Milan, trent’anni di Milanello, giorno e notte: il direttore ora saluta

Un altro uomo chiave dell’era Berlusconi lascia il club. Factotum sempre cordiale, Peloso ha reso il centro un’eccellenza
31 MAGGIO 2017 – MILANO

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Un altro pezzo del vecchio Milan che se ne va. Perché un passaggio di proprietà non è solo Berlusconi e Galliani. Ma anche i modi garbati e la grande professionalità di Antore Peloso, che da luglio non sarà più il direttore di Milanello. Peloso, 70 anni appena compiuti, porta via con sé un forziere immenso di ricordi, aneddoti e storie, vissute in quotidiana simbiosi con la squadra per 30 anni della sua vita. Aveva varcato il cancello di Milanello per la prima volta a novembre dell’86, portato da Silvio, dopo 11 anni in Fininvest. Peloso è stato il motore, l’anima e il marchio di fabbrica di una delle strutture che mezzo mondo del pallone invidia al Milan e che lui ha curato come una figlia. Padrone di casa impeccabile, e per padrone di casa si intende in senso letterale, dal momento che a Milanello ci dormiva pure. “Un modo per essere pronto per qualsiasi necessità”, ci raccontava un po’ di tempo fa.
QUANTE MANIE — Essere direttore di Milanello significa infatti mandare avanti la struttura sotto ogni aspetto: fornitori, giardinieri, idraulici, muratori, governanti, cuochi e, soprattutto, la cura delle aree verdi, a cui Berlusconi ha sempre tenuto tantissimo. Parco (sedici ettari) e campi da gioco (sei). Occorre supervisionare e gestire tutta la vita di un impianto che per certi versi è simile a un hotel, ma che in più ha tutta la parte medico-atletica. Peloso era quello che si metteva alla guida del pullmino bianco per accompagnare Silvio dall’elicottero alla club house, e anche quello che si faceva trovare all’ingresso del centro quando la squadra rientrava alle 3 di notte da qualche trasferta. Ha vissuto in mezzo alle mille scaramanzie, manie e piccoli grandi vizi di giocatori e allenatori, vedendo sfilare sotto i suoi occhi palloni d’oro e trofei. Senza mai derogare dalla sua discrezione di uomo friulano. Il nuovo Milan non ha ancora individuato chi raccoglierà il suo testimone, ma una cosa è certa: sarà un’eredità da gestire con la massima cura.
Marco Pasotto
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https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Milan/31-05-2017/milan-trent-anni-milanello-giorno-notte-direttore-saluta-200682954838.shtml

Va via lo storico direttore di Milanello. Antore Peloso, al Milan da 30 anni

Il passaggio di proprietà del Milan ai cinesi vuol dire anche questo. Dopo 30 anni filati, va via lo storico direttore del centro sportivo di Milanello. Spesso i cambi d’era si leggono più nelle sfumature, nei dettagli apparentemente insignificanti che in altro. I trent’anni del Milan di Silvio Berlusconi sono anche i 30 anni diAntore Peloso, direttore del centro sportivo della squadra più titolata al mondo, un modello societario che in Italia fu avanguardistico. E quel modello di società è anche, o forse soprattutto, Milanello, la struttura perfetta invidiata da tutte le squadre europee, anche le migliori. E la storia di Milanello è anche la storia di Peloso. Come si legge sulla Gazzetta dello Sport, il direttore è stato uno degli artefici dell’eccellenza del centro sportivo, che lui ha curato come un figlia, con meticolosità e professionalità uniche. Lui a Milanello ci dormiva pure, “un modo per essere pronto per qualsiasi necessità”. Lui ha visto tutti e di tutto. Ha conosciuto ogni allenatore, ogni calciatore, ogni staff. Ha conosciuto tutte le particolarità, tutte le frustrazioni, tutte le scaramanzie dei protagonisti di 30 anni di storia del calcio. Ora la nuova proprietà cinese deve costruire il nuovo Milan, con la sua storia, la sua tradizione. A partire dalla gestione del centro sportivo, a partire dal sostituto di Antore Peloso. E non sarà facile

https://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/12401274/via-storico-direttore-milanello-antore-peloso.html

