tornare in alto, sono a disposizione”

La nomina di Costacurta come subcommissario potrebbe avvicinare l’ex compagno di squadra alla Figc. L’ex capitano del Milan: “Gran lavoro di Gattuso, merita la riconferma. Ai Mondiali tiferò Inghilterra”
di ENRICO CURRO’

MILANO – Paolo Maldini, alla soglia dei 50 anni (li compirà il 26 giugno) e a 9 dal ritiro dall’attività, resta un patrimonio sprecato del calcio italiano. Ma l’occasione di coinvolgerlo nel progetto di rilancio di un movimento in crisi stavolta sembra oggi più concreta che in passato: nel governo della Figc commissariata, col ruolo di subcommissario, c’è Alessandro Costacurta, un altro ex che conosce benissimo la bandiera del Milan e della Nazionale, suo compagno di squadra di una vita. Maldini stesso è possibilista, fermo restando che la discussione sull’eventuale ruolo non è ancora cominciata: “Sono disposto a parlarne: il calcio mi piace sempre molto, anche se non è detto che io debba per forza tornare a lavorare in questo mondo”.

Per il momento il ritorno è molto soft: sarà il protagonista per William Hill, storico bookmaker britannico, del progetto #ChiediloAlCapitano, interazione con i fan fatta di appuntamenti fissi sulla pagina Facebook di William Hill, con racconti, aneddoti e particolari inediti, in viva voce, dei suoi 25 anni da fuoriclasse. Ha cominciato subito con un video in cui racconta come, prima delle partite del Milan col Napoli nella vecchia palestra di riscaldamento a San Siro, lui e tutti gli altri giocatori delle due squadre si fermassero incantati a guardare i numeri col pallone di Diego Maradona.

Maldini, erano anni di gloria per il calcio italiano: altri tempi?
“Tempi diversi. Ma oggi, anche se il calcio italiano non è più quello che dominava negli anni Novanta e nei primi Duemila e anche se c’è qualche investimento economico in meno, l’Italia riesce a tirare fuori la fantasia e la grande preparazione tattica, che è del resto testimoniata dai nostri allenatori e dai loro successi all’estero”.

Lei è stato il capitano per definizione, oggi le cose sembrano cambiate anche in questo.
“A parte la Nazionale, dove la scelta è naturale perché la fascia tocca a chi ha più presenze, nei club in genere prevale la scelta dello spogliatoio. Al Milan è stata a lungo una scelta naturale anche quella: i tre capitani storici, Rivera, Baresi ed io, erano lì da tanto tempo. Di sicuro è un momento importante nella carriera di un calciatore, diventare capitano è anche una presa di responsabilità”.

Anche i social segnano un altro cambiamento.
“Ho due figli, di 21 e 16 anni, che mi hanno avvicinato al mondo dei social. C’è che lo odia e chi lo ama. Ma andando avanti saranno sempre più importanti”.

Lei ha sempre avuto pudore nel raccontare aneddoti della sua carriera.
“E ne ho ancora: per questo ho sempre rifiutato di scrivere libri autobiografici. In un libro del genere devi dire di te stesso il 100 per cento, altrimenti non ha senso, e nel caso specifico dovresti svelare i segreti di un gruppo coeso”.

Il gruppo del Milan di Gattuso sembra particolarmente coeso: la sconfitta in Europa League con l’Arsenal può averne intaccato la sicurezza?
“Questa partita non fa testo. Il lavoro di Rino è ottimo e i risultati lo dimostrano. Non è un allenatore solo grinta, le esperienze le ha atte prima di arrivare sulla panchina del Milan: magari in posti e squadre più lontani da riflettori, ma gli sono servite e hanno contribuito a creare un allenatore preparato”.

Suo figlio Daniel lo ha avuto alla Primavera.
“Si è trovato molto bene nel ritiro, al quale sono stati aggregati lui e altri ragazzi più giovani rispetto alla categoria. È stato un po’ come fu per me ai miei tempi quando in Primavera trovai Capello: sotto queste guide inizi a vedere il calcio in maniera diversa”.

Gattuso merita la riconferma?
“Credo di sì. La situazione era compromessa e le cose, da quando è arrivato lui, sono incontestabilmente cambiate”.

Da compagno di squadra era già così?
“Nelle squadre vincenti ci sono tanti calciatori con una personalità forte. Lui dava qualcosa in più, sotto questo punto di vista: non solo fuori, soprattutto in campo”.

È possibile la rimonta con l’Arsenal?
“In teoria sì, ha preso tre gol da squadre decisamente più scarse del Milan, che ha pagato l’abitudine maggiore degli avversari alle gare internazionali, il ritmo, il fatto che in Europa molte cose siano diverse, incluso l’arbitraggio”.

In questi giorni il dibattito è su un altro suo compagno storico come Buffon: smettere o continuare?
“Dipende da come ti senti, è sempre una scelta molto personale. Io, negli ultimi anni, firmavo sempre un contratto di anno in anno proprio per questo. L’ultimo lo firmai con le stampelle, mi ero appena operato”.

Il calcio italiano può davvero tornare ai bei tempi, a parte la fantasia e l’ingegno tattico di cui lei parla?
“Che ci sia una fase di crisi lo dimostrano i risultati: la nazionale non è andata al Mondiale dopo sessant’anni e non siamo più ai famosi tempi delle sette sorelle con i loro grandi investimenti. La Juventus resiste in Champions perché è tra le grandi d’Europa in tutto, lo si vede dal fatturato. Le altre non hanno la stessa possibilità d investire, ma giocano bene, come Napoli e Lazio: i tecnici italiani sono superiori agli stranieri”.

Bisogna rassegnarsi a restare in seconda fascia?
“Spero proprio di no. La situazione ora è chiara, c’è stato il commissariamento di Figc e Lega: i momenti negativi offrono la possibilità del cambiamento”.

Le piacerebbe farne parte?
“Io sono disposto a parlarne, ci sono persone che stimo e delle quali penso di avere la stima. Il calcio mi è sempre piaciuto molto e continua a piacermi, ma da qui a dire che ci sarà un coinvolgimento ce ne corre. Vedremo”.

È pentito di avere detto no al Milan?
“No, era una scelta ponderata, razionale”.

Il Milan, ora che ha compromesso il cammino in Europa League, può ancora raggiungere la Champions attraverso il quarto posto in campionato?
“È difficile e questa sconfitta con l’Arsenal non ci voleva, perché può avere minato un po’ di sicurezze: quando insegui e cadi una volta, ti sembra che l’obiettivo si allontani. Ma continuare a credere è necessario: certo non si deve sbagliare nulla”.

Il Mondiale senza l’Italia: che effetto le fa?
“E dura. Ero a San Siro coi miei figli, per Italia-Svezia, e alla fine ci siamo guardati increduli e ci siamo detti: e ora? Provo tristezza”.

Ha sbagliato Ventura?
“Ma no, non ha sbagliato solo lui. È stata una somma di errori. Quello principale è stato non avere più messo il calcio, a un certo punto, al centro del progetto della Figc”.

Un nome per il prossimo ct?
“I nomi sono quelli che si leggono, anche se molti sono allenatori sotto contratto. Anche la soluzione Di Biagio può valere”.

Chi vincerà il Mondiale?
“Le favorite sono sempre le solite. Mi piace molto l’Inghilterra”.

Di solito arriva a fine stagione molto stanca.
“Non è un caso che anche in Premier League si inizi a chiedere la sosta invernale. Non è per andare in vacanza alle Maldive, come ho sentito dire spesso. È perché la sosta è necessaria ai calciatori”.

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