Ciao Cesare 1932-2016

La prima Coppa dei Campioni italiana,
il Milan nel cuore e un erede di nome Paolo:
addio a una delle bandiere del nostro calcio

È scomparso ieri il capitano di un pallone antico: una storia rossonera

Con Cesare Maldini è un altro pezzetto di un calcio antico che se ne va. Un calcio travolto dallo strapotere dei fatturati e dai soldi della tv. Nei suoi molteplici ruoli — grande calciatore, buon allenatore, padre di un marziano di nome Paolo — Maldini senior aveva mantenuto sempre una semplicità di fondo che gli impediva di volare altro. Esempio: a differenza di molti suoi colleghi passati e presenti non era convinto di avere inventato il calcio. Il suo era un calcio concreto, senza ghirigori. Era il calcio in cui aveva debuttato a Trieste, la sua città natale, il 24 maggio 1953, e in cui poi si era affermato scalando i gradini della storia rossonera.

Eroe rossonero

Con il Milan Cesarone mise assieme 412 presenze ufficiali di cui 347 in campionato. Vinse quattro scudetti giocando con campioni come Nordahl, Schiaffino, Altafini, Sani, Rivera e Liedholm. Proprio dal «Barone» svedese raccolse le insegne del comando e la storica foto in bianco e nero che lo ritrae sorridente accanto al paron Nereo Rocco con la fascia di capitano e con la Coppa dei Campioni sollevata al cielo, è un altro must del calcio di casa nostra. Era il 22 maggio 1963 e battendo il Benfica di Eusebio a Wembley, il Milan era appena diventato la prima squadra italiana a vincere la Coppa più sognata d’Europa. Da calciatore Cesare Maldini, difensore di belle movenze, 14 presenze in Nazionale, chiuse al Toro, una stagione soltanto, prima di passare dal l’altra parte della barricata tornando al Milan come vice di Rocco, provando a ballare da solo a Foggia, Terni e Parma (promozione dalla C1 alla B) e scegliendo infine l’approdo azzurro.

Vice di Bearzot

In Nazionale fu vice di un al tro mito come Bearzot, accanto a lui dal 1980 al 1986. C’era anche Cesarone nel gruppo che ci regalò, inaspettato, il Mundial di Spagna dell’82, quello in cui Pablito Rossi era un ragazzo come noi. E dopo l’esperienza con Bearzot, quella (trionfale) sulla panchina della Under 21: per tre volte consecutive (dal ’92 al ’96) Maldini senior vinse il titolo europeo di categoria fino a quando le dimissioni di Sacchi lo portarono, quasi per forza di inerzia, a pilotare la Nazionale maggiore. Due anni scarsi sui quali il 3 luglio 1998, Mondiale di Francia, calò il sipa in modo traumatico dopo lo 0-0 con i padroni di casa a Saint Denis. Nel cassetto della nostra memoria è rimasto il fotogramma del rigore calciato da Di Biagio sulla traversa: vittoria dei francesi, strada spianata verso il titolo e lui, pantaloni della tuta e maglietta a maniche corte, impietrito davanti alla panchina. Il senso del dovere portò poi Cesarone ad accettare il ruolo di D.T. (con Tassotti allenatore) quando Berlusconi, nel marzo del 2001, decise di licenziare Zaccheroni in diretta tv. Quella fulminea esperienza fu però caratterizzata da un risultato che fece epoca: venerdì 11 maggio 2001 il Milan di Maldini & Tassotti vinse infatti il derby con un 6-0 dirompente. Fu in pratica l’ultimo suo fuoco d’artificio professionale. Successivamente, da c.t. del Paraguay, si incagliò contro la Germania negli ottavi del Mondiale del 2002.
Cesare Maldini, capitano milanista, è stato ovviamente anche l’iniziatore di una dinasty che ha portato suo figlio Paolo a ripercorrerne il cammino, superandolo.

La dinastia

Tante volte Cesarone, nelle lunghe trasferte in giro per il mondo a inseguire partite di pallone, mi aveva raccontato di quando, accompagnando il piccolo Paolo agli allenamenti, percepiva l’ostilità degli altri genitori convinti che quel bambino avesse trovato posto nelle giovanili rossonere soltanto perché suo figlio. Una volta aveva dovuto addirittura trattenere la moglie Marisa che intendeva farsi giustizia a modo suo. Il tempo ovviamente gli aveva restituito la felicità. Un giorno mi confidò: «Finalmente Paolo non è più il figlio di Cesare. Adesso sono io che sono diventato il papà di Paolo». Addio Cesarone, amico di una vita di calcio. Riposa in pace.

Alberto Costa © RIPRODUZIONE RISERVA

fonto: 4 Aprile 2016 Corriere dello Sera