#TBT: 11 MAGGIO 2001, INTER-MILAN 0-6

Ci hanno pensato Cesarone, Serginho e Gianni Comandini, che ricorda: “Ancora oggi mi fermano per strada per quella partita…”

Buttava male per il Milan. La settimana prima i rossoneri avevano perso a Perugia, mentre i nerazzurri avevano battuto l’Atalanta. Però per la corsa al quarto posto utile per la Champions League, era più avanti in graduatoria il Milan rispetto all’Inter. Prestigio della stracittadina, desiderio di far bene da parte di Cesarone Maldini, classifica nella zona europea: tutto questo era la posta in palio dell’11 maggio 2001.

PER LA STORIA MILANISTA È IL VERO DERBY DEL CUORE
Nel derby non c’è cuore, c’è solo il desiderio contorto, subdolo e disperato di far male sportivamente all’avversario. Vale per tutti, per i milanisti e per gli interisti e per i tifosi di tutte le altre città che si segnano le due date sul calendario e sull’agenda ogni anno, a fine luglio, quando vengono resi pubblici i calendari della stagione calcistica. Di derby ce ne sono stati tanti, belli e bellissimi per il Milan, altrettanto per l’Inter, altri lottati ed equilibrati come l’ultimo finito in parità. Ma per un tifoso rossonero, che ha eliminato 2 volte l’Inter dalla Champions League, che ha battuto l’Inter sia in Finale di Coppa Italia che in Finale di Supercoppa di Lega, i veri derby della vita, quelli che fanno davvero battere il cuore sono due: quello del gol di Hateley e quello dello 0-6. Ma se proprio bisogna scegliere, ebbene sì, vince lui, di stretta incollatura, l’11 maggio 2001. I veri motivi per cui una serata di ordinaria amministrazione di fine stagione sia diventata una serata storica, non li scopriremo mai. “Una partita strana, sembrava che a noi avessero tagliato le gambe e che loro avessero un polmone in più”, avrebbe detto anni dopo il portiere interista Sebastien Frey.

CESARE MALDINI: GLI SPIACEVA SOLO PER TARDELLI
Cesare il patriarca e Marco l’allenatore emergente avevano fatto grandi cose nell’82 ai Mondiali di Spagna, lui vice di Bearzot e l’altro mattatore in campo. Ma soprattutto, in Nazionale Under 21, l’uno Ct e l’altro suo vice si erano voluti bene e avevano vinto il Campionato europeo di categoria dieci anni dopo, nel 1992. Ritrovarsi allenatori avversari in un derby era abbastanza crudele per entrambi. Cesarone quella sera era contento, ma gli spiaceva per Marco. Proprio Tardelli, due mesi prima, subito dopo l’esonero di Zaccheroni, era stato il primo a chiamare Maldini dopo la sua promozione ad allenatore del Milan in compagnia di Mauro Tassotti. Esultanza signorile, contenuta, quella di Cesare dopo ogni gol. Le reti di ComandiniComandiniGiuntiShevaSheva e Serginho erano state per lo storico personaggio rossonero una sorta di rivincita che con Tardelli non aveva nulla a che vedere. Cesarone c’era rimasto male, 27 anni prima. Lui era un giovane 42enne allenatore del Milan e perdere 1-5 in casa, a San Siro, il 24 marzo 1974, contro l’Inter di Mazzola e Boninsegna gli era bruciato non poco. Non pensava però Cesarone di potersi prendere una rivincita così clamorosa, addirittura con gli interessi.

GIANNI COMANDINI: “ANCORA OGGI MI FERMANO PER STRADA”
Nella storia del Milan, era rimasto Paolo Rossi. Ex-vicentino e due soli gol in maglia rossonera, proprio nel derby, il 1° novembre 1985 contro Walter Zenga in porta e contro Mario Corso in panchina. La stessa cosa è accaduta quella sera a Gianni Comandini, a sua volta ex giocatore del Vicenza. Il giovane attaccante aveva segnato nei preliminari di Champions League ad agosto contro la Dinamo Zagabria e poi era diventato un mistero. Qualche infortunio, tanta panchina. L’ultima partita da titolare, Comandini l’aveva disputata a febbraio. Al suo arrivo a Milanello, un mese dopo, Cesarone aveva preso a cuore quel ragazzo serio, taciturno, che parlava pochissimo. Gli fa giocare due scampoli di gara e poi il derby. Il racconto di Comandini:

“Ho saputo la sera prima che avrei giocato, forse il Mister non voleva agitarmi. Quei due gol in quel derby li ricordo benissimo, contro l’Inter, ci sono tifosi che ancora oggi mi riconoscono e mi fermano per strada per parlare di quella partita. Sono stato al Milan un anno, un anno particolare, ma posso tranquillamente dire che quella rossonera per me è stata un’esperienza davvero indimenticabile”.

SERGINHO: “HO DETTO A PAOLO DI PARLARE CON SUO PAPÀ
Il colibrì brasiliano è rimasto in campo per tutti i 90 minuti quella sera, mentre Sheva aveva dovuto lasciare posto a Leonardo a 8 minuti dalla fine. Andriy voleva rimanere in campo per la classifica dei cannonieri, ma con la sua bonomia, dalla panchina, Cesarone lo aveva convinto: “Dai, dai…”
Sergio era finito un po’ nell’oblio negli ultimi mesi della gestione tecnica di Alberto Zaccheroni. Il grande Cesare invece, con la sua umanità, era affascinato dall’aria tutta particolare di Serginho:

“Prima della partita Cesarone mi aveva detto di pensare solo ad attaccare – ci racconta oggi lo stesso Sergio – ti voglio vedere solo nella metà campo avversaria, mi aveva detto. Poi, nel corso della partita, Paolo Maldini che era terzino sinistro dietro di me mi diceva di tornare indietro a coprire. Allora gli ho detto, devi parlare con tuo papà, lui a me ha detto di non farmi vedere nella nostra metà campo… È bello ricordare queste cose, anche perchè eravamo sotto pressione per quel derby. Era stato esonerato da poco Zaccheroni, le cose non andavano benissimo, poi si giocava di venerdì sera mentre la domenica il presidente Berlusconi aveva un appuntamento elettorale importante. Tutte queste cose, oltre al fascino del derby, ci davano tensione in allenamento. Poi, una volta in campo, è nata quella serata magica, impressionante, mai successo nella storia dei derby. Quando ho segnato il gol del 6-0, ero contento, noi siamo in campo per segnare, ma devo dire che lì per lì mi è spiaciuto. Il settanta per cento dello Stadio era popolato da tifosi interisti e vederli così tristi, qualcuno piangeva, non mi ha fatto piacere. Il calcio è divertimento, non tristezza. Poi però in spogliatoio ho festeggiato con i miei compagni e quella festa non la dimenticherò mai”.

IL TABELLINO

INTER-MILAN 0-6

INTER: Frey, Ferrari, Blanc, Simic, J. Zanetti, Farinos (34′ Cauet), Di Biagio (1’st Seedorf), Dalmat, Gresko, Vieri, Recoba. All.: Tardelli.
MILAN: S. Rossi, Helveg, Costacurta, Roque Junior, P. Maldini, Gattuso, Giunti (26’st Guglielminpietro), Kaladze, Serginho, Comandini (12’st Josè Mari), Shevchenko (36’st Leonardo). All.: Tassotti. DT: C. Maldini.
Arbitro: Collina.
Gol: 3′ Comandini (M), 19′ Comandini (M), 8’st’ Giunti (M), 22’st Shevchenko (M), 33’st Shevchenko (M), 36’st Serginho (M).

https://www.acmilan.com/it/news/tbt/2017-05-11/tbt-11-maggio-2001-inter-milan-0-6